Il problema Meridionale e il contributo degli emigranti
Collegamento archivisticoSaggio di Antonio Fallarino sul "problema meridionale" letto attraverso la lente dell'emigrazione. L'autore ricostruisce come, dall'Unità d'Italia in poi, le rimesse degli emigranti meridionali (fino a mezzo miliardo di lire annue, pari a circa un ottavo delle entrate dello Stato) abbiano sostenuto l'economia nazionale, mentre il Sud restava penalizzato da una pressione fiscale iniqua rispetto ai benefici ricevuti, a vantaggio dello sviluppo industriale del Nord. L'articolo individua nella disoccupazione e nel peso fiscale le cause principali dell'espatrio, spesso costringendo i contadini a vendere piccoli appezzamenti di terra per pagarsi il viaggio. Fornisce dati sull'emigrazione italiana (picco di 872.599 partenze nel 1913) e ne sottolinea il carattere peculiare rispetto ad altri popoli europei: gli italiani emigravano con l'intenzione di tornare (circa l'80% dichiarava questa intenzione), pur finendo spesso per stabilirsi definitivamente all'estero, mantenendo comunque un forte legame affettivo con la madre patria. L'articolo, che continua nel numero successivo, si inserisce nella linea editoriale del giornale dedicata a Fortore/Sannio e all'emigrazione delle sue comunità.
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