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Montefalcone di Val Fortore. L’emigrazione di fine ’800

Gibilterra e il naufragio del 17 marzo 1891

E’ una storia tratta dall’oblio quella del naufragio del piroscafo Utopia avvenuta nella baia di Gibilterra il 17 marzo 1891 che vide la morte di 540 emigranti su un totale di 900 persone. Quasi tutti contadini, in prevalenza provenienti dalla Campania e da alcuni paesi della provincia di Benevento. La povertà e la miseria li spinsero ad imbarcarsi, in cerca di un futuro migliore, sul piroscafo alla volta de “La Merica”. Storie dimenticate alle quali l’autore ha avvertito la responsabilità morale e civica di restituire la dignità della memoria offrendo al lettore una visione della realtà dell’epoca sotto l’aspetto giuridico, storico, politico e religioso. L’autore denunzia le ingiustizie di allora ed il malaffare ben organizzato che approfittò dell’ingenuità, dell’analfabetismo e della povertà dei poveri contadini. L’autore inoltre si sofferma sulle discriminazioni che i nostri emigranti subivano nelle terre d’oltreoceano. E’ un libro-denunzia con il quale l’autore vuole, attraverso la storia, accendere i riflettori su un fenomeno, quale è quello dell’emigrazione-immigrazione di quotidiana attualità e che, ancora oggi a distanza di circa 134 anni, colpisce i paesi rurali dell’entroterra del Sannio beneventano e del Sud d’Italia.

Il libro di Marcello Zeppa è la ricostruzione storica di un tragico evento, di rilevanza internazionale, ma ben presto volutamente fatto entrare nell’oblio: il naufragio del piroscafo Utopia, avvenuto nel porto di Gibilterra la sera del 17 Marzo 1891.

Il piroscafo imbarcava poveri emigranti del Sud che, disillusi dalla politica di un governo “piemontesizzato”, nel quale avevano riposto fiducia per migliorare le proprie condizioni economiche, si vedevano costretti ad emigrare in terre lontane per realizzare il proprio sogno di un riscatto sociale.

Tra le circa 540 vittime vi erano anche 12 cittadini di Montefalcone. Da Montefalcone erano partiti in 16. I 4 superstiti scelsero di non proseguire la traversata e rientrarono a Napoli.

L’autore, attraverso un paziente e minuzioso lavoro di ricerca di vecchi documenti, segue le tracce di questi suoi compaesani, e scopre che 5 di essi sono ancora sepolti nel cimitero di North Front a Gibilterra.

La ricostruzione di questa tragica vicenda è anche l’occasione, per l’autore, per affrontare la tematica del fenomeno migratorio relativo al periodo che va dalla fine dell’Ottocento agli anni trenta del secolo scorso e che vide i nostri emigrati raggiungere l’Argentina, il Brasile e gli Stati Uniti d’America.

Il libro ricostruisce le motivazioni che indussero tanti disperati contadini, braccianti ad abbandonare la propria terra in cerca di fortuna per sfuggire alla “miseria” imperante soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia all’indomani dell’Unità d’Italia, allorché svanirono le aspettative e le speranze che il nuovo assetto nazionale portasse ad un mondo migliore.

Si assistette, allora, alla cosiddetta “rivoluzione silenziosa della miseria” che portò oltre 14 milioni di persone ad emigrare su una popolazione totale di 35 milioni.

Marcello Zeppa riesce, nelle sue ricerche, ad immedesimarsi ed a farci immedesimare nell’animo di coloro che nel lontano 1891 furono costretti a partire da Montefalcone. Sicuramente la quasi totalità era analfabeta, non avevano mai visto il mare ed erano stati costretti a cercare fortuna in una terra che ne avevano sentito parlare solo da chi prima di loro aveva varcato l’oceano o dagli Agenti di emigrazione che, senza scrupolo, decantavano terre ove vigeva la ricchezza ed il benessere.

Se si leggono i nominativi e l’età di ognuno degli emigranti di Montefalcone imbarcatisi sul piroscafo Utopia, si nota, come è d’altronde naturale, come fossero tutti giovani, tranne due, che avevano uno 49 anni e l’altro 51.

Nel 1891 negli Stati Uniti d’America era vigente la legge che impediva lo sbarco sul suolo Statunitense a chi fosse affetto da malattie psichiche

, malattie infettive, persone additate come delinquenti, prostitute, anarchici ecc. e persone anziane che avevano superato i 45 anni, a meno che quest’ultime fossero in grado di dimostrare che negli Stati Uniti vi fossero persone, figli, fratelli ecc. che si sarebbero preso cura di loro.

L’autore ne deduce che già prima del 1891 altre persone erano partite da Montefalcone ed emigrate negli Stati Uniti.

Focalizzando la ricerca su questi emigrati “anziani”, l’autore scopre anche che per uno di loro il motivo che lo aveva indotto alla partenza trovava la propria ragione, oltre che in ovvi problemi economici, anche nella presenza di problematiche giudiziarie.

