Alla metà degli anni Novanta, quando IVPC realizza a Montefalcone di Val Fortore uno dei primi grandi parchi eolici italiani, Oreste Vigorito sta contribuendo ad aprire una strada che in Italia nessuno aveva ancora percorso su scala industriale. L’eolico godeva di un quadro incentivante favorevole e le politiche energetiche nazionali ne incoraggiavano lo sviluppo, ma trasformare quella possibilità in un’industria richiedeva molto più che individuare territori ventosi. Bisognava comprendere una normativa ancora in evoluzione, attraversare procedimenti amministrativi complessi, ottenere contratti per la vendita dell’energia, trovare tecnologie, capitali e investitori disposti a scommettere su un settore ancora giovane.

A raccontare quella fase mentre stava accadendo è, nel dicembre del 1997, Windpower Monthly, una delle principali riviste internazionali specializzate nel settore. L’articolo, significativamente intitolato «Chutzpah and wile cut through red tape», che abbiamo tradotto come «Sfacciataggine e astuzia superano la burocrazia», individua proprio nell’incontro tra Brian Caffyn, proveniente dall’esperienza dell’eolico californiano, e l’avvocato italiano Oreste Vigorito uno degli elementi decisivi della nascita di IVPC.
La Italian Vento Power Corporation viene costituita nel settembre del 1993. Caffyn porta con sé esperienza internazionale e conoscenza dell’industria eolica; Vigorito conosce il territorio, il diritto e il complesso sistema amministrativo italiano. Nel giro di pochi anni IVPC riesce a trasformare progetti e misurazioni anemometriche in impianti realmente costruiti, partendo proprio da quelle montagne del Fortore sulle quali, all’inizio del decennio, erano comparsi i primi strumenti per misurare il vento.
La capacità imprenditoriale consiste soprattutto nel mettere insieme elementi che fino a quel momento avevano faticato a incontrarsi: risorsa naturale, incentivi, autorizzazioni, tecnologia e capitale. Dal 1995 entra nell’operazione anche la giapponese Tomen Power Corporation. Secondo il racconto di Caffyn, l’ingresso di un partner internazionale di quella dimensione rappresenta un passaggio importante anche per l’accesso al credito delle banche commerciali. Nel 1997 IVPC lavora con Babcock & Brown, Tomen e NatWest Markets a un finanziamento di circa 370 miliardi di lire.
La prima grande espansione avviene quasi contemporaneamente in Campania e Puglia. IVPC ricostruisce quella fase indicando 84 MW in Campania, distribuiti tra Montefalcone, San Marco dei Cavoti, Molinara, Foiano di Val Fortore, Baselice e San Giorgio La Molara, e altri 85,2 MW in Puglia, tra Alberona, Sant’Agata di Puglia, Anzano di Puglia e Monteleone di Puglia. In totale, nei due primi grandi sistemi territoriali vengono installati 282 aerogeneratori per oltre 169 MW, entrati progressivamente in esercizio tra il 1996 e il 2000.
Non siamo più davanti al singolo investimento sperimentato a Montefalcone. Sta prendendo forma una rete industriale che attraversa l’Appennino meridionale.
Da Montefalcone a San Marco dei Cavoti
È proprio durante questa espansione che cambia anche la geografia di IVPC all’interno del Fortore. Montefalcone, che aveva rappresentato uno dei punti di partenza dell’avventura industriale di Vigorito, perde progressivamente la propria centralità.
Il passaggio assume un significato particolare se letto insieme a quanto stava accadendo, negli stessi anni, nel paese che aveva accolto IVPC nella fase pionieristica.
A Montefalcone il rapporto tra l’amministrazione comunale e la società non era più quello degli anni Novanta. Il Comune aveva ormai compreso pienamente il valore economico assunto dal vento e non voleva più limitarsi all’1,5 per cento riconosciuto dalla convenzione del 1995. Prima progettò un proprio parco eolico, poi cercò di rivedere le condizioni del vecchio accordo con IVPC e infine elaborò una politica territoriale che puntava a riservare gli spazi ancora disponibili a iniziative capaci di produrre una ricaduta economica e occupazionale più consistente per la comunità.
Il punto di maggiore tensione arriva con il parco eolico comunale. IVPC Power 2 presenta un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro l’iniziativa, contestando tra l’altro la «compromissione della libertà imprenditoriale privata, turbata dall’iniziativa di un soggetto pubblico». Il ricorso viene successivamente ritirato, ma fotografa perfettamente quanto fosse cambiato lo scenario: il Comune che dieci anni prima aveva accompagnato l’insediamento dell’industria privata del vento stava diventando esso stesso produttore e, almeno potenzialmente, concorrente.
