
Comune
Montefalcone di Val Fortore
Collegamento archivisticoMontefalcone di Val Fortore è uno dei paesi che meglio raccontano le contraddizioni, la storia e le trasformazioni del Fortore.…
Apri la scheda →L'articolo ricostruisce la storia feudale e civile di Montefalcone Valfortore dall'epoca normanna al 1907: origine incerta del nome, prime attestazioni nel Catalogo dei Baroni, passaggi di feudo tra Caracciolo, Loffredo, De Martino, Montefuscoli, De Santis fino ai Sangro (tuttora titolari del marchesato), il castello distrutto nel 1809, l'andamento demografico dal periodo svevo al 1901 (3896 abitanti), l'appartenenza amministrativa (da Principato Ultra a Foggia, poi Benevento dal 1861), e infine due personaggi illustri nati nel paese: Fra Marco da Montefalcone (confessore di Carlo III Durazzo) e monsignor Paolo Pucci, arcivescovo di Salerno. Tratto da "I Comuni della Provincia di Benevento" dell'avv. Alfonso Meomartini (1907).
Nell’estrema parte della provincia è situato questo Comune del mandamento di Castelfranco in Miscano. Confina con S. Bartolomeo in Galdo, Foiano, S. Giorgio la Molara, Ginestra degli Schiavoni e Castelfranco, e con Roseto, che appartiene a Foggia.

L’estensione territoriale è di tomoli 12.163 di terreno, coltivati in massima parte a cereali, quantunque altre culture più profique fossero ivi possibili. Vi possiedono principalmente il Duca Sangro di Napoli che ha il titolo di marchese di Montefalcone, la famiglia Cirelli di Castelfranco e le locali famiglie Sacchetti, Tutoli, Altobelli, Palazzi, Bassi, Coduti, Dota, Antonucci, De Matteis, Paoletti, Ricciardelli ed altri.
È inutile perdere tempo sull’origine del nome, essendo questa una incognita che inutilmente si presta a congetture e supposizioni sulle idee diverse che può risvegliare un monte ed un falcone.
Il Montefalcone, ora detto Valfortore, non è quello di cui parla il Falcone nella cronaca sotto l’anno 1120, quando racconta che nel maggio il Conte Rainulfo, alleatosi con Roberto di Montefusco, assediò il castello di Tufo, difeso virilmente da Ragone, signore dello stesso, e che il conte Giordano di Ariano, venuto a cognizione di tali fatti, immediatamente raccolta numerosa soldatesca in cavalli e pedoni, s’accampò al castello di Montefalcone, poco lungi dal conte Rainulfi, col quale poscia venne fatta tregua dopo l’abboccamento al Ponte Valentino, mediante l’intervento del Cardinale Ugone, del rettore Stefano e dell’eletto Roffredo di Benevento.
Il Montefalcone di cui parla la cronista è l’attuale casale o frazione di S. Nazzaro, a piè di Montefusco.
La più antica nuova che storicamente si ha di MONTEFALCONE VALFORTORE è dell’epoca normanna; si rileva dal catalogo dei Baroni n. 323, Contea di Civitate: “Domina Montis Falconis, sicut dixit Guarmundus, tenet Montem falconem quod est feudum duorum militum,,.
E costei doveva essere la moglie di Guglielmo Potofrance, il quale possedeva Roseto, ed è riportato sotto lo stesso numero 323.
Però nel catalogo medesimo dei baroni, al n. 341, sotto la rubrica della Contea di Civitate, vengono nominati altri signori di questo Montefalcone: “Robertus de la Rocca, Robertus Magnerius, Raynaldis Montis Dragonis, Hugo Eliae, Henricus de Laysa et Robertus de Laysa tenent Montem falconem, quod, sicut dixit Hugus filius Acti, est feudum duorum militum et cum augmento obtulerunt milites quatuor et servientes X.

