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San Giorgio la Molara
Collegamento archivisticoSan Giorgio la Molara è uno dei centri più estesi e storicamente più popolosi del Fortore, un paese nel quale…
Apri la scheda →Un'antica leggenda di fratellanza e generosità: la vicenda di Matteo e Vincenzo
Il racconto narra un'antica leggenda ambientata nel luogo dove poi sorse Gerusalemme: due fratelli, Matteo e Vincenzo, ereditano rispettivamente un campo con un melo e la casa paterna. Il fratello scapolo, resosi conto delle maggiori necessità del fratello sposato con figli, inizia di notte a portargli parte del raccolto di mele senza farsi riconoscere. Contemporaneamente anche il fratello sposato, per gratitudine, fa lo stesso verso il fratello solo. Una notte i due si incontrano a metà strada portando ciascuno sacchi di mele per l'altro, scoprendo così la reciproca generosità e abbracciandosi commossi. Il racconto prosegue poi con un nuovo episodio ambientato a Villa Fontana, dove un personaggio di nome Matteo lavora nei campi tra dubbi sulla provenienza di alcune mele, introducendo il tema che continuerà nel documento successivo.

Un’antica leggenda narra che la terra ove poi fu costruita Gerusalemme un tempo era coltivata a grano da due fratelli: l’uno scapolo e l’altro con moglie e figli.
Dopo la mietitura l’uno portava nel campo dell’altro parte del proprio raccolto, pensando al fratello che avesse maggiore bisogno di lui. Così nacque il numero dei covoni dell’uno e dell’altro cambiò risultato, così facevano entrambi e di nascosto, così il numero dei covoni dell’uno andava sempre eguale e non si rendevano conto di come potesse avvenire.
Una notte i due fratelli s’incontrarono, lasciarono i covoni e si abbracciarono.
Tempo è passato da allora, usi e costumi sono cambiati e anche i sentimenti di fraternità, forse, hanno risentito l’usura del tempo se i fratelli di cui narriamo non si conformarono a quelli di Geru-salemme.
Matteo e Vincenzo Di Brita avevano a S.Giorgio la Molara una zia maritata in quel paese; non aveva figli e viveva agiatamente. Lei era contenta quando i nipoti andavano a trovarla e trovarla e contenti erano gli stessi nipoti perché la sua faceva loro buona accoglienza e non li rimandava mai senza averli provveduti di cose delle sue provviste o del raccolto.
Una domenica di autunno, liberi dal lavoro, andarono insieme dalla zia al recolto.
Non vi era al tempo la strada campestre non fu per loro il percorso obbligato ora’era possibile abbreviare tagliavano diritto attraverso i campi.
In uno di questi s’incontrarono con un albero carico di belle mele.
Ammirarlo e decidere di farle proprie furono espressioni spontanee e sollecite dim entrambi, come fosse stata roba di propria appartenenza e da tempo ne aspettassero la maturazione.
Al ritorno da S.Giorgio si sofferminarono ancora sotto l’albero e convennero che a breve termine sarebbero andati insieme a fare la raccolta. Ma l’accordo non fu mantenuto.
Una mattina che la pioggia non consentiva ai due mietitori- di xa-ndare a lavorare sul Matteo, che abitava in via Fontana allora fra le ultime case del paese, di buon’ora, mette il sacco sotto il xx braccio e s’avvia svelto verso il campo. Arriva, coglie le mele, le inasca, se le carica sulle spalle e s’avvia sulla strada del ritorno.
Di essere sorpreso dal padrone del campo non ha avuto timore, col tempo piovoso non sarebbe andato in campagna, ma il tempo, propizio, per l’appunto che lo consentiva anche per il fratello e, quindi, allunga il passo per giungere anzi eccolo apparire Vincenzo che do se mai vedesse. Dopo un buon tratto ecco apparire Vincenzo che con buon passo viene per la discesa, vi si nascosero.
Una meta di fieno lì presso è pronto rifugio a raggiungere e quando l’agiata quando il fratello è presso violanza e la sorpassa, quando si è allontanato abbastanza, Matteo si riscarica sulle spalle le mele e prosegue per il ritorno, sollecito, ma quanto può, sicuro però che e proseguo perché sa il tempo che occorre per Vincenzo non può raggiungerlo il tempo che occorre per Vincenzo non può raggiungerlo calcolando il tempo che occorre per arrivare all’albero e poi ritornare.
Arriva a casa, provvede a portare le mele in soffitta e domanda se Vincenzo è passato di là per chiamarlo. Nessuno l’ha visto. Non se Vincenzo è passato di là per chiamarlo, ha fatto altra strada per non passare davanti a chiamarlo.
Se non fosse andato per tempo non avrebbe trovato le mele perchè quel furbo di Vincenzo era andato da solo senza di lui. Avrebbe preso le mele tutte per sé.
Non che questo lo facesse sentire assolto per quello che aveva fatto lui, ma in cuor suo rimproverava l’azione del fratello.
Lavoravano insieme tutti i giorni, l’uno andava alla casa dell’al-tro, ma non parlarono mai della mele. Vincenzo non poteva dire di aver trovato l’albero spogliato: avrebbe confessato di essere andato senza chiamare il fratello; così Matteo, anche se avesse voluto xxxxxxxxxx dire di chiamarlo.
non aveva volu trovare.
Quando i figli di Vincenzo andavano a casa dello zio, tornavano spesso con qualche mela regalata loro dalla zia Rosina. La varietà era sempre la medesima eppure il fratello non aveva campi e tanto meno alberi di mele.
Il dubbio si faceva certezza e si convinceva sempre più della provenienza di quella frutta; ma il discorso delle mele non non veniva mai preso dal due.
Il vino, però scioglie la lingua e fa palesare anche i pensieri riposti. Una sera, dopo vari tressetti fra un gruppo di amici, diverse passate di bicchieri e qualche spuntino, Matteo trasse di tasca
alcune mele, al che Vincenzo non riuscì a contenersi ed espresse il dubbio sulla provenienza di esse. Matteo confermò la provenienza e contestò al fratello di essere andato lui pure a cogliere le mele senza passare da casa sua per andarvi insieme. Quando il vociare dei due si fu placato, gli altri vollero saperne di più e il racconto venne fuori con tutti i particolari, aggiunti dall’uno e dall’altro secondo convenisse addurre delle scuse o affermare di non essere stato da meno nel prevenire la furba mossa dell’altro.
E il segreto, tenuto in serbo da entrambi, fu argomento di racconto per i presenti, che lo dissero agli altri e ben poterono fare il raffronto con quanto dice la leggenda dei fratelli di Gerusalemme.