Ci sono momenti della nostra vita ai quali non attribuiamo alcuna importanza mentre accadono. Eppure, a distanza di anni, acquistano un peso che allora non potevamo immaginare.
Sono le ultime volte.
L’ultima volta che sei stato in braccio a tuo padre, che hai giocato a pallone per strada con gli amici, che hai ricevuto un abbraccio da tua nonna. L’ultimo sguardo di tuo nonno.
L’ultima confidenza fatta a una persona che credevi sarebbe rimasta per sempre nella tua vita, l’ultima sigaretta davanti alla scuola, l’ultimo SMS inviato prima che anche quello diventasse un gesto appartenente a un’altra epoca.
Quasi mai sappiamo di vivere un’ultima volta. Nessuno ci dice di guardarci intorno e cercare di ricordare bene quel momento, perché non succederà più. Le cose semplicemente accadono, poi smettono di accadere. E noi continuiamo.
Forse è per questo che acquistano significato soltanto dopo, quando sono già diventate ricordi.
Ma esistono ultime volte ancora più difficili da riconoscere. Non riguardano necessariamente una persona, un luogo o un gesto. Riguardano ciò che siamo stati.
L’ultima volta in cui hai pensato di andartene, l’ultima volta in cui hai immaginato una vita completamente diversa, l’ultima volta in cui hai creduto che qualcosa di enorme dovesse ancora accadere. L’ultima volte in cui hai riso davvero.
Un momento preciso in cui il futuro era ancora abbastanza grande da contenere tutte le vite che avresti potuto vivere.
Poi qualcosa cambia. Non necessariamente succede qualcosa di drammatico. Spesso non succede proprio nulla. È la vita che, poco alla volta, restringe il campo delle possibilità. Arrivano il lavoro, gli impegni, le responsabilità, le abitudini. Arrivano le sconfitte, qualche delusione, qualche compromesso.
E quasi senza rendercene conto impariamo ad abitare la vita che abbiamo.
A volte è maturità. Altre volte è rassegnazione. Le due cose, viste da fuori, possono assomigliarsi moltissimo.
Forse anche i paesi cambiano nello stesso modo.
Non in un giorno. Non attraverso un avvenimento preciso. Ma accumulando ultime volte.
L’ultima birra allo Chalet. L’ultima chiacchierata sulla panchina del ponte prima che venisse rimossa, o su quella alla Madonnina prima che sparisse anche lei.
L’ultima partita a biliardo al munizzaro, o l’ultima partita nella palestra, dove oggi c’è un museo. Uno spazio costruito per essere vissuto che, a un certo punto, ha cominciato a custodire ciò che è stato.
L’ultimo caffè al bar di Matteo. L’ultima volta che hai preso la corriera. L’ultima festa organizzata da persone che nel frattempo sono invecchiate, partite o scomparse. L’ultima famiglia che ha chiuso la porta di una casa poi rimasta vuota per sempre. L’ultima estate al parchetto. L’ultima discussione in piazza fino a notte fonda. L’ultima volta che qualcuno ha pronunciato una parola dialettale che forse nessuno pronuncerà più.
L’ultimo giro…
E nessuno, quella sera, si è voltato indietro pensando che stava salutando qualcosa per sempre.
Forse è così che cambiano davvero i paesi. Non esiste quasi mai una data precisa in cui un mondo finisce e ne comincia un altro. Ci sono invece piccole sottrazioni: una persona che parte, una casa che si chiude, un bambino che nasce altrove, un mestiere che scompare, una bottega che non riapre, una tradizione rimandata per qualche anno e poi dimenticata.
Prese singolarmente sembrano cose insignificanti. Poi passano gli anni, ci voltiamo indietro e scopriamo che, mentre eravamo impegnati a vivere, il mondo che conoscevamo era già scomparso.
Non significa che fosse migliore.
Non lo era.
E nessun paese può restare immobile soltanto per assomigliare alla fotografia che ne conserviamo nella testa. Il tempo cambia le persone, cambia i luoghi, cambia le abitudini e perfino il modo in cui ricordiamo.
Eppure alcune cose sembrano scomparire due volte.
La prima quando finiscono.
La seconda quando muore l’ultima persona che se le ricordava.
Forse è quella la vera ultima volta.
Non torneremo bambini a giocare in quella strada, non entreremo più nella casa dei nonni come facevamo allora e non rivedremo molte delle persone che sedevano davanti alle porte nelle sere d’estate. Non tornerà esattamente quel paese.
Perché anche oggi, mentre leggiamo queste righe, qualcosa sta accadendo per l’ultima volta.
Solo che ancora non lo sappiamo.
Rocco Ciarmoli