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La nascita dell’eolico in Italia

Quando il vento diventò industria

All’inizio degli anni Novanta l’eolico italiano non aveva ancora il volto che conosciamo oggi. Non c’erano centinaia di torri allineate sui crinali dell’Appennino, grandi società specializzate, procedure di repowering, fondi internazionali e progetti da centinaia di megawatt. Esistevano esperienze sperimentali, prototipi, piccoli impianti dimostrativi.


L’industria del vento, nel senso moderno del termine, era ancora tutta da costruire.

La storia comincia nell’autunno del 1990, quando al Comune di Montefalcone di Val Fortore arrivarono le prime richieste per installare degli anemometri, strumenti destinati a misurare la ventosità delle montagne. Nessuno aveva mai sentito parlare di eolico tanto che inizialmente le richieste apparvero come una delle tante attività di ricerca che interessavano un territorio particolarmente esposto ai venti. Ma lo scopo venne chiarito subito: quelle rilevazioni servivano a stabilire se esistessero le condizioni tecniche per costruire una centrale eolica.

È qui che comincia una storia che, nel giro di pochi anni, avrebbe portato il Fortore al centro della nascente industria eolica italiana.

Anche il momento politico è significativo. Nel 1990 la Democrazia Cristiana era appena salita alla guida del paese. Le prime valutazioni sulla possibilità di sfruttare industrialmente il vento cominciano quindi dentro l’ultima stagione della Prima Repubblica. Quando, appena cinque anni dopo, il progetto entrerà nella fase delle autorizzazioni e dei cantieri, quello stesso sistema politico sarà già scomparso: a Montefalcone governerà il PDS, mentre all’opposizione siederanno CCD e Popolari. L’eolico attraverserà quella frattura senza interrompersi, passando da una stagione politica all’altra e accelerando proprio mentre intorno cambiavano partiti, maggioranze e riferimenti nazionali.

Il passaggio dalla semplice misurazione del vento alla prospettiva concreta di sfruttarlo per produrre energia fu rapido. Il 27 ottobre 1992 la Giunta municipale adottò la deliberazione n. 158; il 28 aprile 1993 seguì la deliberazione del Consiglio comunale n. 7. Entrambi i provvedimenti erano finalizzati alla costruzione di una centrale eolica.

Il dato assume un peso particolare perché precede addirittura la nascita di IVPC – Italian Vento Power Corporation, costituita il 3 settembre 1993 e destinata a diventare uno dei principali protagonisti della prima stagione dell’eolico italiano. In quegli stessi anni sul territorio si muovevano anche WEST del gruppo IRI-Finmeccanica, Riva Calzoni S.p.A. e ISMES. Montefalcone e il Fortore erano stati individuati come aree di particolare interesse per la qualità e la costanza del vento.

Quello che fino ad allora era stato semplicemente un elemento naturale cominciava ad assumere un valore industriale.

Nel 1994 il progetto prese una forma concreta. Il 18 maggio il Consiglio comunale approvò, con deliberazione n. 20, lo schema della convenzione preliminare con IVPC. La convenzione venne sottoscritta il 27 gennaio 1995 e registrata a Benevento il 13 febbraio. Nove giorni dopo, il 22 febbraio, la società presentò con protocollo n. 649 la richiesta di concessione edilizia per una centrale da 20 MW. Il 21 marzo arrivò il parere della Commissione edilizia e il 30 marzo venne rilasciata la concessione n. 5/95.

Quella data avrebbe assunto, due anni dopo, un peso politico molto preciso. Le elezioni amministrative si sarebbero tenute il 23 aprile 1995 e la concessione venne quindi rilasciata poche settimane prima del voto. Il nuovo Consiglio comunale si trovò così a gestire un progetto già avviato e destinato ad assumere dimensioni molto maggiori di quelle inizialmente percepite.

La convenzione definitiva tra Comune e IVPC venne stipulata il 19 ottobre 1995. Il 15 novembre la società comunicò l’inizio dei lavori del primo stralcio. Pochi mesi dopo le prime torri cominciarono a entrare in esercizio e il 30 maggio 1996 il primo nucleo, composto da 12 aerogeneratori per una potenza complessiva di 7,2 MW, risultava completato.

