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VITA SEMPLICE – Fatti d’altri tempi

Breve racconto nostalgico della rubrica "Fatti d'altri tempi" che narra un episodio d'infanzia: due sorelle, Emilia Rosa e Carmela, insieme alla maggiore Teresuccia, scoprono per gioco in soffitta alcuni vasi di terracotta (le sirole) contenenti marenghi d'oro nascosti tra le frasche. Riescono a mantenere il segreto solo per un quarto d'ora, poi la piccola Carmeluccia non resiste e rivela tutto alla mamma, che riprende con calma il denaro.

Beata ingenuità del tempo quando le nostre nonne erano bambine. Forse giudicano così anche noi gli abitanti delle grandi metropoli ove le tentazioni e le occasioni sono tante e noi non le immaginiamo neppure. Noi, per essi, passiamo per dei semplici se non per degli sciocchi, così come noi giudichiamo l’operare puerile delle nostre ave.

Emilia Rosa e Carmela un giorno che erano salite sulla soffitta avevano voluto rendersi conto del contenuto di quei vasi di terracotta (le sirole) che da tanto o da sempre stavano lassù e restavano nascoste dalle frasche o dalla legna che vi si depositava. Quella volta che mettevano un pò d’ordine e facevano pulizia scoprirono che nelle sirole v’erano i marenghi. Fu una scoperta che riempì loro il cuore di contento: il sapersi ricche come non avevano mai creduto forse le inorgogliva un poco; forse le faceva fantasticare e fare castelli, ma castelli dalle linee semplici e senza orpelli. Ricoprirono e terminarono in fretta le faccende sulla buia soffitta per scendere e partecipare a Teresuccia, la sorella maggiore, la grande scoperta.

Questa restò solo un segreto per molto tempo anche se a volte erano tentate di sottrarre qualche marengo; ma il dubbio che la mamma potesse accorgersene le aveva sempre fatte desistere.

Un giorno però gli scrupoli furono vinti perchè si erano convinte che la mamma non se ne sarebbe accorta. Restate sole a casa la gran decisione fu presa.

Il babbo era fuori e la mamma era andata alla Messa: nessuna occasione migliore per mettere in atto il piano tante volte discusso sottovoce. Carmeluccia si mise sulla porta a spiare il ritorno della mamma, Emilia Rosa manteneva la scala e Teresuccia salì. Fece in fretta e scese presto dopo aver rimesso tutto com’era prima e ne portò tre dei bei marenghi lucenti. Se li divisero, li ammirarono e li conservarono forse in tasca, forse in petto, certo però avvolti nel fazzoletto.

Si sentivano felici, erano ricche, avrebbero fatto tante cose, avrebbero comprato chi sa che… Ma che avrebbero comprato? Se lo domandò prima Teresuccia, la più anziana, le altre vi pensarono pure e dopo tutto un fantasticare si convinsero che del danaro non avrebbero saputo cosa farne. E così riprendendo ancora Carmeluccia a spiare sulla porta e Emilia Rosa a reggere la scala, Teresuccia risalì dopo aver rimesso insieme le monete e andò a riporle ove le aveva prese.

Dopo si sentirono più calme, avevano ripreso la serenità: un quarto d’ora di ossessione aveva dato loro quel danaro, inutile ingombro in tre ragazze da marito che non sapevano come spenderlo, che non conoscevano come usarlo.

Felice tempo del mondo delle nostre nonne bambine quando la serenità regnava sovrana e i desideri non restavano inappagati perchè nulla si desiderava, perchè tanto poco si conosceva.

E tu stessa, vecchia zia Carmeluccia, che da anni ti sei ricongiunta alle tue sorelle che ti precedettero, lo dicesti quando vedesti quel frugolino, mal reggendosi sulle gambette, avviarsi solo e contento a comprare le caramelle a prova che aveva riconosciuta e sapeva far uso di quel pezzo di carta che il babbo gli aveva fatto cadere davanti mentre era intento ad altro gioco.

Totonn.