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Organico programma di sviluppo per la Valfortore

I comunisti indicano le esigenze immediate della Valle nella prospettiva di uno sviluppo razionale e regionale

Nel febbraio 1976 l’Unità pubblicò un articolo dedicato al primo congresso di zona del PCI della Valle del Fortore, svoltosi a San Bartolomeo in Galdo. Il documento offre uno spaccato particolarmente interessante del dibattito politico ed economico dell’epoca e delle proposte avanzate per contrastare l’isolamento e l’arretratezza delle aree interne. Lo riproponiamo integralmente come documento storico.

BENEVENTO, 28/02/1976

Si svolge oggi a S. Bartolomeo in Galdo il I congresso di zona del PCI della Valfortore.

I lavori saranno aperti da una relazione del compagno Diomede Cecca e conclusi dal compagno Giovanni Perrone della segreteria regionale del PCI. Le assise costituiscono una fase di ampio dibattito che ha visto impegnate le sezioni della zona, la federazione sannita del PCI, e che si è arricchito dei contributi venuti dal convegno di Avellino sulle zone interne.

La presenza della Valfortore, delle zone interne del Mezzogiorno, nello scontro in atto nel paese e un elemento indispensabile e decisivo. La Valle del Fortore ha una sua tradizione di combattività e di presenza nelle lotte che si è espressa recentemente nella manifestazione dell’11 dicembre nella regione promossa dai sindacati, dal PCI, dal PSI, dalla DC e dalle amministrazioni comunali e dalla comunità montana.

Il congresso si prefigge lo scopo di precisare ed arricchire il più il processo di costruzione di un’unità politica, di indicare obiettivi, forme di lotta e scadenze a tutto il movimento. Una indicazione della volontà politica e la degradazione e l’avvio di un processo di sviluppo sono possibili solo partendo dalla valorizzazione delle risorse locali. In questo processo fondamentale è il ruolo degli enti locali, della comunità montana, della regione nel predisporre una programmazione democratica degli interventi.

Per il piano pluriennale degli interventi bisogna andare al confronto delle terre incolte e improduttive, per predisporre la utilizzazione necessaria: sono l’irrigazione integrale di tutto il comprensorio, la difesa del suolo, la sistemazione del torrente Fortore e degli affluenti, la sistemazione delle strade rurali, la elettrificazione ed il rimboschimento delle aree nude e mal produttive di uso collettivo; l’attuazione di un piano industriale ed artigianale e la forestazione agricola; interventi atti a creare attività di trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici.

Tali proposte inoltre, che gli enti locali costituendosi in consorzi tra di loro e con la collaborazione della regione costituiscano una centrale del latte ed un macello di zona con frigoriferi per lo stoccaggio e la conservazione delle carni.

Bisogna rifiutare un destino unicamente silvo-pastorale pensando invece ad un organico programma di sviluppo che preveda il sorgere di attività industriali, turistiche ed artigianali legate alla valorizzazione delle risorse locali. D’altra parte occorre sviluppare un’agricoltura irrigua, mentre localizzare e collocarsi in un’ottica regionale di sviluppo. Occorre un piano regionale di sviluppo del territorio che individui il ruolo delle diverse zone ed il rapporto che deve intercorrere tra di loro.

Le attività produttive della Valfortore appare strettamente legate alla prospettiva generale della zone interne ed in particolare all’industrializzazione dell’area nord est dell’Irpinia, guarda ad un’istituzione della terza università a Benevento. Dal punto di vista politico dobbiamo creare una alternativa che non può risolversi nella battaglia trasformista.

Alla seconda esigenza è possibile rispondere creando una nuova unità tra le forze politiche della valle che sia in grado di superare campanilismi e singole resistenze, un punto fermo nella lotta delle popolazioni delle valle.