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San Giorgio la Molara
Collegamento archivisticoSan Giorgio la Molara è uno dei centri più estesi e storicamente più popolosi del Fortore, un paese nel quale…
Apri la scheda →Aneddoto paesano sull'ospitalità tra San Giorgio la Molara e Montefalcone durante l'ultima guerra
Un compare di San Giorgio la Molara, in visita ai fratelli Marchetti di Montefalcone durante l'ultima guerra per acquistare granone, riceve da questi la promessa di una visita di ricambio. Quando Claudio e Giovanni si recano infine a San Giorgio, trovano la moglie del compare assente e i due ospiti, noti per il loro grande appetito, finiscono per consumare progressivamente tutte le provviste di casa: salsiccia, uova, spalla di maiale, ventresca, formaggio, pane e due chili di maccheroni, lasciando alla fine la padrona di casa sconfortata nello scoprire che non restano che poche patate e neppure più vino per accompagnare le chiacchiere finali.

Per i sangiorgesi, cordiali ed espansivi, si diceva che, in genere non erano troppo attaccati al lavoro, forse in confronto ai montefalcosi; ma molto più di questi si sono sempre dimostrati versatili negli affari e nel commercio.
A ragione di ciò, forse, un sangiorgese, compare ( e chi non ha compari a S.Giorgio la Molara?) dei Marchetti, in uno degli anni dell’ultima guerra, in cui l’annata era stata buona, veniva coi muli a comprare il granone a Montefalcone.
Fu da quell’anno, durante il quale il granone era salito a buon prezzo, che in paese si smise di mangiare la pizza (pane di granone) che sostituiva il pane.
Faceva capo dai Marchetti, il compare di S.Giorgio, e, come d’uso, si fermava per la colazione.
Al compare era gradita l’accoglienza: se ne mostrava riconoscente e obbligato e per questo insisteva perché anche Claudio e Giovanni, i due fratelli Marchetti, si facessero vedere qualche volta a S.Giorgio per ricompensare la cortese ospitalità.
I due Marchetti non avevano interesse ad andare a S.Giorgio, ma, proprio per far contento il compare, promisero che qualche giorno, quando più liberi da impegni di lavoro, vi sarebbero andati.
Non trascorse molto tempo, il giorno libero si presentò e i due fratelli, d’accordo, a piedi per la montagna, andarono dal compare.
Festosa accoglienza, soddisfazione di averli una volta a casa sua, ma disappunto perché proprio in quel giorno la sua donna era andata al fiume a lavare.
Claudio e Giovanni tolsero dalle difficoltà il compare dicendo di non preoccuparsi di tanto; si sarebbero arrangiati tra loro per un poco di colazione. Non erano andati per mangiare, dicevano, ma solo per trascorrere insieme quella giornata.
Fu tirata la tavola, stesa la tovaglia, distribuiti i bicchieri e portata in tavola pane, vino e un piatto di salsiccia sotto sugna, tratta dal vaso di terracotta, tenuta in serbo per i lavori di falciatura e di mietitura.
I fratelli Marchetti, non si fa per dire, menavano vanto di essere i maggiori mangiatori del paese e qui non c’era gente delicata di stomaco.
Prima che al vasetto si vedesse il fondo fu proposto di mettere la salsiccia in tegame unitamente a delle uova per mangiare qualcosa di caldo. Nella sugna bollente in cui guazzavano i pezzi di salsiccia, furono spaccate le uova, forse una ventina, che la donna aveva messo da parte per le piccole spese domestiche.
Non ci fu bisogno di piatti, si mangiò nello stesso tegame bagnando il pane nella sugna calda e piccante. Quando il tegame fu vuotato e asciugato dagli ultimi pezzi di pane, i due compari, era evidente, aspettavano dell’altro. Appesa alla trave c’era una spalla di maiale, tenuta in serbo per qualche occasione. Gli ospiti dissero che quella era l’occasione buona e, quindi, fu messa in tavola e spolpata fino all’osso. La stessa sorte toccò alla ventresca della quale non restò che la cotenna, buona solo per cuocerla poi coi fagioli.
Il vino si attingeva dalla damigiana e in questa ce n’era ancora, ma il pane era finito. Non era un problema: dalla vicina di casa si poteva chiedere una pagnotta in prestito. Il compare vi fece ricorso e tornò con una bella forma di pane, che i due Marchetti affettarono e cominciarono a mangiare senza companatico.
Il compare, già preoccupato per l’esaurimento delle provviste, accennò al fatto di avere conservata una forma di formaggio, ancora intera. Sperava che gli ospiti gliela risparmiassero; invece fecero buona accoglienza al pecorino e tra un pezzo di formaggio, un poco di pane e un bicchiere di vino, anche il formaggio scomparve dalla tavola.
I due ospiti mangiavano ancora con buon appetito e dopo tutto quel ben di Dio non si mostravano satolli: spezzettavano il pane e continuavano a bere in attesa di altro. Al che il compare, preoccupato di aver visto esaurite le scorte, con un senso di stizza, disse che in casa non rimanevano che delle patate crude, conservate sotto il letto. I due fratelli non raccolsero la stizza, ma fecero buona accoglienza alla proposta: le patate cotte sotto la cenere andavano benissimo.
La comare, padrona di casa, che ritornava con la cesta dei panni lavati, li trovò alle prese con le patate calde che tiravano dalla cenere.
La moglie, non meno espansiva del marito, dimostrò il suo piacere nel vedere i compari a casa sua, e fece le scuse per la sua assenza e, risentita, richiamò il marito perché faceva mangiare ai graditi ospiti patate cotte sotto la cenere. Avrebbe provveduto lei a preparare qualcosa di meglio e propose di cuocere i maccheroni. Il marito aspettava, forse, che i due compari dicessero di no; invece questi, con un fiorito parlare, dissero che erano proprio quelli che ci volevano per riempire la pancia perché tutte le altre cose non soddisfano, anzi stuzzicano l’appetito.
Mise il caldaio sul fuoco e disse che usciva per andare a comprare un chilo di maccheroni, al che i due compari fecero osservare, con buone maniere, che il fastidio per la cottura era il medesimo per un chilo o per una quantità maggiore, tanto valeva….
-Un chilo e mezzo?
– Commà, se li devi fare, falli…, il che voleva significare che la quantità era ancora poca.
Ne furono cotti due chili e scodellati in un solo piatto ove attingevano tutti. La maggior parte, certo, furono mangiati da Claudio e Giovanni, i quali, nel sugo rimasto, bagnavano gli ultimi pezzi di pane, mentre dicevano che la scarpetta è più saporita dei maccheroni.
La padrona di casa visto il pane esaurito uscì per chiedere in prestito dell’altro pane e seppe dalla vicina che aveva già data un’altra panella.
Quando tornò in casa propose al marito di prendere un pò di salsiccia sotto sugna, al che questo dovette dire che l’avevano esaurita, e quando andò verso la dispensa per prendere le uova trovò il cestino vuoto. Rivolse gli occhi al soffitto e vide che vi pendevano solo i gangi ai quali erano appesi la spalla e la ventresca.
La povera donna si sentì sconfortata: le provviste messe in serbo, da servire per un anno nelle varie occasioni, erano state esaurite in giorno.
Con mal celato sdegno disse agli ospiti che non rimanevano che le patate e che anche quelle erano in via di esaurimento.
I due Marchetti, che di calma ne avevano da vendere, non si scomposero, continuarono a bere: -Tanto, dicevano, il vino si può bere anche sulle chiacchiere; ma il compare e la comare pareva avessero esaurite anche quelle.