Tra le notizie più affascinanti legate alla storia di Montefalcone di Val Fortore ce n’è una che ritorna spesso nelle schede turistiche, nei testi divulgativi e persino su Wikipedia: nel 1439, durante la signoria di Giannotto di Montefalcone, il castello avrebbe ospitato Alfonso d’Aragona, il futuro re di Napoli.
È una frase breve, ma potente. Evoca il passaggio di un sovrano, la guerra tra Angioini e Aragonesi, il castello ancora integro sulla cima del paese, la Val Fortore improvvisamente inserita nelle grandi vicende del Quattrocento meridionale.
Ma è davvero andata così?
La ricerca, come spesso accade nella storia locale, impone prudenza. Perché una notizia ripetuta molte volte non diventa automaticamente una verità. A volte, anzi, proprio le frasi più suggestive sono quelle che hanno bisogno di essere interrogate con maggiore attenzione.
Una notizia ripetuta da molte fonti
La voce Wikipedia dedicata a Montefalcone di Val Fortore riporta che nel 1439, durante la signoria di Giannotto di Montefalcone, il castello avrebbe ospitato re Alfonso d’Aragona. La stessa informazione compare anche in diverse schede turistiche e testi divulgativi dedicati al paese.
Per anni questa notizia è stata ripresa quasi come un dato acquisito: Alfonso, impegnato nella guerra contro Renato d’Angiò per il controllo del Regno di Napoli, sarebbe passato dal castello di Montefalcone.
Il problema è che molte di queste fonti moderne non indicano con precisione il documento originario. La frase viene ripetuta, semplificata, tramandata da una scheda all’altra, fino a trasformarsi in una piccola “certezza” divulgativa.
Eppure la notizia non nasce dal nulla.
Il documento originale da cui nasce l’equivoco
Per capire da dove nasca questa tradizione, siamo risaliti alla fonte più antica citata dagli studiosi locali: il cosiddetto Diario di Monteleone (scarica qui) , noto anche come Diurnali del Duca di Monteleone.
Ed è qui che il mistero prende forma.
Nel passo relativo alle vicende militari del giugno 1439, alla pagina 117 dell’edizione consultata, il testo racconta che Alfonso d’Aragona, impegnato nella guerra contro Renato d’Angiò per il controllo del Regno di Napoli, si mosse contro le terre del conte di Avellino Troiano Caracciolo. Dopo averle messe a sacco e a fuoco, il cronista aggiunge che Alfonso fu a “Montefalcone” e che Giannotto di Montefalcone, pur essendo fedelissimo a Renato, fu costretto dai suoi uomini a consegnarsi al sovrano aragonese.
È molto probabilmente da questo passo che nasce la tradizione, poi ripresa da alcune ricostruzioni locali, entrata nelle schede divulgative moderne e arrivata persino su Wikipedia, secondo cui Alfonso d’Aragona avrebbe soggiornato nel castello di Montefalcone di Val Fortore.
Ma il documento, da solo, non basta a chiudere la questione. Anzi, apre il problema decisivo: quel “Montefalcone” indicato nel Diario è davvero Montefalcone di Val Fortore?

Il dubbio già sollevato da Cosimo Nardi

Già Cosimo Nardi, nel suo volume Storia di un feudo del Fortore. La baronia di Montefalcone del 1978, invitava alla prudenza.
Nardi ricorda infatti che Tommaso Vitale aveva attribuito l’episodio a Montefalcone di Val Fortore, sulla base del passo del Giornale della Storia di Napoli conservato dal Duca di Monteleone, dove si legge che in quella terra vi fu Alfonso I d’Aragona.
Ma Nardi mette in discussione questa ricostruzione. Il motivo è semplice: in quegli anni, secondo la sua ricostruzione feudale, Montefalcone risulta ancora legato a Pippo Caracciolo, signore del feudo sino alla morte, avvenuta nel 1446.
Per questo Nardi osserva che non c’è posto per un feudatario di nome Giannotto de Monte Falcone, come invece vorrebbe la lettura tradizionale del passo.
Questa osservazione è fondamentale. Significa che già nel 1978 uno studioso locale, lavorando sulla storia della baronia, aveva capito che qualcosa non tornava.
Montefalcone o Montefalcione?
Il dubbio diventa ancora più forte quando si confronta il passo del Diario di Monteleone con i registri aragonesi.
In quei documenti compare infatti un personaggio dal nome molto simile: Giannotto de Montefalcione, signore del castello di Montefalcione, località dell’area irpina.
Il dato è importante per almeno tre ragioni.
Prima di tutto, siamo nello stesso contesto storico: la guerra tra Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò.