Di tutti i 16 emigranti Marcello Zeppa ha recuperato la paternità e la data di nascita, e, attraverso resoconti giornalistici, libri e fonti d’archivio perviene ad completa ricostruzione del dramma del naufragio nella Baia di Gibilterra.

Ci viene così segnalato che anche nel libro del prof. Guglielmo Lucarelli riguardante una raccolta di canti popolari di Montefalcone, è presente un canto che parla di un superstite ad un naufragio che, in punta di morte aveva invocato la Madonna del Carmine che lo aveva salvato da morte certa.

Il canto risale dalla fine Ottocento inizio Novecento e quindi sicuramente si riferisce al naufragio del piroscafo Utopia.

Vengono analizzati nel libro anche i vari processi tenutisi nelle aule giudiziarie, successivamente al naufragio, relativi al risarcimento del danno spettante alle famiglie delle vittime.

Essendo povera gente in confronto alla potente Compagnia di Navigazione Inglese la “Anchor Line”, proprietaria del piroscafo Utopia, i risarcimenti non furono adeguati al danno subito. Giustizia ci fu…ma fu una giustizia ingiusta.

Sempre da documenti storici, relazioni Consolari, articoli di giornali ecc. viene fornito un efficace affresco della società americana dell’epoca e dell’ambiente che avrebbero trovato se fossero riusciti a sbarcare a New York. Sicuramente avrebbero dovuto affrontare ulteriori delusioni e sofferenze. Regnava soprattutto nella società dell’epoca il sentimento di avversità e di discriminazione nei confronti degli italiani.

Per fortuna che in soccorso degli emigranti si mobilitarono associazioni cattoliche e laiche per rendere meno dura la vita in terra straniera.

Tra i tanti sacerdoti ed uomini di chiesa che partirono alla volta degli Stati Uniti d’America all’inizio del Novecento vi fu anche un sacerdote di Montefalcone, l’Abate Antonio Petrilli, che visse in mezzo alla comunità degli emigranti italiani per ben 7 anni facendo opera di assistenza, apostolato e costruendo una chiesa ed altre attività benefiche.

Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati alle “rimesse” degli emigranti che, tra quelle inviate attraverso i canali ufficiali e quelli ufficiosi, superarono l’attivo dell’allora bilancio nazionale tanto da essere definite “una fantastica pioggia d’oro”.

L’emigrazione d’oltreoceano ebbe anche un aspetto positivo: l’emancipazione del ruolo della donna nella società.

Tutta questa ingente quantità di denaro che giunse in Italia, purtroppo, non fu utilizzata nella società meridionale, la cui borghesia agraria era ancora ancorata ad una visione del latifondo di stampo feudale. I proprietari terrieri non avevano apportato alcuna miglioria in agricoltura e di conseguenza nessun miglioramento vi fu nella realtà rurale e nella classe contadina.

Ed ecco che le “rimesse” depositate presso gli istituti bancari furono utilizzati per incrementare, tramite investimenti mirati, le industrie del Nord Italia al fine di sviluppare ed incrementare le industrie già esistenti, determinando nel tempo un divario sempre più marcato tra l’Italia del Nord produttiva ed industrializzata e l’Italia del Sud rimasta da un punto di vista economico nella sua immobilità e staticità.

 

Il Piroscafo UTOPIA della Compagnia Inglese “Anchor Line”

 

INDICE del libro

PARTE PRIMA

Uno sguardo sull’emigrazione italiana d’oltreoceano:

l’America del Sud e del Nord negli anni tra la seconda metà dell’Ottocento

e gli anni trenta del secolo scorso

Capitolo I

L’emigrazione nei suoi aspetti storici pre e post l’Unità d’Italia: cause che determinarono l’emigrazione di massa

Capitolo II

Gli Agenti di Emigrazione e le leggi che disciplinavano l’emigrazione

PARTE SECONDA

Il naufragio del piroscafo Utopia: Gibilterra, martedì 17 Marzo 1891, ore 18,45

Capitolo I

Briganti o Emigranti

Capitolo II

La scelta difficile: emigrare

Capitolo III

Si parte per un nuovo futuro: “La Merica”

Capitolo IV

Il piroscafo Utopia: storia e caratteristiche tecniche

Capitolo V

Il naufragio del piroscafo Utopia nella baia di Gibilterra e le risultanze processuali

PARTE TERZA

Se fossero riusciti a sbarcare a New York come sarebbe stata la loro nuova vita?

Capitolo I

Lo sbarco nel porto di New York

Capitolo II

Little Italy e i “bordanti”

Capitolo III

Il lavoro offerto agli italiani e la loro discriminazione

Capitolo IV

L’emigrazione e l’emancipazione delle donne. Le rimesse degli emigranti e i benefici che apportarono all’Italia

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