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La saturazione selettiva

Quando la saturazione dell’Alto Fortore non fermò l’avanzata delle multinazionali dell’energia

Nel 2010 la Regione Campania aveva descritto l’Alto Fortore come un territorio ormai fortemente compromesso dalla concentrazione degli impianti eolici. Nel procedimento che portò alla bocciatura del progetto STM di Montefalcone, la Commissione VIA aveva rilevato una situazione di «estrema caoticità», un marcato «effetto selva» e una progressiva saturazione dei suoli disponibili sui crinali. La conclusione era particolarmente netta: in quell’ambito territoriale venivano considerati compatibili soprattutto interventi di repowering capaci di ridurre la pressione esistente, non una nuova espansione secondo il modello seguito negli anni precedenti.

Eppure la corsa al vento non si fermò.

Già nel settembre dello stesso anno il Comune di Montefalcone fu chiamato a pronunciarsi su due iniziative riconducibili a GAIA, rispettivamente da 20 e 28 MW, e su un progetto di I&S – Investimenti & Sviluppo da 22 MW. Nel giro di pochi mesi tornavano quindi sul tavolo circa 70 MW di nuovi progetti. Restavano inoltre aperti procedimenti avviati negli anni precedenti, come quello della ETS – Energy & Technical Services, relativo a un impianto distribuito tra Montefalcone, Greci e Castelfranco in Miscano e arrivato, nel corso dell’iter, a una configurazione da 13 aerogeneratori per 39 MW complessivi.

Nel frattempo era cambiato anche il quadro politico locale. Alle elezioni comunali del 7 giugno 2009, dopo dieci anni di amministrazione guidata da Olindo Vitale, era stata eletta sindaca Assunta Carmela Gizzi. Fu quindi la nuova amministrazione ad affrontare questa fase: vecchie pratiche ancora in movimento, nuove proposte di grande taglia e una crescente pressione del minieolico. A Montefalcone, tra il 2009 e il 2014, furono presentate circa quaranta richieste per impianti di piccola taglia e una decina arrivarono all’autorizzazione prima delle amministrative del maggio 2014.

Il Comune mantenne inizialmente una posizione restrittiva verso le nuove grandi installazioni, esprimendo pareri negativi e richiamando la decisione assunta nel giugno 2010 di sospendere temporaneamente l’esame delle nuove iniziative in attesa della definizione della pianificazione urbanistica. Era il tentativo di governare una pressione progettuale che, nonostante il giudizio espresso dalla Regione sull’Alto Fortore, continuava a produrre nuove domande.

Ma mentre diversi progetti restavano bloccati, venivano respinti o continuavano a trascinarsi negli uffici amministrativi, un altro soggetto stava aumentando rapidamente la propria presenza nell’area.

Edison

Per Edison il Fortore non rappresentava una nuova frontiera. Nel proprio Studio di Impatto Ambientale la società faceva risalire al 1993 l’inizio delle rilevazioni anemometriche nell’area, con l’installazione di un primo anemometro a San Giorgio La Molara. In altre parole, il gruppo conosceva il potenziale energetico di quelle montagne fin dagli anni in cui l’industria eolica italiana muoveva i primi passi.

Quasi vent’anni più tardi quella conoscenza si era trasformata in una presenza industriale estesa su più comuni.

Nel rapporto di sostenibilità 2010 Edison indicava in costruzione due nuovi impianti nel Fortore: 54 MW a San Giorgio La Molara e 17 MW a Foiano di Val Fortore. Entrambi sarebbero entrati in esercizio nel 2011. La sola centrale di San Giorgio raggiungeva quindi una potenza superiore a quella di molti dei progetti che negli stessi anni si muovevano singolarmente nei piccoli comuni del comprensorio.

A Foiano l’intervento si inseriva inoltre in una presenza già consolidata attraverso gli impianti di Piano del Casino, Monte Barbato e Toppo Grosso. La documentazione ambientale Edison registra nel 2011 il revamping e ampliamento di San Giorgio La Molara e l’ampliamento di Foiano Toppo Grosso–Monte Barbato, mostrando come l’attività del gruppo non consistesse nell’apertura di un singolo cantiere, ma nella costruzione progressiva di un sistema industriale distribuito sul territorio.

Nel 2013 l’espansione avrebbe interessato anche Baselice, con un nuovo progetto da 12 MW.

È in questo contesto che va letto il successivo intervento di Montefalcone. Masseria del Duca non nasce come investimento isolato né come scommessa imprenditoriale legata a un singolo paese. È un ulteriore tassello di una presenza Edison che ormai attraversava una parte consistente del Fortore.

Ed è qui che la storia comincia a cambiare natura.

