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La DEMOIATRICA nel Valfortore

Il Dr. Rosario Zeppa apre uno studio sulla "demoiatrica" (medicina popolare) nel Valfortore, lamentando la scarsità di letteratura sull'argomento a livello provinciale. Descrive la persistenza delle tradizioni popolari di cura accanto alla medicina ufficiale, citando il medico condotto Ernesto Capozzi e distinguendo una componente "eroica" magico-empirica da una più diffusa fatta di rimedi tramandati, tra cui usi dell'aglio, della cipolla, dell'urina e di altri rimedi tradizionali contro varie affezioni.

del Dr. Rosario Zeppa

Manca ancora nella letteratura, che è pur vasta, uno scritto che tratti della medicina nel nostro popolo. Non solo accenno alla nostra Provincia, che è pur nota soprattutto per le Streghe, nell’ultima pubblicazione del Parzini, Maestro insigne della Storia della medicina.

Eppure, se molto vi è di comune nella medicina popolare della nostra zona, vi è questa peculiare caratteristica: non leggendaria o riservata a pochi ma attuata e per intera secondo le tradizioni, da quasi tutti gli abitanti. Basta fare il medico per pochi giorni in questa nostra zona e si conoscerà quanto la totalità della popolazione attua contro le malattie, senza o anche ricorrendo al medico.

Qui il medico non ha ancora sostituito i precetti e le norme che la tradizione tramanda per ogni malanno, ma si accoppia alla tradizione e molto spesso è chiamato solo per firmare il certificato di morte!

Don Ernesto Capozzi, per oltre un quarantennio medico a Montefalcone, sintetizzava così questo stato di cose: “Qui ognuno fa il suo mestiere ma tutti facciamo i medici”, non era acredine: con intelligente comprensione e con la sua vasta esperienza sapeva affiancare la medicina ufficiale a quella del popolo; le sue ricette segnavano solo quello che non poteva sostituire con i rimedi popolari.

Qui, come dovunque, la medicina popolare esorbita molto spesso dalle qualità fisiche e chimiche della materia e dalle comune leggi della biologia e si associa a virtù magiche di cose e persone, a oscuri poteri di parola. Sicché anche per la zona del Fortore la demoiatrica può essere suddivisa in una parte “eroica”, dove predomina l’elemento extranaturale ed occulto, riserbato a poche persone dotate di qualità particolare, ed una parte empirica; molto spesso queste due parti si associano perché alle comuni virtù di un rimedio il popolo associa un elemento che sfugge alla percezione dei sensi ed alla materialità della sostanza.

Oltre a questo vi è una serie di precetti che stanno a cavallo all’igiene e alla morale e non sempre si riesce a dire dove finisca l’una e cominci l’altra. Questi sono i più vivi, attuati quasi da tutti perché anche quelli che dicono di non crederci, preferiscono praticarli.

Tra i tanti i rimedi per le varie affezioni cito i più caratteristici; gli altri sono comuni a tutti il popolo dell’Italia meridionale, altri sfuggono: sono rimedi che si trovano di tanto in tanto e molto spesso giungono nuovi. Son riferiti per averli intesi da altri e di comune c’è una formula che serve ad avvalorare il rimedio: “questo lo consigliava un pastore degli Abruzzi”.

Le ferite, ulcerazioni, scottature trovano il loro rimedio nella ragnatela o nella polvere di travi di legno o anche nella… cipolla. Non altro che l’azione fisica c’è da riscontrare in questi rimedi: impediscono che la fasciatura si attacchi alla parte malata e per conseguenza evitano il dolore dello strappamento. Con miglior criterio è l’uso della polvere di travi sugli eczemi umidi; ma prima di questo, appena prodottasi la ferita, bisogna versarvi sopra del vino o in mancanza, urinarvi sopra o intingere la parte nell’urina: una buona lavata non fa male e per quel pò di alcool che contiene anche il vino può disinfettare; e l’urina? forse buona anch’essa anche se per ferite alla testa non si richiede il lavaggio diretto!

E l’urina sarebbe buona anche per i geloni e le cefalee, ma dev’essere, in questo caso, urina di neonato.

Per il mal di denti… si può usare qualunque urina come colluttorio. Non mi consta che sia usata per altre affezioni, sì che anche da noi l’urinoterapia va perdendo il suo fasto e le sue virtù antivelenose, detergenti, antiasmatiche descritte da Dioscoride, da Galeno, dagli Arabi e da tutto il Medioevo e il Rinascimento. E non è ritenuta buona per i reumatismi, le congiuntiviti, lagrimazione, ascite, clorosi per cui è ancora usata in altre località.

Se però le ferite sono determinate dal morso di un cane, bisogna applicarvi sopra dei peli dello stesso cane: qui è da chiedersi se è il principio della medicina omiopatica “similia similibus”, o dei moderni vaccini.

Per l’elmintiasi va bene una collana di agli appesa al collo: al potere curativo dell’aglio si aggiunge quel tanto di magico da trasformare l’aglio in collana anziché usarlo più opportunamente come cibo.

Per gli ascessi, flemmoni e in genere per tutti i processi infiammatori estrinsecantisi all’esterno giovano la cipolla cotta, le foglie di rovo, crusca bruciata e – caratteristico – “a racca”, cioè lo sporco grasso che si forma nei cappelli o “a guagliata”, specie di grasso che estraggono dal latte.

Per i foruncoli e la crosta lattea conviene non far niente: sono espressioni di salute: è il pus indovuto nell’organismo che vien fuori ridonando salute e benessere. C’è da pensare all’idea di un ascesso di fissazione, credo di no. È più logico pensare che ogni volta che sono stati toccati, il processo si è esteso per la mancanza di antisepsi donde la logica di non toccarli.

Tutta l’ortopedia traumatica trova il suo rimedio nella “stoppata”: stoppa intrisa in bianco d’uovo sbattuto e applicata sulla parte. Indiscutibilmente un ottimo sistema per l’immobilizzazione; immobilizza la parte, dopo alcuni minuti, così come la fasciatura al gesso. Se il processo dura a tempo, allora si ricorra da “Colamaruccio”, un buon contadino che a qualche esperienza ortopedica ha aggiunto quel tanto di magico con preghiere non rilevabili da formarsi un’autorità indiscussa e una non comune clientela.

Per le affezioni dell’apparato respiratorio numerosi i decotti. Il più comune è quello di malva e camomilla. Nessuna meraviglia che tanto continui ottimamente nella medicina popolare.

(continua al prossimo numero)