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Carlo Catone al vallo di Bovino

Racconto storico ambientato negli anni '60 del Regno Napoletano, riferito alla rubrica "Fatti d'altri tempi". Narra dell'attesa del corriere proveniente da Foggia, impossibilitato a passare per il Vallo di Bovino a causa del brigante Carlo Catone e della sua banda, appostati con armi lungo la strada polverosa. Si descrive la tensione dei viaggiatori, l'assalto al corriere con la carrozza, il bottino razziato e l'audacia del bandito, che secondo l'autore vantava poi con orgoglio le sue imprese, come testimoniato da un foglio di Capitanata che ne riportava le vicende.

L’attesa del corriere che doveva portare informazioni da Foggia aveva impossibilitato Carlo Catone a passeggiare la sua banda partita al mattino per le solite scorrerie. Egli era rimasto in attesa perché il colpo annunziato era grosso e bisognava preparare un piano particolareggiato.

Erano i tempi torbidi del ’60: il Regno Napoletano era stato annesso a quello di Vittorio, l’ignoranza più diffusa e l’interesse dei pochi aveva prodotto tale caos da confondere l’idea grande e l’unità e l’indipendenza d’Italia. I senza scrupoli profittavano della confusione e dei posti occupavano per fini personalistici con l’aiuto dei fuori legge.

L’attesa e l’aria afosa snervavano Catone; le sue armi si tenevano ora la costringevano all’inoperosità. Quando alfine giunse, ansante e trafelato mise fretta e orgasmo nell’animo di quel bandito: la diligenza sarebbe passata nel pomeriggio per il Vallo, portava valori all’intendenza di Foggia; era scortata da quattro gendarmi a cavallo. Vi erano alcuni passeggeri e il postiglione armato.

Uomini vi volevano e bene armati per riuscire e la sua banda non sarebbe tornata al mattino dopo.

Lasciar passare senza tentare il colpo? Significava perdere la stima e l’appoggio della persona che teneva occhi e mani negli uffici della Capitanata.

Impreccò contro la sorte che facesse arrivare con qualche giorno di anticipo il carruggio, e non gli dava tempo di predisporre. Ora senza mezzi non poteva attuare alcun colpo.

Sulla strada polverosa avanzava lento un asinello con un uomo di spalle che spingeva. Quando gli giunse davanti vide che era un fochista che andava a sparare mortaretti in uno di quel paraggi. In un lampo di genio predispose tutto il piano: fece fermare il fochista al fianco e la miccia in mano, Catone attese.

La sonagliera si distingue fra il finire delle cicale e il canto degli usignoli; lo scalpiccio dei cavalli fa più forte e la corte per la carrozza appare.

I primi colpi scuotono dal torpore i viaggiatori e fanno sbizzarrire i cavalli; i cavalieri costretti a frenarli sono impossibilitati alla difesa; il postiglione non la possa neppure, da alle redini; i passeggeri si stringono paurosi. Un fracasso tremendo aumentato dall’eco della valle di Bovino che sembrava che un intero reggimento di uomini si appiattasse agli ordini di quello che si avvicina con passo sicuro e col fucile in pugno intimando il rituale “faccia a terra,,.

Nessuno pensò di contraddirlo alla richiesta di valori si servito con sollecitudine.

I cavalli scalpicciano, il fumo non era ancora diradato e l’operazione era finita: fra i presenti non c’era alcuno che non ringraziasse il cielo perché fosse andata a quel modo.

Quando ebbero il permesso di continuare i gendarmi salutarono, il postiglione schioccò la frusta e la sonagliera riprese la nenia.

I passeggeri rianimati loda vano l’onestà del bandito perché non li avevano derubati.

Carlo Catone col bottino ai piedi, appoggiato al fucile, guardava la carrozza allontanarsi fra un nugolo di polvere sulla strada bianca.

La sera stessa per una strada più nascosta, caricato il bottino sul cavallo raggiungeva egli pure la destinazione della carrozza.

Quello che era stato prelevato al luce del sole e in mezzo alla strada veniva calcolato alla luce dei lumi in un dorato salotto.

— Agli uomini quanto dai?

— Niente perché non vi hanno preso parte.

— E chi c’era con te, come hai fatto?

— Il verbale dei gendarmi di quanti uomini parla?

— Parla di un grande ammassamento; il postiglione e i passeggeri hanno tutti firmato.

— E ppure ero io solo!

Quando Carlo Catone, carico d’anni domo dai tempi, forte ancora nel fisico raccontava ai giovani le sue imprese audaci, ripeteva questo con particolare orgoglio e testimonianza del suo dire citava un foglio di Capitanata che l’aveva riportata.

Totonno

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