La prima grande stagione dell’eolico aveva visto muoversi pionieri, società specializzate, imprenditori locali e amministrazioni che tentavano di negoziare direttamente il rapporto tra territorio e produzione energetica. Montefalcone aveva persino provato a trasformare quella risorsa in uno strumento di politica economica locale: prima con il proprio parco comunale, poi con STM e con l’idea di coinvolgere imprese del territorio, lavoratori e cittadini.

All’inizio degli anni Dieci lo scenario appare diverso. Il mercato è ormai maturo e sul territorio operano gruppi capaci di sostenere contemporaneamente investimenti in più comuni, progettare infrastrutture di connessione, affrontare valutazioni ambientali, espropri, varianti e procedimenti autorizzativi destinati a protrarsi per anni.

La differenza non sta soltanto nella potenza installata. Sta nella capacità di attraversare la macchina amministrativa.

Ed è proprio questa nuova fase industriale che porta Edison a Montefalcone.

Masseria del Duca

Il progetto prevedeva la realizzazione, in località Masseria del Duca, di sette aerogeneratori da 3 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 21 MW.

Si trattava di un nuovo grande impianto in un territorio nel quale, soltanto pochi anni prima, la Regione aveva rilevato una concentrazione eolica tale da bocciare il progetto STM. La differenza, però, non riguarda soltanto l’esito dei due procedimenti. Riguarda anche ciò che accadde nel paese mentre l’iter Edison avanzava.

STM aveva provocato anni di confronto politico: Consigli comunali, manifesti, ricorsi, polemiche, discussioni sull’azionariato popolare e sulla partecipazione del Comune. Il progetto Edison attraversò invece gran parte del proprio percorso senza produrre una mobilitazione pubblica paragonabile. La vicenda emerse con forza soprattutto quando l’iter era ormai molto avanzato e Montefalcone si avvicinava alle elezioni amministrative del maggio 2014.

Il progetto, naturalmente, non consisteva soltanto nelle sette torri. Comprendeva piazzole, viabilità, cavidotti, opere di connessione, servitù e aree necessarie alla costruzione e all’esercizio dell’impianto. La stessa Autorizzazione Unica avrebbe interessato, attraverso le opere connesse, un sistema territoriale molto più vasto che coinvolgeva anche San Giorgio La Molara, Molinara, Foiano, Ginestra degli Schiavoni, Castelfranco in Miscano e Ariano Irpino.

È proprio nella fase conclusiva del procedimento che emerge uno degli episodi più significativi dell’intera vicenda.

Il Comune manca la Conferenza decisiva

La Regione aveva convocato la riunione conclusiva della Conferenza dei servizi per il 3 marzo 2014.

Montefalcone non partecipò.

Il fatto avrebbe potuto apparire come una normale assenza amministrativa se quindici giorni dopo non fosse accaduto qualcosa di singolare. Il 18 marzo l’Ufficio tecnico comunale scrisse infatti alla Regione sostenendo che il Comune, nonostante fosse direttamente interessato dall’impianto, non fosse mai stato invitato alla Conferenza.

Tre giorni più tardi la stessa amministrazione dovette correggere quella ricostruzione.

Il 21 marzo l’Ufficio tecnico riconobbe che la convocazione regionale era effettivamente arrivata al Comune. La mancata partecipazione venne attribuita a un «disguido di natura burocratica» interno all’ente.

Non era un Comune inesperto di procedimenti eolici. Da quasi vent’anni Montefalcone partecipava a Conferenze dei servizi, stipulava convenzioni, seguiva contenziosi, valutava progetti privati e aveva persino realizzato un proprio parco. Eppure la convocazione relativa al progetto Edison non arrivò in tempo sul tavolo di chi avrebbe dovuto partecipare alla riunione conclusiva.

Quando l’Ufficio tecnico entrò finalmente nel merito, la Conferenza era già terminata.

Il tratturo comunale

Nella comunicazione del 21 marzo l’Ufficio tecnico espresse in linea generale parere positivo all’iniziativa, ma formulò alcune osservazioni molto concrete.

La prima riguardava direttamente uno degli aerogeneratori. La pala MF07 risultava collocata sul «Tratturo comunale appartenente alla rete dei Tratturi minori». Per questa ragione l’Ufficio riteneva necessario acquisire il parere della Soprintendenza ai fini dell’autorizzazione paesaggistica.

La stessa nota richiamava inoltre la presenza di aree demaniali interessate dalle opere e la necessità, qualora fosse stato necessario occuparle, di procedere alla relativa sdemanializzazione.

Il particolare è importante perché mostra cosa significò concretamente l’assenza del Comune dalla Conferenza del 3 marzo. Non mancò soltanto la rappresentanza politica dell’ente: mancò anche il soggetto che possedeva la conoscenza diretta della propria viabilità rurale e del proprio patrimonio. Quando quella conoscenza entrò nel procedimento, emersero immediatamente questioni relative alla localizzazione di una turbina e alla natura giuridica delle aree interessate.

Il procedimento, tuttavia, proseguì rapidamente.