In secondo luogo, compare un personaggio chiamato Giannotto, proprio come nel passo attribuito a Montefalcone.
Infine, il toponimo Montefalcione è molto vicino a Montefalcone. In testi antichi, copie manoscritte, trascrizioni settecentesche e ricostruzioni ottocentesche, uno slittamento del genere è tutt’altro che impossibile.
Anche il contesto geografico del racconto sembra orientare verso l’area irpina. Nel passo del Diario si parla delle terre del conte di Avellino Troiano Caracciolo, del duca di Bari, delle manovre militari di Alfonso e Renato, e di un quadro strategico che si muove tra l’Irpinia, il Sannio e il Regno di Napoli.
Montefalcone di Val Fortore non è impossibile da collocare dentro quella geografia più ampia, perché il Fortore era comunque un’area di frontiera e di collegamento. Tuttavia, la presenza documentata di Giannotto de Montefalcione nei registri aragonesi rende molto più forte l’ipotesi irpina.
La coincidenza tra Giannotto di Montefalcone e Giannotto de Montefalcione appare troppo significativa per essere ignorata.
A questo punto l’ipotesi più prudente è che il “Montefalcone” del Diario di Monteleone sia stato identificato in modo errato con Montefalcone di Val Fortore, mentre l’episodio potrebbe riferirsi più probabilmente a Montefalcione, in Irpinia.
Una tradizione da correggere, non da cancellare
L’equivoco, dunque, non nasce da una fantasia recente. Nasce probabilmente da una lettura errata, o comunque non verificata, di una fonte antica. Il Diario di Monteleone parla di “Montefalcone”; resta però da stabilire se quel nome indicasse davvero Montefalcone di Val Fortore oppure, più probabilmente, Montefalcione.
Alla luce delle fonti oggi confrontate, la presenza di Alfonso d’Aragona a Montefalcone di Val Fortore nel 1439 deve quindi essere considerata una tradizione non dimostrata. Non va cancellata, perché ha una sua storia documentaria; ma non può essere presentata come fatto certo.
La conclusione più prudente è questa: l’episodio aragonese appartiene probabilmente a Montefalcione, mentre Montefalcone di Val Fortore entra con certezza nelle carte aragonesi pochi anni dopo, nel 1444, come castello inserito nei beni feudali dei de Mareri insieme alla villa di Vaccarizza.
Montefalcone di Val Fortore resta comunque nelle carte aragonesi
Chiarire questo equivoco non significa sminuire la storia di Montefalcone di Val Fortore.
Anzi, proprio le fonti aragonesi dimostrano che Montefalcone era realmente inserito nella geografia feudale e amministrativa del Regno.
Nel 1444, il castello di Montefalcone di Val Fortore, insieme alla villa di Vaccarizza, compare tra i beni feudali confermati a Giacomo Antonio de Mareri.
Nel 1445, un nobile chiamato Pietro Paolo de Cupis di Montefalcone di Val Fortore viene nominato capitano di Giovinazzo.
Nel 1451, una provvigione annua viene posta sulla tassa generale di Montefalcone di Val Fortore.
Queste non sono leggende. Sono tracce documentarie solide. Raccontano un paese pienamente inserito nelle strutture del Regno aragonese: castello, feudo, fiscalità, uomini chiamati a incarichi regi.
La vera importanza storica di Montefalcone non dipende quindi dal presunto soggiorno di Alfonso. Dipende dalla sua funzione di baronia, di presidio territoriale, di centro fiscale e feudale della Val Fortore.
Il fascino degli errori storici
Questa indagine non impoverisce la storia di Montefalcone. La rende più seria.
Perché la grandezza di un paese non si misura dalle leggende ripetute senza controllo, ma dalla capacità di riconoscere le proprie fonti, distinguere il documento dalla tradizione, correggere gli errori e restituire al passato la sua complessità.
Montefalcone di Val Fortore non ha bisogno di appropriarsi di un episodio dubbio per rivendicare la propria importanza. Il suo castello fu davvero un centro feudale rilevante; il paese compare nei registri aragonesi; la sua baronia ebbe un ruolo nella storia del Fortore; le sue rovine raccontano ancora una vicenda lunga, fatta di potere, difesa, fiscalità, terremoti e memoria.
La visita di Alfonso d’Aragona resta dunque una notizia affascinante, ma non dimostrata per Montefalcone di Val Fortore.
La pista più solida, allo stato attuale delle fonti, conduce invece a Montefalcione.
Ed è proprio questo il compito della ricerca storica: non confermare ciò che vorremmo credere, ma seguire le tracce, anche quando portano altrove.