Documento

Quando il cuore è poeta

Il racconto narra di Ugo, un giovane di diciotto anni, che riceve una cartolina illustrata con una dichiarazione d'amore anonima firmata Nora, una ragazza cittadina conosciuta in comitiva con altri amici (Sergio, Rolando, Paolo, Mario). Convinto che sia lei l'autrice, Ugo si commuove ripensando ai loro incontri passati e si sente finalmente un conquistatore. Il giorno dopo scopre però che anche gli altri amici hanno ricevuto cartoline identiche con la stessa calligrafia: si tratta di uno scherzo collettivo. Accusato inizialmente di essere l'autore della burla, Ugo dimostra la propria innocenza mostrando la sua cartolina, e la vicenda si conclude tra le risate del gruppo, lasciando in lui comunque la dolce illusione di essere stato amato.

Novella

Quella mattina il portalettere fu davvero il messaggero della felicità e la felicità era tutta in poche brevi parole, scritte su una cartolina illustrata.

Ugo prese la cartolina con indifferenza; ma d’un tratto, leggendo, avvampò.

“Ti ho amato e t’amo,,.

Le parole parvero bruciargli le dita, poiché ripose subito la cartolina. Ma forse temeva di essere sorpreso, e non voleva far trapelare il suo segreto. Più tardi, sicuro di essere solo, riprese la cartolina, guardò avidamente quei caratteri minuti che avevano messo in subbuglio il suo cuore, non credendo ai suoi occhi. Dietro la cartolina, dal lato dell’illustrazione, un ramo di edera tenacemente attaccato a un antico muricciolo: l’eterno simbolo dell’amore costante che avvince due cuori per la vita. Fissò a lungo il ramo di edera, e gli parve di udire il disperato richiamo di un altro cuore che palpitava per lui.

“Nora,,. Mormorò commosso. Appoggiò le labbra su quel nome, e gli parve di sentirvi un tepore, come premesse il delicato viso di lei.

“Nora,,. Ripeté ancora; e lo prese una tenerezza infinita, uno struggimento mai provato, un senso quasi di sgomento per le nuove emozioni che entravano a far parte della sua vita.

Fantasticò a lungo, ripensando al passato: e cose insignificanti gli apparvero in una luce nuova. Ricordò il giorno in cui l’aveva vista la prima volta. Piccolina, i capelli lisci con una breve frangetta sulla fronte, aveva l’aspetto di un’adolescente. Gli occhi di un colore indefinibile le davano un fascino nuovo, perché non somigliavano a nessuna. Ci si sentiva un pò a disagio quando quegli occhi guardavano, perché vi era in essi qualcosa di enigmatico che non riusciva mai a capire. A volte parevano assorti; ma d’un tratto ella scoppiava in un’allegra risata. Rideva così, per nulla, e destava il desiderio di scoprire la sua anima. Cantava spesso, sussurrando quasi le parole; e allora era più bella ascoltarla, perché sembrava di cogliere nella sua voce risonanze profonde, come il sospiro di un segreto tormento. I ragazzi erano tutti un pò innamorati di lei: ma non osavano confidarlo neppure a se stessi. La colmavano di gentilezze; ma nessuno trovava da ridire su questo, perchè ognuno si faceva il dovere di dimostrare a una ragazza cittadina che in paese non si è poi tanto zotici e villani come vorrebbero far credere quei bellimbusti della città.

Nora era la reginetta della comitiva. Si mostrava grata alle cortesie, era prodiga dei suoi sorrisi, scherzava con tutti senza dar la preferenza a nessuno. Se la mattina Sergio poteva vantarsi di aver ricevuto qualche parola di simpatia, la sera doveva tacitamente dichiararsi sconfitto perché ella si era mostrata più gentile con Rolando.

Così i ragazzi rimasero buoni amici, avendo finito col convincersi che Nora non avrebbe accordato a nessuno una particolare simpatia.

Per Ugo poi non c’era stato alcun giorno in cui si fosse potuto vantare di aver avuto da lei più sorrisi o più attenzioni. Per questo più ardente era il suo desiderio.

Ma ora si ricordava di piccole cose che forse non erano insignificanti come egli le aveva giudicate. Egli era stato forse il più trascurato di tutti: ma una volta Nora, parlando di ragazze innamorate, aveva detto che le donne sanno fingere a tal punto da non lasciar trapelare a nessuno se hanno un segreto nel cuore.

