Dal RISORGIMENTO del 5 nov. 1949
BENEVENTO, 4
Ai confini della provincia di Benevento, verso Lucera e Foggia sui cocuzzoli dei colli che si specchiano nel Fortore, si affacciano — tutt’intorno, a San Bartolomeo — sulla stretta valle numerosi paesini lindi e poveri, tagliati fuori da tutte le grandi correnti di traffico, ma vivi per fervida operosità e per la decisa volontà di lotta contro gli eventi e la natura.
Le popolazioni di quelle zone montane sono di povertà francescana. La rigidità di taluni inverni toglie a quei laboriosi agricoltori per lunghi periodi ogni raccolto. I disboscamenti continuati, ininterrotti per due secoli hanno finito per provocare effetti paurosi. Le acque non più trattenute lungo la china, travolgono durante le notti di intemperie il terreno utile alle coltivazioni e con esso le sementi. Vaste e pericolose frane si manifestano un pò dappertutto e spesso i centri abitati ne sono pericolosamente minacciati.
La provincia non ha le possibilità di intervenire. Gli uomini politici di tutte le epoche e di tutti i regimi hanno fatto energiche pressioni sui Governi per ottenere un efficace intervento. Le promesse non sono mai mancate. Anche oggi ne sono state fatte a josa: ma non si è visto mai nulla di concreto.
Fino al 1914 le popolazioni reagivano alla situazione intollerabile mandando in America la loro migliore gioventù. Gli emigrati del Valfortore, sempre colla loro patria nel cuore, portavano nelle solitudini meno ospitali dell’immensa repubblica americana la loro dura volontà di lavoro, il loro desiderio di lotta contro la natura e riuscivano quasi sempre a vincere.
Molti tornavano ai paesi di origine, altri, i più, non potevano più tornare; ma i loro figli, le loro famiglie conservavano inalterato nel cuore il culto della patria lontana di cui avevano sentito parlare con affetto ingenuo, inalterabile dai capi famiglia nati lontano.
Dal 1914 nessuno ha più potuto raggiungere i parenti in America, o solo ben pochi; i rapporti tra le famiglie di origine e quelle nuove createsi in America non sono stati troncati.
Ma le nuove generazioni del Fortore hanno conservato intatto l’amore per questi fertili la patria lontana ed hanno deciso di fare qualche cosa per loro.
Un gruppo di giovanissimi, capitanato dal prof. Antonio Zeppa, ha pensato di creare fra questi membri lontani della stessa famiglia ancora un nuovo tenace legame. Ha creato un giornale dedicato precipuamente agli italiani del Valfortore trapiantati in America.
Sul foglio sannita, redatto con amore infinito e con intelligente sensibilità, trovano posto tutte le notizie che possano interessare chi è lontano dalla patria e dalla famiglia. La commovente cronaca locale ha l’adeguato spazio ed informa degli avvenimenti lieti e di quelli tristi delle famiglie rimaste in Italia. La storia di singoli Comuni, le celebrazioni, i riti religiosi, i costumi tradizionali vi sono illustrati con amore infinito. L’iniziativa avrà un grande successo. E non poteva essere altrimenti. Gli italiani di America hanno un saldo legame che li avince sempre più se lontano.
Lusingati per l’interessamento e il benevolo apprezzamento del grande quotidiano del Mezzogiorno, ringraziamo.