Non è necessario leggere questo passaggio come uno scontro personale. Erano ormai interessi economici differenti. Da una parte un gruppo industriale che aveva costruito il proprio modello e stava espandendolo su scala nazionale; dall’altra un Comune che, dopo avere osservato per oltre un decennio la crescita dell’industria eolica sul proprio territorio, cercava di trattenere localmente una quota maggiore del valore generato dal vento.
Mentre a Montefalcone il rapporto diventava più complesso, negli altri comuni del Fortore continuavano ad aprirsi nuovi spazi industriali. Il 27 settembre 2006 la Regione Campania autorizza a Baselice un impianto di IVPC Power 3 da 27 MW, composto da nove aerogeneratori da 3 MW nelle località Fontana Gallara, Piana Carboniere e Moscatelli. Nel luglio 2007 entra in esercizio a San Marco dei Cavoti un nuovo parco di IVPC Power 8: otto aerogeneratori Vestas per 14,8 MW. Nel maggio dell’anno successivo la stessa società mette in esercizio altri tredici aerogeneratori a Greci, per 11,05 MW.
Questi investimenti si aggiungono alla presenza costruita nella prima stagione, quando il nucleo campano del gruppo aveva raggiunto 140 aerogeneratori per 84 MW distribuiti tra Montefalcone, San Marco, Molinara, Foiano, Baselice e San Giorgio La Molara.
È in questo contesto che il baricentro operativo di IVPC nel Fortore si sposta progressivamente da Montefalcone verso San Marco dei Cavoti. Ancora nei primi anni Duemila la società mantiene una presenza operativa a Montefalcone; progressivamente San Marco diventa invece il luogo nel quale si concentrano monitoraggio, manutenzione e personale tecnico, fino a ospitare quella che IVPC indica come propria Centrale Operativa nell’area industriale di contrada Leccata.
La differenza rispetto alla metà degli anni Novanta è evidente. Montefalcone non era più semplicemente il territorio che metteva a disposizione vento e crinali in cambio di una percentuale sulla produzione: stava costruendo un proprio impianto, cercava condizioni economiche migliori e provava a governare gli spazi residui.
Altrove l’espansione di IVPC poteva invece continuare a trovare nuovi megawatt da sviluppare.
San Marco dei Cavoti finì così per assumere progressivamente il ruolo che Montefalcone aveva avuto nella prima stagione: non soltanto un paese con aerogeneratori sul proprio territorio, ma uno dei centri operativi di un’industria ormai strutturata.
2006: il Benevento Calcio

Nel pieno di questa crescita industriale Oreste e Ciro Vigorito compiono un’operazione apparentemente lontana dall’energia. Nel 2006 acquistano il Benevento Calcio. Il nome Vigorito, fino ad allora conosciuto soprattutto nei territori interessati dai parchi e negli ambienti economici legati all’energia, entra così in uno degli spazi di maggiore identificazione collettiva dell’intera provincia.
Il calcio porta la famiglia direttamente nel capoluogo e davanti a un pubblico molto più vasto di quello che aveva seguito le vicende dell’eolico nel Fortore.
La coincidenza non sfugge a chi da anni combatteva la proliferazione degli impianti. Nel 2007 Luca Colasanto, protagonista attraverso Il Sannio Quotidiano di una delle più dure campagne contro l’espansione eolica nel Fortore, affronta esplicitamente l’argomento in un intervento video (qui) recuperato durante la preparazione di questo dossier. Parlando dei Vigorito e dell’acquisizione del Benevento, pronuncia una frase che restituisce bene il clima di quegli anni:
«Questi signori si son comprati la squadra del Benevento Calcio, ma con i soldi che hanno possono comprare Juventus, Milan e Inter insieme, non una squadra di serie C».
Per Colasanto quell’operazione aveva una lettura precisa: l’ingresso nel calcio avrebbe contribuito a costruire intorno agli imprenditori dell’eolico un consenso sociale più ampio, rendendo più accettabile la presenza degli impianti nel Sannio.