A poco a poco nella sua mente si fece strada la certezza che Nora lo aveva amato profondamente e aveva dovuto lottare con se stessa per nascondere il suo turbamento di fronte a lui. Si ricordò perfino di uno strano rossore che le aveva notato un giorno in cui si erano incontrati all’improvviso. A furia di pensarci su, acquistò la certezza assoluta dell’amore della fanciulla.

Si guardò nello specchio: aveva gli occhi lucidi di felicità. Il suo sguardo acquistava un fascino nuovo: era pur sempre un bel ragazzo.

“Va là che sai fare grandi cose!,, disse spavaldamente alla sua immagine riflessa nello specchio.

E fu così che dal rango dei vinti passò a quello del conquistatore.

* * *

Nora era partita il giorno prima. Questo gli dispiaceva oltre misura, perché non poteva vederla più, proprio ora che sapeva di essere amata da lei. Ella non aveva osato confessargli il suo amore ma glielo aveva scritto. Povera piccola! Chissà quanto aveva sofferto! Si dava dello stupido per non averlo saputo comprendere. A ripensarci su era così evidente che chiunque se ne sarebbe accorto. Davvero aveva bisogno di acquistare esperienza in fatto di donne. Ma era perdonabile: non aveva che diciotto anni. Pure, aveva conquistato l’affetto di Nora, senza nemmeno saperlo. L’idea che una donna si struggeva per lui gli dette una commozione tale che gli veniva quasi da piangere.

L’indomani per la via incontrò gli amici che scherzavano rumorosamente e si unì al gruppo. Aveva una voglia matta di mostrare la cartolina che teneva nel taschino della giacca vicino al cuore: ma non gliene lasciarono il tempo. Quei buontemponi ridevano sguaiatamente, lo interrompevano se egli tentava di parlare, gli davano delle affettuose manate sulle spalle che, se in altri tempi aveva accettato come segni di cordialità, ora gli sembrava una villania. Ad un tratto Paolo, cambiando totalmente argomento, passando da una celia all’altra, disse tirando di tasca qualcosa:

— Dite un pò, amici, conoscete questa scrittura?

Fu un affollarsi intorno a quel pezzo di carta. Per Ugo, un colpo di fulmine: gli stessi caratteri minuti della sua cartolina. “Sei il mio più grande amore,,. Sotto, il nome di Nora. Un’altra cartolina fu posta d’improvviso sulla prima e si udì la voce di Sergio: — Ne ho ricevuto anch’io una simile.

Poi fu la volta di Rolando, che si decise a tirar fuori la sua. Ugo restò allibito. Altre due cartoline furono tirate fuori: in tutto figurava la medesima scrittura; in tutte vi erano frasi d’amore. Mario fu il primo a parlare:

— Ragazzi, quella piccola strega si fa gioco di noi.

Ma Paolo proruppe con solennità:
— Ed io vi dico, io vi dico, amici che qui c’è l’opera malvagia di qualcuno che ci sta vicino. Queste cartoline non sono state scritte da Nora.

Tutti lo guardarono con ammirazione, come l’autore d’una grandiosa scoperta.

E Sergio disse: — Bene, bene! Vediamo un pò. Esaminiamo la calligrafia. Di chi può essere?

Si posero avanti le cartoline. Ugo, in tutta questa faccenda, non aveva pronunciato parola; ma era visibilmente contrariato.

D’un tratto, l’indice accusatore di Paolo si diresse verso di lui:
— Traditore! Sei stato tu!

Fu una risata generale. Ugo, colto alla sprovvista balbettava senza riuscire a dire nulla.

Paolo ripetè, con voce tonante:
— Sei stato tu, perchè sei l’unico che non hai ricevuto la cartolina.

I passanti si voltavano sentendo tanto chiasso. Qualche curioso si fermò a guardare. E allora Ugo, non trovando altro modo per giustificarsi, si affrettò a dare l’unica prova che lo avrebbe discolpato: trasse anch’egli la sua cartolina.

Una risata fragorosa accolse il suo gesto: e rise anch’egli, sentendosi improvvisamente leggero.

* *

Fu certamente una burla. Ma Ugo dovette ad essa la sua prima dolce illusione di aver conquistata una donna: e per essa il suo cuore cantò di felicità.

E gli altri? Gli altri furono meno poeti.

Delfina Pettinaro

Approfondimenti video