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Tabacco

Primo di una serie di articoli dedicati alla storia del tabacco: dopo aver fornito dati sulla crescita vertiginosa del consumo di sigarette in Italia (da 50 mila kg nel 1883 a 26 milioni nel 1938) e una descrizione botanica della pianta (famiglia delle Solanacee, principali specie coltivate, coltivazione nel Beneventano su circa 1700 ettari) e del processo di essiccazione/fermentazione delle foglie, l'autore ricostruisce l'origine americana del tabacco attraverso le testimonianze dirette del diario di bordo di Cristoforo Colombo e della cronaca di Bartolomeo Las Casas, spiegando come gli indigeni caraibici (che chiamavano la pianta cohiba e la foglia essiccata tabaco) la fumassero arrotolata, e come fosse un bene tanto prezioso da essere deposto persino nelle tombe.

Nel 1883 il Monopolio Italiano vendette circa 50 mila chilogrammi di sigarette; nel 1896 la cifra era salita a 2 milioni e mezzo; nel 1938 erano 26 milioni.

Sarebbe opportuno aggiornare i dati per l’Italia e completarli per il mondo intero; sono comunque abbastanza eloquenti per dire quanto diffuso sia il consumo del tabacco; vi è poi l’osservazione comune: in ogni ceto sociale, per ogni età è diventato ora quasi necessità di vita. Nessuna droga ha mai avuto tanta diffusione, nessun prodotto è penetrato così addentro nella società con una diramazione capillare addirittura straordinaria.

Per questo non sembra inopportuno scrivere ancora del tabacco: diffondere le origini, la storia, le lotte e il danno che arreca questo tabacco; che almeno ogni fumatore sappia quel che costa la lieve voluttuosa ebrezza procurata da una dolce sigaretta.

La pianta del tabacco è una solanacea; ha fiori ermafroditi a ricettacoli convessi con calice tubulare campanellato, con corolla tubo e bordi a cinque lobi. Vi sono varie specie (Nicotiana tabacum, N. rustica, N. petunioides, N. polydielia) e ognuna di queste comprende numerose varietà. La N. rustica è la specie maggiormente coltivata. È una pianta annua, con grandi foglie carnose, di color verde cupo. Si produce in tutto il mondo. Nel beneventano si coltiva a prevalenza tabacco scuro ad impiego misto su circa 1700 ettari.

Le foglie sono raccolte e disseccate (con essiccamento naturale a riscaldamento artificiale), indi sono poste assieme in condizioni alquanto diverse a seconda dei paesi e dei metodi seguiti allo scopo di ottenere la fermentazione propria della foglia che è il punto più importante e delicato della preparazione del tabacco e dal suo modo di procedere dipende in gran parte l’aroma che assumerà il tabacco. Non è ancora chiaro l’intimo meccanismo della fermentazione. A fermentazione avvenuta, la foglia è pronta all’uso; essa viene arrotolata o trinciata o polverizzata a seconda degli scopi cui é destinata.

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È pacifico che il tabacco proviene dalle Americhe; a conferma di quanto Colombo e i successivi navigatori scrissero, vi sono gli studi di G. Bolinder e di altri etnologi sugli Incas.

Nel giornale di bordo di Cristoforo Colombo (1492-93) si legge: “trovai un uomo… e recava seco un pò del suo pane, una zucca piena d’acqua, un pezzo di terra rossa che era stata ridotta in polvere e quindi impastata ad alcune foglie secche, le quali debbono essere cose molto apprezzate da queste popolazioni perchè già a S. Salvador me ne avevan presentato in dono,,.

E poi ancora: “Dissero ancora i due Spagnoli di aver incontrato per via molte genti che ritornavano ai loro villaggi con un tizzone in mano e certe erbe per profumarsi secondo il loro costume,,.

Nella “Historia de las Indias,, di P. Bartolomeo Las Casas, compagno di viaggio di Colombo, si legge: “Gli uomini sempre con un tizzone in mano e certe erbe secche avvolte in un’altra foglia, anch’essa secca, a forma di cilindro affusolata, acceso da una parte per assaporarne il profumo,,.

Colombo e i compagni credettero che quell’erba servisse a profumarsi.

Gli indigeni denominavano tabaco l’erba secca che fumavano e chiamavano cohiba o coqiba la pianta produttrice della foglia.

L’origine del nome quindi non deriverebbe dall’isola di Tabajo delle Antille ove, tra l’altro, il tabacco fu introdotto qualche anno dopo.

Frate Ramon Pane che accompagnò Colombo nel suo secondo viaggio (1493) trovò il tabacco in uso presso i Caraibi dell’isola di S. Domingo e pubblicò la prima descrizione della pianta e del suo impiego.

Gli studi sugli Incas ci han mostrato come questi gustassero le foglie del tabacco insieme a quelle di coca. Ed era così apprezzato il tabacco che nelle tombe dei loro morti non mancavano di queste foglie.

Dr. Rosario Zeppa 

(continua)

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