In questa storia un ruolo importante appartiene anche a Ciro Vigorito, coinvolto tanto nell’esperienza imprenditoriale quanto in quella sportiva. La sua morte nel 2010 interrompe il percorso condiviso con il fratello e segna profondamente il Benevento; successivamente lo stadio cittadino viene intitolato alla sua memoria. Oreste rimane alla guida del club e negli anni successivi il Benevento percorrerà una straordinaria scalata sportiva fino a raggiungere per la prima volta dopo 88 anni di storia la Serie A.

2011: Ottopagine

Alla fine del 2011 la traiettoria imprenditoriale di Vigorito si allarga ulteriormente. Poco prima di Natale acquisisce Ottopagine. La testata viene rilanciata sotto la direzione di Salvatore Biazzo e nell’aprile successivo nasce un’edizione specificamente dedicata alla provincia di Benevento. Negli anni seguenti l’attività editoriale si estenderà all’informazione online e televisiva con Ottochannel.
IVPC diventa un gruppo industriale
Negli anni Duemila cambia la scala dell’impresa e cambia anche la natura dell’attività. L’eolico della prima stagione era stato soprattutto costruzione: strade, fondazioni, torri, cabine, elettrodotti. Con centinaia di turbine ormai in esercizio, alla realizzazione dei nuovi parchi si affianca un’attività destinata a durare per decenni: gestione, controllo e manutenzione degli impianti.
È in questa fase che IVPC Service assume un peso crescente. L’esperienza maturata sui propri parchi viene trasformata in un’attività industriale autonoma, capace di offrire esercizio e manutenzione anche ad altri operatori. IVPC non è più soltanto una società che sviluppa e costruisce parchi eolici: intorno agli impianti realizzati negli anni precedenti sta prendendo forma una struttura industriale permanente.
Contemporaneamente l’espansione supera definitivamente i confini del Fortore. Al nucleo storico costruito tra Campania e Puglia si aggiungono 30 MW tra Andretta e Bisaccia, 39,6 MW tra Lacedonia e Monteverde, 27,06 MW tra Monacilioni, Pietracatella e Sant’Elia a Pianisi, 39,6 MW tra Forenza e Maschito e 15 MW tra Volturara Appula e Motta Montecorvino. Nell’area del Fortore e nelle zone confinanti si sviluppano inoltre 18 MW a Roseto Valfortore, 30,3 MW tra Celle San Vito, Greci e Montaguto e 19,8 MW a Panni, mentre in Sardegna un altro sistema eolico tra Bortigiadas, Aggius e Viddalba raggiunge 29,7 MW.
Non si trattava più di replicare il modello sperimentato a Montefalcone in qualche comune vicino. IVPC stava costruendo una rete industriale distribuita tra più regioni, attraverso società dedicate ai singoli progetti e un ricorso sempre maggiore alla finanza di progetto. Nel 2008 entrano in esercizio nuovi impianti in Calabria tra Marcellinara, Caraffa e Settingiano; nel 2009 seguono San Floro e Caraffa, mentre altri sviluppi interessano Sicilia e Sardegna. Tra il 2006 e il 2009 il gruppo negozia e sottoscrive contratti di project financing per circa 859 milioni di euro. Alla fine di questa espansione IVPC arriverà a dichiarare 1.035 MW sviluppati attraverso 1.171 turbine in sette regioni italiane.
Ma mentre aumentano megawatt e investimenti, cambia profondamente anche la struttura societaria nata nella fase pionieristica. Nel 1995 l’ingresso della giapponese Tomen Power Corporation, con una partecipazione del 50% in IVPC, aveva già modificato l’assetto originario e fornito alla società la solidità necessaria per accedere con maggiore facilità ai grandi finanziamenti bancari. Negli anni successivi Tomen confluisce nell’assetto che porterà alla nascita di Eurus Energy, mentre intorno a IVPC si sviluppa una galassia di società attraverso le quali vengono realizzati e gestiti i diversi progetti.
Il passaggio decisivo arriva nel 2005. Con la dismissione delle attività italiane di UPC, Oreste Vigorito acquista il 50% della IVPC e il 100% di IVPC Service, consolidando direttamente la propria posizione nella struttura industriale costruita negli anni precedenti. Una parte consistente degli altri asset eolici sviluppati durante la grande espansione prende invece un’altra strada e viene ceduta a Trinergy.
Nel giro di pochi anni gli impianti nati nell’orbita IVPC diventano così oggetto di operazioni finanziarie di dimensione internazionale. Trinergy acquisisce portafogli per oltre 500 MW e nel 2007 viene a sua volta acquistata da International Power. L’operazione riguarda complessivamente 648 MW tra Italia e Germania, di cui 495 MW già operativi in Italia e altri 67 MW in costruzione, per un enterprise value di circa 1,839 miliardi di euro.
