«Fate presto». È l’appello rivolto alla Regione Campania da Zaccaria Spina, presidente della Comunità Montana del Fortore, nel servizio realizzato da Rino Genovese per il TGR Campania.
Le immagini arrivano da Ginestra degli Schiavoni. Una piazza vuota, poche persone per strada e il silenzio di un paese che restituisce visivamente la dimensione dello spopolamento. Non una previsione per il futuro, ma una trasformazione già in corso nei comuni dell’area interna.
Tra il 2011 e il 2023 le sette aree interne della Campania hanno perso complessivamente circa 37.500 residenti, passando da 382.600 a 345.100 abitanti. La riduzione media è stata del 9,8%, ma nel Fortore ha raggiunto il 16,1%: il dato più grave tra i sette territori considerati. Alta Irpinia e Cilento Interno hanno registrato entrambe una diminuzione dell’11,2%, mentre il Vallo di Diano si è fermato al 6,4%.
Il dato relativo al Fortore riguarda il perimetro individuato dalla Strategia nazionale per le aree interne, composto da 14 comuni: Apice, Baselice, Buonalbergo, Castelfranco in Miscano, Castelvetere in Val Fortore, Foiano di Val Fortore, Ginestra degli Schiavoni, Molinara, Montefalcone di Val Fortore, Paduli, San Bartolomeo in Galdo, San Giorgio la Molara, San Marco dei Cavoti e Sant’Arcangelo Trimonte.
Al primo gennaio 2023 l’intera area contava 29.594 abitanti, con una densità media di appena 45,5 abitanti per chilometro quadrato. Soltanto Apice superava i cinquemila residenti.
Paesi più piccoli e popolazione più anziana
Lo spopolamento non si misura soltanto attraverso il numero delle persone che hanno lasciato il territorio. A cambiare è la composizione stessa delle comunità: aumentano gli anziani, diminuiscono i bambini, le famiglie giovani e la popolazione in età lavorativa.
Le conseguenze si riflettono sulla scuola, sulla sanità, sui trasporti e sulla possibilità di mantenere aperte le attività commerciali. Con meno alunni diventa più difficile conservare classi e plessi scolastici; con pochi utenti i collegamenti vengono ridotti; mentre l’invecchiamento della popolazione accresce il bisogno di assistenza sanitaria e sociale.
Anche la cura del territorio risente della diminuzione dei residenti. Ci sono meno persone che coltivano i terreni, sorvegliano le campagne, mantengono i boschi e intervengono prima che il dissesto o l’abbandono diventino emergenze.
Nel Fortore sette dei quattordici comuni dell’area SNAI sono classificati come periferici. La distanza media dai principali centri di erogazione dei servizi è di circa 41 chilometri. Castelvetere in Val Fortore e San Bartolomeo in Galdo gravitano addirittura verso poli esterni alla Campania, rispettivamente Campobasso e Foggia.
Quando raggiungere una scuola, un ospedale o un posto di lavoro richiede spostamenti lunghi e collegamenti insufficienti, trasferirsi altrove finisce spesso per diventare una necessità.
I fondi ci sono, gli interventi tardano
La Regione Campania ha destinato alle sette aree interne 98,5 milioni di euro del programma FESR 2021-2027. La cifra viene comunemente arrotondata a 100 milioni, ma si tratta di risorse assegnate alla programmazione territoriale, non di denaro già interamente speso né di interventi conclusi.
Il primo luglio 2026 la Regione ha riunito il Comitato per la governance delle strategie territoriali proprio per verificare lo stato delle progettazioni e accelerare le procedure. Entro il 31 dicembre 2026 dovrà essere raggiunta una quota di obbligazioni giuridicamente vincolanti pari almeno al 70% delle somme assegnate, condizione necessaria per conservare la premialità del 20% prevista dalla programmazione europea.
È in questa distanza tra risorse disponibili e interventi effettivamente realizzati che si inserisce l’appello di Zaccaria Spina. «La burocrazia ci sta uccidendo», ha dichiarato il presidente della Comunità Montana nel servizio del TGR, chiedendo di ridurre i tempi necessari per tradurre la programmazione in servizi concreti.
Per amministrazioni piccole, spesso dotate di uffici con poco personale, affrontare progettazioni complesse, autorizzazioni, gare, rendicontazioni e scadenze differenti può diventare un ostacolo difficile da superare. Intanto, però, il declino demografico non attende la conclusione delle procedure amministrative.
Per il territorio è stata elaborata la strategia F.A.R.O. – Fortore Attivo per il Ripopolamento e l’Occupazione, recepita dalla Regione Campania nel settembre 2025.
Il programma interviene sui principali fattori che condizionano la vita nell’area interna: istruzione, sanità, mobilità, attività produttive, ambiente e turismo. Tra le azioni previste figurano scuole dotate di laboratori innovativi, Fab Lab, piccole Case della Salute, il potenziamento dei servizi sanitari territoriali, trasporti a chiamata, collegamenti con le aree produttive, incentivi per le imprese giovanili e femminili, spazi di coworking, valorizzazione dei cammini e una struttura comune per la promozione turistica del Fortore.
La strategia individua correttamente molti dei problemi che da anni spingono le persone ad andare via. Ora occorre trasformare quelle indicazioni in servizi accessibili e continuativi.
Una navetta che collega realmente i paesi, un ambulatorio aperto, una scuola capace di offrire nuove opportunità formative, una strada sicura o un sostegno concreto a chi vuole avviare un’attività hanno un valore che nessun documento programmatico può sostituire.
«Il mio appello è a fare presto, altrimenti per le aree interne sarà dura e probabilmente non ci sarà più futuro», conclude Zaccaria Spina.
Nel Fortore il tempo è diventato una risorsa importante quanto i finanziamenti. Ogni anno trascorso tra l’assegnazione dei fondi e l’apertura di un servizio significa altri giovani che partono, altre famiglie che si trasferiscono e comunità sempre più difficili da ricostruire.
Quello affidato alle telecamere del TGR non è dunque un appello per ottenere nuovi annunci, ma per portare finalmente nei paesi quanto è già stato programmato, prima che anche la parola futuro scompaia definitivamente dal vocabolario di queste comunità.