Il 26 marzo 2014, appena cinque giorni dopo la comunicazione comunale, arrivò il parere favorevole di compatibilità ambientale.

Meno di due mesi più tardi arrivò l’autorizzazione definitiva.

20 maggio 2014

Con il Decreto Dirigenziale n. 343 del 20 maggio 2014, la Regione Campania autorizzò Edison Energie Speciali alla costruzione e all’esercizio del nuovo impianto di Masseria del Duca: sette aerogeneratori, 21 MW complessivi, oltre alle opere di connessione.

La configurazione sarebbe stata modificata negli anni successivi. Una variante introdusse aerogeneratori da 2,5 MW e modifiche alle piazzole; nel 2016 un’ulteriore variante portò alla soppressione di una turbina per interferenze aerodinamiche con un aerogeneratore IVPC già esistente. La storia materiale del parco sarebbe quindi continuata ancora a lungo dopo il decreto del 2014.

Ma per comprendere questa fase è soprattutto la data dell’autorizzazione a essere significativa.

Le elezioni comunali erano fissate per il 25 maggio.

Cinque giorni dopo.

È proprio nelle ultime settimane della consiliatura che la vicenda Edison diventa pienamente visibile nel confronto locale. Alla mancata partecipazione alla Conferenza si aggiungono le questioni relative al tratturo, alle aree demaniali e alle procedure di esproprio e asservimento che iniziano a rendere concreto sul territorio ciò che fino a quel momento era rimasto soprattutto dentro fascicoli, corrispondenza amministrativa e Conferenze dei servizi.

Cinque giorni dopo il decreto regionale cambia nuovamente anche la guida del Comune: alle elezioni del 25 maggio Olindo Vitale torna sindaco, succedendo ad Assunta Carmela Gizzi.

Quando la nuova amministrazione entra in Municipio, però, il passaggio fondamentale è già compiuto.

Il parco Edison è autorizzato.

Dalla stagione locale alla stagione delle multinazionali

È proprio il confronto con ciò che era accaduto soltanto pochi anni prima a dare al caso Edison un significato più ampio.

STM era una società nata a Montefalcone da un progetto che coinvolgeva imprese locali e Comune e che prevedeva persino una quota destinata all’azionariato popolare. Il tentativo era quello di utilizzare direttamente il valore economico del vento per produrre occupazione e reddito sul territorio. Quel progetto era stato sottoposto a una lunga battaglia politica e amministrativa e infine bocciato dalla Regione in un quadro nel quale la saturazione dell’Alto Fortore aveva assunto un peso decisivo.

Pochi anni dopo, nello stesso comprensorio, Edison stava invece costruendo 54 MW a San Giorgio La Molara, ampliando la propria presenza a Foiano, progettando nuovi interventi a Baselice e ottenendo altri 21 MW a Montefalcone.

Non si tratta semplicemente della storia di un progetto approvato e di un altro respinto. È il passaggio tra due stagioni dell’industria eolica.

La prima aveva lasciato ancora spazio a imprese locali, amministrazioni comunali e operatori di dimensioni relativamente contenute, ciascuno alla ricerca di una propria quota del nuovo mercato. La seconda vede emergere soggetti capaci di ragionare su una scala territoriale più ampia, collegando impianti situati in comuni diversi e disponendo della forza finanziaria, tecnica e organizzativa necessaria per sostenere grandi investimenti e procedimenti complessi.

Mentre molte delle iniziative che avevano animato la stagione precedente si fermavano o rimanevano impigliate negli iter autorizzativi, Edison consolidava progressivamente la propria presenza nel Fortore.

Ed è probabilmente questa la chiave più importante per leggere ciò che accadde tra il 2010 e il 2014.

La saturazione non aveva reso il Fortore meno interessante dal punto di vista energetico. Il vento era sempre lo stesso, così come erano gli stessi crinali sui quali da quasi vent’anni si concentravano gli investimenti. A cambiare era il mercato e, con esso, la dimensione dei soggetti capaci di muoversi al suo interno.

Il caso di Masseria del Duca rende questa trasformazione particolarmente evidente. Un nuovo impianto da 21 MW percorre quasi interamente il proprio iter senza un confronto pubblico paragonabile a quello che aveva accompagnato l’iniziativa locale STM; il Comune non partecipa alla Conferenza conclusiva, interviene soltanto successivamente e proprio allora individua problemi relativi a un tratturo comunale e ad aree demaniali. Il 20 maggio 2014, cinque giorni prima delle elezioni, il progetto viene autorizzato.

Quattro anni prima, la Regione aveva descritto un Alto Fortore segnato dall’«effetto selva», dalla progressiva occupazione dei crinali e da una concentrazione tale da rendere problematica un’ulteriore espansione.

Il territorio era saturo. Il capitale industriale, invece, continuava a trovare spazio.

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