GLI SCHERZI A LUIGINO.
La camera N° 3, che dava nella sala al piano di sopra, aveva al centro delle pareti opposte la porta e la finestra e lasciava spazio nel quattro angoli per allogarvi giusto quattro letti. Vi dormivamo: i due maestri, Pasquale Zanfardino,xxx Peppino Covino e io. Il quarto letto rimaneva libero. Gli occasionali passeggeri trovavano posto nelle altre camere.
Era il tempo di guerra e delle fessare e, quindi, della mancanza di tanti generi necessari, i quali dovevano essere barattati e procurati alla borsa nera.
Luigino il frassanese, che frascorreva più giorni a Montefalcone che altrove o a casa sua, lavorava nel piccolo commercio clandestino, che altrove con la sua attività palese di venditore ambulante di stoffe. Egli insisteva sempre per occupare il letto libero nella stanza da noi tre perché diceva, aveva piacere di stare in nostra compagnia.
A noi non dispiaceva, anzi, ci servivamo di lui il quale persaglio dei nostri scherzi, che lui subiva senza troppo ribellarsi.
Per il suo lavoro, la sera si attardava quasi sempre nel rientro, ad aspettarlo era io perché mamma e papà, che si alzavano presto per la partenza dei passeggeri, andavano a letto prima.
Gli scherzi a danno di Luigino, pesanti o meno, erano continui.
Me ricordo alcuni:
Una sera, quando lo sentimmo bussare, i due maestri, che erano con me acanto al fuoco, corsero a mettersi a letto e fecero finta di dormire, per accendere la luce. Luigino entra in punta di piedi e fa dormire per goderasi la scena. Luigino non poteva mai trovare il letto senza aiuto, ma la perretta era svitata per lasciarla sopper-ta, e grida perché prende la scossa, ripova, prende altra scossa e poi è costretto a spogliarsi all’oscuro.
Un’altra sera si avvicina alla porta e suona il campanello, noi si va su e attraversero il largo bugo che era sotto il balcone per lo scolo dell’acqua piovana, gli facciamo la doccia. Egli non ci può ve-dare perché stiamo all’oscuro; noi lo vediamo bene.
Ne ricordo alcuni:
Gli scherzi a danno di Luigino, pesanti o meno, erano continui.
La partenza dei passeggeri, andavano a letto prima.
Per il suo lavoro, la sera si attardava quasi sempre nel rientro, ad aspettarlo era io perché mamma e papà, che si alzavano presto per dormire per il suo lavoro, la sera si attardava quasi sempre nel rientro, ad aspettarlo era io perché mamma e papà, che si alzavano presto per dormire per goderasi la scena.
A noi non dispiaceva, anzi, ci servivamo di lui il quale persaglio dei nostri scherzi, che lui subiva senza troppo ribellarsi.
La porta non si apre, nessuno risponde e lui fa per avvicinarsi ancora per suonare: un’altra doccia.
Luigino, come un pulcino bagnato, resta impalato a distanza dal-l’entrata, esitante: se non suona non si apre, se apre, se si avvicina suonare teme che gli arrivi addosso altra acqua.
Lo tenemmo così lungamente, poi smettemmo solo per evitare a lui una polmonite e a papà di alzarsi per le ripetute suonate del cam-panello.
Luigino ora rinchiusa per tempo per evitare altre docce, si va su a mettersi a letto e si chiacchiera un poco e poi si spegne la luce e tutto è tranquillo. Ad un tratto il letto crolla e Luigino si trova sotto le materassi che con addosso la testiera del letto, fatta cadere, to che avevamo legata ad una corda e, tirandola, fatta cadere.
Dopo ripetuti, inutili tentativi di rimettere in sesto il letto è costretto a stendere i materassi a terra e dormirci sopra. E tutto questo all’oscuro perché no s’azzarda ad accendere la luce, per timore d’aver trovato la peretta scoperta.
Un’altra sera, già a letto, in due si finge di dormire, l’altro dice di sentirsi poco cosa e chiede a Luigino di riempirgli il bicchiere d’acqua, Luigino, in mutandoni, va al bagno a riempire il bicchiere, quando torna la porta la camera è chiusa a chiave. Chiama e noi di dentro, gli diciamo di non alzare la voce perché potrebbe uscire papà è trovarlo vestito a quel modo.
Il povero Luigino resta impalato davanti alla porta, bussa e implora a bassa voce di farlo entrare. Lo vediamo dal buco della serratura sconfortato e col bicchiere in mano.
Dopo tempo giriamo la chiave, Luigino si avvicina alla porta e dallo spiraglio parte violento un getto d’acqua e la porta si richiude ad otto un metro un altro il pavimento, ma non alza la voce, ha timore di essere sorpreso coperto solo dalla maglia e dai mutandoni.
Una mattina si alza presto per partire con la corriera. Si veste in fretta e quando va per prendere l’orologio con la catena, posato sul comodino, ritira di scatto la mano perchè prende la scossa. Si stizza: l’orologio deve prenderlo, ma come fare per evitare la corrente? Chiede aiuto a noi che assistiamo ridendo al suo sgomento e alla sua indecisione; mentre dalla corriera suonano per sollecitarlo. Tutte le volte che è stato oggetto dei nostri scherzi, va a lagnarsi da mamma, la quale gli consiglia di cambiare posto per dormire: ci sono tanti letti in altre camere; ma a Luigino piace la nostra compagnia e torna a dormire con noi.