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STORIA DI BASELICE

(Continuazione del numero precedente)

L'articolo, continuazione di una serie storica sul Comune di Baselice, ripercorre le vicende feudali del paese dal 1454 al XVII secolo, tra le famiglie Guevara, Carafa e Rinuccini, con passaggi di proprietà, vendite di feudi e questioni giurisdizionali. Segue una digressione erudita sull'origine del nome Baselice, collegato all'antica Murgantia sannita, con citazioni di fonti storiografiche e un'iscrizione epigrafica latina relativa a Settimio Severo. Il testo si chiude con "(Continua)". Sesta puntata dell'articolo "Tabacco" del Dr. Rosario Zeppa, pubblicato su Valfortore. Il testo prosegue l'analisi degli effetti nocivi del fumo sulla salute, soffermandosi su vista, ciclo mestruale, gravidanza e allattamento, con……

(Continuazione del numero precedente)

Assicuratosi al trono di Napoli, Alfonso I° D’Aragona diede Baselice al suo seguace Guevara di Guevara nel 1454. Il che induce a credere che il presente feudatario dovesse essere partigiano di Renato D’Angiò, e venne spogliato. Così Baselice venne aggregato alla Contea di Ariano, di cui era titolare il suddetto Guevara.

Ferdinando I. confermò tutti i privilegi alla famiglia Guevara nel 1458, ma poscia la spogliò, per fellonia, e Baselice divenne terra regia. Carlo VIII la donò nel 1495 ad un francese della casa dei principi di Rohan, chiamato Pietro, signore di Giers; e recuperatosi il Trono di Napoli da Ferdinando II d’Aragona, ebbe Baselice Alberico Carafa seniore nel 1496. Gli successe il figlio Giovanni Francesco; e poscia nel 1528 il nipote Alberico iuniore il quale, fedele agli Aragonesi espulsi, si ribellò a Carlo V. Allora questi lo privò di tutti i feudi, ne arrichì Ferrante Gonzaga nel 1532, con diploma datato da Madrid a 30 giugno. Sotto Alberico Carafa le due parti del feudo eransi riuniti nel possesso della stessa persona; e sotto i Gonzaga rimasero per altro tempo Porcara e Monte Saraceno in utile dominio della Commenda di S. Maria a Mazzocca, dipendendo però sempre dai feudatarii di Baselice in quanto alla giurisdizione civile criminale. Questa dipendenza di giurisdizione fu il primo passo di unificazione della terra di Baselice.

Francesca Orsini, moglie dello spogliato Alberico Carafa, asserì che Baselice rappresentava le proprie doti, e così ne conservò il possesso, che trasmise a suo figlio Vincenzo; il quale nel 1550 donò Baselice, coi feudi di Porcara e Monte Saraceno, a suo figlio Fabio, in occasione del matrimonio di costui con Isabella Villani figlia dell’illustre presidente Francescantonio.

Nel 1574 Ottavio Carafa denunciò la morte del padre suo Fabio; ed in Baselice v’è il sepolcro di detto Ottavio nella chiesa che fu degli Agostiniani. Nel 1615 Isabella Carafa alienò Baselice, coi feudi di Porcara e Monte Saraceno a Cesare Brancaccio per duc. 80 mila; e questi al fiorentino Alessandro Ridolfi per duc. 73 mila. Messi in vendita i tre feudi nel 1641, il comprò ancora la giurisdizione civile e criminale delle suddette terre, che era rimasta presso la Regia Corte.

La famiglia Rinuccini, nobilissima ed illustre fra quelle dell’antica nobiltà fiorentina, ha sempre posseduto il marchesato di Baselice fino all’abolizione della feudalità, ed oggi ne conserva il nudo titolo, avendo alienate le terre ex – feudali a molte famiglie di quel paese e dei vicini, siccome ai Petruccelli, de Bellis ed altri di Baselice, ai Moscatelli e Ciarlanti di Castelvetere.

Sopra queste tutte le notizie che abbiamo ricercate, e che Baselice poteva offrire alla storia locale ed alla vita paesana; ma una scoverta venne gittata nel mondo archeologico e dei cultori delle storie antiche, cioè che l’antica Murgantia fosse stato sito proprio nel territorio di Baselice nell’ex-feudo di Porcara, il quale nome sarebbe così una derivazione di Morgara. L’ex feudo di Porcara resta fra i territori di Colle Sannita e di Baselice; di guisa che, secondo questa topografia, l’antica Murgantia sannita sarebbe stata sita in un ponte, che, a meglio delimitarlo può considerarsi quasi mezzo, diagonalmente, tra Baselice e Colle Sannita e S. Marco dei Cavoti d’altra.

La iscrizione pubblicata è la seguente:

IMP. CAESARI. DIVI. M. ANTONINI F. SEPTI
MIO. SEVERO. PIO. PERTINACI. AUG. ARAB. ADIA
BEN. PARTH. PONT. MAXIMO. TRIB. POTEST. XI.
IMP. XII. COSS. III. PROCOS. P. P. MUNIFI
CENTISSIMO. PROVIDENTISSIMOQUE.
PRINCIPI. GNDO
POPOLUSQUE. MURGANTIOS. QUOD. BASILICAM
HANC. SUA. IMPENSA. CONSTRUENDAM. CURA
VERIT.

Il Cassitto, nei primi del sec. XIX pubblicò la iscrizione e disse: “Baselice adunque è così detta della Ba-

silica, come Portici a porticus Herculis resta in piedi dopo le rovine di Ercolano. L’epoca del marmo è dal gennaio al marzo del 202 di Cristo. Settimio Severo apparisce nel 200 alle calende di Aprile imperatore per la XI volta e per l’VIII fornito della podestà tribunizia, Dunque in aprile 201 entrò nel titolo XII imperiale e IX tribunizio, compiendo l’anno a marzo 202. Ed il perchè il terzo consolato di Settimio Severo cominciò a gennaio del 200 e lo si esprime dal marmo che stesso marmo fu scoperto e dedicato a gennaio a marzo del 202.”

Queste parole del Cassitto, riportò testualmente Romanelli (1815) nella Topografia del Regno di Napoli vol. 2 pag. 481; e senza discussione alcuna accettò il fatto e la iscrizione.

Posteriormente, Giuseppe de Re, nel suo Vol. I pag. 281 della sua descrizione topografica antica e moderna del Regno delle Sicilie, scrisse queste secche parole:

“Murgantia, forse tra S. Bartolomeo in Galdo e Foiano”.

Venne successivamente il Corcia, e nella sua Corografia delle due Sicilie riportò la iscrizione a pag. 329 del vol. 1° in nota citò la autorità del Romanelli e di del Re, non dubitò che Murgantia fosse stata situata nel territorio di Baselice. (Continua)

da “I COMUNI DELLA PROV. DI BENEVENTO” dell’Avv. Alf. Meomartino, ed. Giuseppe De Martini, Benevento 1907