VALFORTORE – Braccianti in lotta per la forestazione
Chiedono la riapertura dei cantieri - La legge che prevede il finanziamento dei cantieri scadrà tra breve - Si rischia di perdere 360 milioni
Nell'ottobre 1976 oltre 350 braccianti di Baselice e Ginestra degli Schiavoni rischiavano di perdere il lavoro nei cantieri di forestazione. l'Unità raccontò la loro mobilitazione per ottenere lo sblocco dei finanziamenti e un piano pluriennale capace di garantire occupazione e tutela del territorio.

I braccianti della Val Fortore sono in stato di agitazione per imporre il rispetto degli impegni da parte della Regione Campania, della Forestale e del Consorzio di bonifica dell’Ufita per la riapertura dei cantieri della forestazione nei comuni di Baselice e Ginestra degli Schiavoni.
La legge n. 28, infatti, che prevede l’apertura ed il finanziamento di questi cantieri, scadrà tra breve e se non vi sarà un sollecito intervento da parte degli enti sopra citati si rischia di perdere un finanziamento di 360 milioni da ripartire tra vari comuni.
Le quote spettanti ai comuni di Baselice e Ginestra degli Schiavoni ammontano a 109 milioni per il primo e 55 per il secondo e garantiscono l’occupazione ad oltre 350 braccianti.
Vi è stato nei giorni scorsi un incontro tra la Federbraccianti CGIL e la Fisba CISL presso i due comuni per accelerare l’iter per la riapertura dei cantieri.
Fino ad oggi essi, oltre a garantire l’occupazione, hanno anche assicurato la riforestazione di vaste zone del Fortore ridotte ormai a terra arida.
La Forestale ed il Consorzio di bonifica parlano di mancanza di fondi essendosi esauriti quelli residui. I braccianti perciò sono in lotta perché si sblocchi al più presto l’iter dell’applicazione della legge 28.
Inoltre, insieme alle organizzazioni sindacali essi chiedono che si predisponga un piano pluriennale, in modo da garantire l’occupazione anche per gli anni successivi al prossimo.
Se entro i prossimi giorni non si arriverà ad una soluzione positiva, i braccianti di Baselice e di Ginestra degli Schiavoni occuperanno le terre dove sorgono i cantieri fino a che non saranno accolte le loro richieste.
Nota redazionale
L’articolo, pubblicato da l’Unità il 15 ottobre 1976, documenta una delle numerose vertenze per il lavoro che interessarono la Val Fortore nel secondo dopoguerra. Al centro della protesta vi erano i cantieri di forestazione di Baselice e Ginestra degli Schiavoni, che assicuravano occupazione a oltre 350 braccianti e, nello stesso tempo, consentivano il recupero di vaste aree del territorio.
Particolarmente significativa è la richiesta avanzata dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali di superare la logica degli interventi occasionali attraverso un piano pluriennale per la forestazione, capace di garantire continuità occupazionale e tutela del territorio.
A quasi vent’anni dalla “marcia della fame” del 1957, la questione del lavoro continuava dunque a rappresentare uno dei principali problemi sociali della Val Fortore, questa volta intrecciandosi direttamente con la gestione del patrimonio forestale e la difesa del suolo.
Fonte: l’Unità, 15 ottobre 1976.