È in quel momento che Montefalcone entra nella storia nazionale del settore. Uno studio dedicato alla nascita dell’industria eolica italiana definirà quell’impianto il «primo vero parco eolico in Italia»: non più una macchina sperimentale o un piccolo sito dimostrativo, ma un impianto commerciale destinato ad ampliarsi rapidamente.

Nel giro di due anni il salto di scala fu enorme. Nel 1998 il solo parco IVPC di Montefalcone era arrivato a 43 aerogeneratori Vestas V42 per 25,8 MW.

Il paesaggio cambiava alla stessa velocità con cui cambiava la percezione dell’eolico.

All’inizio prevaleva il fascino della tecnologia. Le scuole furono coinvolte, il tema dell’energia dal vento entrò nell’attività didattica e i ragazzi delle scuole medie realizzarono piccoli prototipi di aerogeneratori. In un paese dell’Appennino quelle macchine rappresentavano qualcosa di completamente nuovo, quasi futuristico: energia pulita, tecnologia, sviluppo, la possibilità di trovarsi al centro di una trasformazione che nel resto d’Italia era ancora agli inizi.

Ma proprio mentre l’eolico entrava nell’immaginario collettivo come simbolo di modernità, il progetto cambiava dimensione.

Il 5 luglio 1997, con protocollo n. 2110, IVPC presentò una variante che avrebbe portato il parco fino a 30,6 MW. Contemporaneamente anche Riva Calzoni chiedeva di realizzare un proprio impianto.

A quel punto il problema non era più stabilire se il vento potesse produrre energia. Il primo parco esisteva già. La questione diventava un’altra: fino a dove poteva spingersi l’espansione?

Il Consiglio comunale del 1997: il momento in cui cambia il dibattito

Il verbale della discussione consiliare restituisce meglio di qualsiasi ricostruzione successiva il clima di quel momento. Per questo vale la pena riportarlo integralmente.

Il Presidente

Invita il Vice Sindaco Carlo Coduti ad introdurre il punto n. 6 all’ordine del giorno.

Questi fa presente all’Assemblea che la I.V.P.C. e la Riva Calzoni hanno presentato, rispettivamente, richiesta di approvazione del progetto di variante e suppletivo e di approvazione di un progetto per la costruzione di impianto eolico.

Egli sostiene che, prima di iniziare i lavori di cui alla precedente concessione, era necessario programmare l’esatta ubicazione dei tralicci ed era necessario preservare alcune aree, soprattutto quelle a ridosso del paese, perché l’impatto ambientale e visivo è notevole. La precedente amministrazione, però, non ha avuto questa lungimiranza e questo buonsenso.

Il consigliere Vitale Olindo:

Il fiorire di richieste finalizzate ad impiantare parchi eolici nel nostro territorio è originato solo dal fatto che le Società hanno trovato una amministrazione comunale disposta e disponibile a concedere le autorizzazioni. Così tra qualche mese saremo tutti ingabbiati perché circondati da tralicci. Non mi pronuncio dal punto di vista sanitario perché non ci sono studi nel settore, ma certamente, la costruzione della cabina di trasformazione da energia eolica a energia elettrica comporterà rischi per la salute pubblica perché il Ministero della Sanità ha emanato una direttiva in tal senso. Comunque la discussione eolico sì – eolico no non può assolutamente prescindere dal tornaconto economico per la cittadinanza. Che vantaggi abbiamo? Perché non si è stabilito, per esempio, che parte dell’energia prodotta potesse essere utilizzata direttamente dalla popolazione? Perché non si è convenuto concedere gratuitamente l’energia a quegli imprenditori che avessero voluto impiantare unità produttive in modo da evitare il tragico fenomeno della nuova emigrazione? C’è stata miopia politica e amministrativa.

Il consigliere Sacchetti Michele Leonardo:

È la prima volta che questo consiglio comunale affronta l’argomento. Noi non siamo né favorevoli né contrari in assoluto, ci siamo trovato però a gestire una situazione che la commissione edilizia aveva autorizzato anche al di là di quella che era stata la volontà del consiglio comunale precedente. Le società I.V.P.C. e Riva Calzoni hanno presentato progetti per la costruzione di impianti eolici lungo il crinale che va dal sito dell’attuale parco eolico fino al bosco di Castelfranco. Lo sforzo di questo consiglio comunale è l’eolico sì ma con le limitazioni relativamente alla conservazione della fascia di rispetto dietro pineta e dietro la casetta verde dove dobbiamo cercare di non fare installare tralicci.