La cessione di una parte degli impianti non significa però la scomparsa di IVPC da quel patrimonio industriale. IVPC continua a occuparsi dell’esercizio e della manutenzione di circa 550 MW di capacità ceduta. Una parte degli asset passa nelle mani di grandi operatori internazionali, mentre IVPC conserva le competenze tecniche e gestionali maturate nella fase di sviluppo e costruzione. È proprio questo passaggio a rafforzare ulteriormente il peso del service all’interno del gruppo.
Anche i numeri dell’occupazione restituiscono la dimensione raggiunta: il gruppo arriverà a contare circa 400 dipendenti diretti, di cui circa 170 impiegati nel service, ai quali si aggiunge l’occupazione generata dall’indotto. Per il Fortore significa che intorno all’eolico non esistono più soltanto cantieri temporanei, ma professionalità tecniche e servizi specializzati ormai stabilmente inseriti nell’economia del territorio.
A oltre trent’anni dalla costituzione di IVPC, la distanza dalla società nata nel 1993 è enorme. Il gruppo ha sviluppato complessivamente circa 1.300 MW di capacità eolica attraverso oltre 1.200 aerogeneratori, articolando le proprie attività tra sviluppo, progettazione, proprietà, gestione e manutenzione degli impianti. La dimensione economica raggiunta è ormai nell’ordine dei miliardi: il valore del patrimonio aziendale del gruppo viene indicato intorno ai 5 miliardi di euro, con un fatturato annuo nell’ordine dei 250 milioni di euro.
Il Fortore era stato il punto di partenza. IVPC era ormai diventata una realtà industriale di dimensione nazionale.
Dall’eolico alla rappresentanza degli industriali

Nel 2021 Oreste Vigorito diventa presidente di Confindustria Benevento, incarico che manterrà fino al 2026. È un passaggio che completa simbolicamente un percorso iniziato quasi trent’anni prima sui crinali del Fortore.
C’è un particolare significativo nelle stesse parole con cui Vigorito presenta la propria candidatura. Nelle linee programmatiche del 2021 precisa che essa «non nasce da un percorso all’interno del sistema associativo». La presidenza arriva quando il suo ruolo nell’economia sannita si era dunque già costruito attraverso un lungo percorso imprenditoriale.
Negli anni Novanta il suo nome compariva soprattutto nelle convenzioni e negli atti amministrativi dei piccoli comuni sui quali IVPC voleva costruire le proprie turbine. Venticinque anni dopo era legato all’energia, al Benevento Calcio, all’informazione e alla rappresentanza degli industriali sanniti.
Quello che il vento aveva prodotto
Alla fine degli anni Novanta il dibattito nel Fortore sembrava ruotare soprattutto intorno a una domanda: quante turbine potevano essere installate su quelle montagne? Dieci anni dopo la questione era diventata molto più complessa.
Il vento aveva prodotto megawatt, royalties e profitti; aveva creato posti di lavoro e professionalità specializzate. Allo stesso tempo aveva trasformato il paesaggio, generato opposizioni e aperto un confronto destinato a durare decenni sulla distribuzione dei benefici economici tra imprese, proprietari dei terreni e comunità locali.
Dentro questa trasformazione si colloca la storia del pioniere dell’eolico industriale italiano. Vigorito seppe leggere prima di altri le possibilità offerte da un mercato ancora agli inizi e, insieme ai partner che accompagnarono la crescita di IVPC, trasformarle in un progetto industriale.
Negli anni successivi molti altri imprenditori e società avrebbero seguito quella strada, anche nel Fortore. Ma la parabola di Vigorito sarebbe rimasta difficilmente replicabile: da quelle prime esperienze sulle montagne del Sannio nacque un gruppo capace di operare in diverse regioni italiane, attrarre capitali internazionali e mobilitare centinaia di milioni di euro.
Mentre la parabola imprenditoriale di Vigorito si allargava ben oltre l’eolico, anche il settore che ne aveva segnato l’ascesa stava cambiando. La stagione dei pionieri lasciava progressivamente spazio a un mercato maturo, nel quale cominciavano a muoversi grandi gruppi energetici e capitali sempre più consistenti, mentre il potere contrattuale dei Comuni si riduceva.
Il vento del Fortore non era più una scommessa. Era diventato un grande affare industriale.