È messo nel Giustizierato di Principato Ultra, e tassato per once 10, tarì 15 e grana 17.
Poco dopo ebbe un disgravio di tasse per danni subiti dal terremoto; risulta da un documento riferibile agli anni 1343 e 1344, esistente nei registri angioini del Grande Archivio di Napoli lettera F. n. 341, fogl. 235, ed intitolato “Universitati Castri Montis Falconis provisio pro minoratione collectarum quia terremotum concussa est pars dicti Castri et abissata.
* Posteriormente, cadde in signoria di tal Giannotto di Montefalcone, che seguìe le parti Angioine; ma si diede poscia ad Alfonso d’Aragona. Lo si rammemora questo fatto nel Diario di Monteleone, pag. 117: “giugno 1439. Il re Alfonso fu a Montefalcone, e, benché il Signor Giannotto di Montefalcone fosse fedelissimo al re Renato fu forzato dall’suoi al darsi al re Alfonso,,, fu dato indi a casa Caracciolo; ed un Pippo Caracciolo lo stabilì a 19 maggio 1475 i confini tra Montefalcone ed il feudo S. Maria in Mazzocca con l’Abate Commendatario Cardinale Orsini, da non confondersi col celebre Arcivescovo di Benevento, vissuto due secoli più tardi, e che divenne Papa Benedetto XIII.
Beatrice Caracciolo lo portò in casa Loffredo, sposando Francesco Loffredo Marchese di Treviso nel 1585. A 24 settembre 1622 lo comprò sub hasta un Andrea De Martino, che venne nominato Marchese di Montefalcone a 24 ottobre 1626 da Filippo IV.
Ricadde, per estinzione di linea successibile, alla Regia Corte nel 1640; e fu venduto all’avvocato Francesco Montefuscoli per ducati 20.300 nel 1645 a 13 novembre; gliene diede il possesso il Commissario della Regia Camera Carlo Paolucci di Morcone. Passò in casa De Santis nel matrimonio di Lucrezia Montefuscoli, Marchesa di Montefalcone, con Giovanni De Santis, che fu primo Marchese di questo cognome. Gaspare De Santis, che era un semicretino, lasciò il feudo nel 1773 al nipote ex sorore Vincenzo Capece, ma con obbligo di pagarne il valore al suo avvocato Piero Stravino di Maddaloni, che lo fece valutare in ducati 70.395! La oppressione dei tempi feudali era sì grossa che questo avvocato rapace e ladro giunse a persuadere l’Università o Comune di Montefalcone di reclamare al Regio Demanio, ricomprandosi; e così venne fatto, a furia di debiti contratti con le case di Sangro e Rocella, intestando il feudo del pagamento dell’Adoa ad un contadino padre di 12 figli, siccome era di prammatica, chiamato Filippo Sacchetti.
Le molte migliaia di ducati arricchirono il ladro di Maddaloni, non ostante la dichiarazione di nullità del testamento di Gaspare de Santis, e depauperarono il Comune, che indi a poco, si dovè cedere in solutum alla famiglia di Sangro, per non poter pagare i debiti. Il titolo di Marchese di Montefalcone, siccome abbiamo detto, è tuttavia nella stessa nobilissima famiglia di Sangro.
Il Comune era edificato con difese in muratura e porte, dette: Santa Maria, Latrona ed il Castello; aveva infatti un grosso castello, opera del sec. XV, dove fu alloggiato Alfonso d’Aragona, ma venne distrutto nel 1809, essendo divenuto ricettacolo di famosi banditi.

Sono da osservarsi principalmente il palazzo Sacchetti, di recente costruzione, ed una palazzina Bassi bene architettata. (1)
Un’antica numerazione dell’epoca Sveva diede 171 famiglie, diminuiva a 96 nel 1532. In seguito ebbe 121 fuochi nel 1545, 314 nel 1595, diminuiti a 209 nel 1669 per effetto della peste e del terremoto. Attualmente è popolato da 3896 abitanti, secondo
il censimento del 1901.
La principale Chiesa è decorata del titolo di Abbazia, e dipente dalla Diocesi di Ariano di Puglia.
Amministrativamente il Comune ha fatto parte del Principato Ultra fin dall’epoca Angioina, e soltanto nel 1811 fu aggregato a Foggia, nel Circondario di Castelfranco, ed a quella provincia ha appartenuto fino al 1861, quando passò a Benevento.
Caratteristica è la foggia di vestire delle sue donne, le quali vantano, non a torto, reputazione di attiche forme.
Tra gli uomini più distinti ivi nati, e dei quali v’è traccia, fuvvi un Fra Marco da Montefalcone dei Minori Osservanti, lettore in sacre pagine, Cappellano maggiore, Confessore e familiare del Re Carlo III Durazzo, con la provvisione di annue once 36, negli anni 1382 e 1383; ed un Monsignor Paolo Pucci, Arcivescovo di Salerno.
(1) Ora proprietà e sede municipale. — Ing. Alm. Meomartini.
da “I Comuni della Prov. di Benevento”, dell’Avv. Alf. Meomartino — Ed. Giuseppe De Martini, Benevento 1907
* Una tradizione, attestata nei Diurnali del Duca di Monteleone, parla del passaggio di Alfonso d’Aragona a “Montefalcone” nel giugno 1439. Tuttavia l’identificazione con Montefalcone di Val Fortore resta incerta: i registri aragonesi documentano infatti un Giannotto de Montefalcione, signore dell’omonimo castello irpino, rendendo probabile una confusione toponomastica tra Montefalcone e Montefalcione.