
Persona
Antonio Zeppa
Collegamento archivisticoAntonio Zeppa, "Totonn", per gli amici, era il terzo dei nove figli di Giuseppantonio e Maria Sanità Vitale. In famiglia,…
Apri la scheda →Riflessione malinconica sul Natale come festa che acuisce, più che lenire, la nostalgia per i propri cari lontani (gli emigrati), chiudendosi con un augurio caloroso di ritorno.
Son tanti gli auguri in questi giorni: alcuni ipocriti, molti servili, i più formali, pochi sentiti, veri, intimamente affettuosi: sono espressioni dei tanti caratteri, dei tanti rapporti tra gli uomini.
VALFORTORE li formula per i suoi lettori con spirito di carità cristiana; ma un pensiero particolare, un augurio più intimo è per quelli che sono lontani da casa.
La vita trascina col suo vortice incessante in un susseguirsi di vicende, le cause più varie sospingono nel turbine degli eventi: il tempo scorre nella lotta del giorno, nella speranza del domani; il passato sempre vivo, ma tacito nel lavoro del presente, finché prorompe come l’eruzione d’un vulcano che era in quiete: è il passato del proprio bene, è il ricordo dei propri affetti che trabocca tacitando ogni lotta, ogni speme, ogni sogno.
Natale: festa dei cuori o tormento di anime?
Si preparano i cibi migliori, si organizzano le feste più belle, ma niente riesce a sopire il tormento del cuore: il ricordo di un fuoco al camino, di un posto vuoto in una casa tanto lontana si fa sempre più vivo come il nodo alla gola che sta per prorompere in pianto.
O quanto fittizio l’allegro chiasso di tanti divertimenti! La mente è là dove la vecchia mamma ricerca ogni giorno i suoi figli sparsi nel mondo, è là nella fumosa cucina, dove un vecchio padre tenta di scaldare al fuoco il freddo vuoto lasciato dai suoi figli partiti.
Che serve babbo Natale, se ai figli non ha portato che un freddo regalo e non il bacio del padre lontano? Che serve se i piccoli prenderanno il regalo e resteranno muti pensando al papà, senza poter gridare, cantare o bisticciarsi perché la mamma sta piangendo, pensando al padre dei suoi figli lontano?
Che festa il Natale, se la grande metropoli sfolgorante di luci, ripiena di suoni, smagliante di raffinate eleganze, non toglie dagli occhi un pensiero sperduto, dove le donne, coperte di umili scialli, si fan luce col tizzone per raccogliersi a dire il rosario nella casa che ha fatto il Presepe?
Che serve il lauto pranzo, se del cibo non si sente il sapore e sempre più difficile è l’inghiottire? Sta sempre negli occhi quella tavola dove mamma e papà, fratelli e sorelle rimirano un posto vuoto mentre pregano Iddio che li riunisca.
Ecco, conterranei lontani, un soffio di vita del vostro paese; è il dono che vi offre Valfortore; forse è poco ma grande, vivo, sentito è l’augurio che l’accompagna: venga per voi tutto il bene sperato, ogni sogno rivivi per voi in realtà che perduri e traduca presto, gioioso l’auspicato ritorno alla casa natia!
Antonio Zeppa