Il consigliere Figliola Mario:

L’impostazione dell’ordine del giorno è sbagliata perché sono stati accorpati due argomenti in solo punto. Comunque l’autorizzazione concessa a suo tempo alla società I.V.P.C. riguardava l’installazione di una trentina di tralicci mentre adesso ne ripropongono il doppio. Io ritengo che, dato il problema, sia giusto coinvolgere tutti i cittadini e tutte le associazioni locali perché il territorio è di tutti. La variante chiesta dalla I.V.P.C. si potrebbe pure approvare ma nel limite dei tralicci già autorizzati e non concedere altro né alla I.V.P.C., né alla Riva Calzoni altrimenti ci ritroveremo completamente circondati da gabbie eoliche.

Il consigliere Zeppa Giovanni Battista:

Le motivazioni espresse dai colleghi consiglieri, che io condivido in parte, non tengono conto che la concessione edilizia fu rilasciata dalla precedente amministrazione venti giorni prima delle elezioni del 1995 e non corrisponde a quella che era stata del consiglio comunale che aveva autorizzato i lavori. Lo scopo politico di tale atto è evidente come è evidente che la precedente amministrazione non poteva tenere conto né dell’impatto che la stessa avrebbe avuta sul territorio né dell’opinione della cittadinanza. Preciso, inoltre, che gli interessi economici che stanno dietro a questi impianti eolici sono altissimi mentre il tornaconto per il comune è rappresentato dall’1,5% del fatturato. La mia proposta è di rigettare sia la richiesta di variante della I.V.P.C. che la richiesta della Riva Calzoni.

Il consigliere Carlo Coduti:

In linea di massima sono d’accordo con la proposta del consigliere Zeppa però, oggi, ci troviamo di fronte ad un dato di fatto che è quello della concessione data la quale ci limita nelle decisioni. Dobbiamo, perciò, optare per il male minore cioè autorizzare in altri siti, lontani dal centro abitato, e definire come area riservata e preclusa ad ogni impianto eolico, il tratto che sta sulla pineta e sulla casetta verde in modo da eliminare l’impatto dei tralicci giusto a ridosso del paese.

Il Presidente Sindaco, udita la discussione tutta, propone che il consiglio comunale approvi la sola parte del progetto della I.V.P.C. relativa alla sottostazione e non anche sia la variante richiesta dalla stessa società che il progetto presentato dalla Riva Calzoni al fine di determinare un piano che individui le zone da preservare.

Il Consiglio Comunale

con voti n. 9 favorevoli, n. 2 astenuti (Vitale e Gizzi), resi per alzata di mano;

DELIBERA

Approvare la proposta del Presidente Sindaco come sopra specificata e con le seguenti prescrizioni:

a) certificazione ASL inerente a quanto stabilito nel D.P.C.M. 23/4/92 ed eventuale fascia di rispetto nei limiti indicati nello stesso decreto;

b) equiparazione dei livelli sonori indicati dalla IVPC alla legislazione italiana e relativa certificazione del Ministero dell’Ambiente ai sensi della legge n. 447/95;

c) in nessun caso le torri, le relative piazzole e i prefabbricati potranno occupare il tratturo comunale o strade vicinali e/o comunali;

d) le opere elettriche di collegamento vanno tutte interrate ed il passaggio autorizzato.

Per eventuali attraversamenti di territorio soggetto alle prescrizioni di cui alla legge 431/85 e 1497/39 va richiesto il Nulla Osta alla Soprintendenza BB.AA. di Caserta.

Letto oggi, quel verbale contiene praticamente tutti i temi che accompagneranno il dibattito italiano sull’eolico nei trent’anni successivi.

