Avviene non troppo di rado eppure non ci si abitua e porta sempre un senso di viva angoscia assistere alla partenza della nostra gente per l’oltre mare.
Alla mattina della partenza, prima ancora dell’ora una folle muta si ammassa nella piazza; sono parenti, amici, sono soltanto paesani che vengono o salutare i partenti, a fargli gli auguri, ad abbracciarli con un trasporto di affettuosa fraternità.
C’è chi non si può trattenere e piange, chi male trattiene le lacrime e i singhiozzi, i più forti non danno segni manifesti e poi non possono parlare per il nodo alla gola.
Poi l’auto parte; sventolio di fazzoletti, dimenio di mani e la folla, lenta muta, si dirada portandosi nel cuore un vuoto e forse anche un senso d’invidia per la sorte migliore a cui va incontro l’amico più fortunato che può lasciare la vita grama della nostra gente.
Abbiamo visto negli ultimi tempi partire:
Ines Lucarelli, Michelangelo Reino, Immacolata Ianzito, Consolata Mansueto coi figli Emilio e Maria Donata, Giuseppe Coduti, Maria Zilla, Ida Lucarelli, tutti diretti in Argentina per raggiungere i rispettivi coniugi.