C’è l’entusiasmo per l’energia rinnovabile, ma anche il problema della concentrazione degli impianti. C’è il paesaggio. C’è la salute pubblica, almeno nella percezione politica dell’epoca. C’è il rapporto fra produzione energetica e sviluppo locale. C’è la richiesta di utilizzare una parte dell’energia per attrarre imprese. C’è l’emigrazione. C’è la necessità di pianificare prima di autorizzare. E soprattutto c’è già la questione economica.

L’1,5% del fatturato riconosciuto al Comune non era un dettaglio marginale. Negli anni Novanta non esisteva una disciplina nazionale uniforme delle compensazioni territoriali. Ogni amministrazione trattava direttamente con le società e, nel caso di Montefalcone, la percentuale veniva calcolata sui proventi derivanti dalla vendita dell’energia all’ENEL, senza includere gli incentivi.

Il paradosso è evidente: mentre a livello locale si discuteva se l’1,5% fosse sufficiente, il settore stava rapidamente diventando un grande business industriale.

Eppure la discussione del 1997 non portò alla fine dell’espansione. Il dato di partenza era ormai proprio quello individuato da C. Coduti: la concessione esisteva e condizionava la capacità dell’amministrazione di tornare indietro. Il Consiglio tentò quindi di governare ciò che ormai era diventato un processo in corso, cercando almeno di preservare alcune aree e rinviando l’approvazione delle nuove installazioni.

Il primo impianto da dodici macchine era già soltanto il ricordo dell’inizio.

Nel 1998 il parco di Montefalcone aveva raggiunto 43 aerogeneratori Vestas V42 per complessivi 25,8 MW.

Dal Fortore all’industria eolica italiana

Nel frattempo ciò che accadeva a Montefalcone stava diventando un modello. Tra il 1996 e il 1999 l’espansione investì rapidamente Foiano di Val Fortore, Baselice, Castelfranco in Miscano e San Giorgio la Molara. IVPC avrebbe poi ricostruito quella prima stagione indicando 140 turbine Vestas per 84 MW entrate progressivamente in esercizio in Campania tra l’aprile 1996 e il gennaio 1999.

Parallelamente si muovevano altri operatori e altri progetti.

Il Fortore stava diventando una vera area industriale del vento, ma senza che esistesse un unico piano complessivo capace di governarne lo sviluppo. Il nuovo paesaggio nasceva dalla somma di singole decisioni: una convenzione a Montefalcone, una concessione a San Giorgio, una nuova autorizzazione a Baselice, un progetto a Foiano, una variante a Molinara, un altro operatore a Castelfranco.

Considerato separatamente, ogni progetto riguardava alcune decine di aerogeneratori.

Considerati insieme, stavano ridisegnando un’intera porzione dell’Appennino.

È probabilmente questo uno degli elementi più importanti per comprendere la prima stagione dell’eolico italiano. La crescita precedette la pianificazione. Quando ci si cominciò a interrogare seriamente sul limite complessivo delle installazioni, una parte significativa degli impianti era già stata autorizzata o costruita.

Da Montefalcone, intanto, IVPC cresceva e il modello si allargava al resto del Paese. Vennero costituite nuove società di progetto e gli investimenti si spostarono verso Puglia, Sardegna e Sicilia. Quella che pochi anni prima era una richiesta per installare anemometri sulle montagne del Fortore si inseriva ormai nella costruzione di un settore energetico nazionale.

Per questo la storia di Montefalcone non può essere ridotta alla vicenda di un piccolo Comune che autorizzò alcune pale.

Qui è possibile osservare quasi in presa diretta la trasformazione dell’eolico italiano da sperimentazione tecnologica a industria.

All’inizio del decennio si misurava una risorsa di cui quasi nessuno conosceva ancora il possibile valore commerciale. Pochi anni dopo quella stessa risorsa alimentava uno dei primi grandi parchi industriali del Paese, entrava nelle scuole, attirava società nazionali, produceva energia e generava fatturato.

E già allora, mentre le torri si moltiplicavano, emergevano le domande che ancora oggi accompagnano ogni nuovo progetto: chi decide quanto territorio può essere occupato, quanto vale il vento, quanto deve restare alle comunità e cosa accade quando la crescita degli impianti precede la capacità della politica di governarla?

Il primo capitolo dell’eolico italiano non racconta soltanto l’arrivo di una nuova tecnologia.

Racconta il momento in cui il vento diventò industria.

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