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Vita paesana

Editoriale programmatico firmato dal direttore Antonio Zeppa, che spiega lo spirito del giornale "Valfortore". L'autore contrappone la vita apparentemente monotona dei piccoli paesi al caos disumanizzante delle grandi città, rivendicando i valori autentici della comunità paesana: solidarietà, riconoscibilità reciproca, calore umano. Il giornale nasce con l'obiettivo di riportare idealmente a questa vita chi ne è stato allontanato dalla necessità (l'emigrazione), di far conoscere e apprezzare questi valori a chi non li conosce, e di risvegliare nei compaesani un senso di appartenenza che vada oltre gli interessi burocratici (tasse) e politici (elezioni). L'articolo si chiude con un appello all'unità di tutti i "conterranei", in Italia e all'estero, per far rinascere la propria terra d'origine con amore e orgoglio.

Si è portati, per un’innata facilità, a pensare che nei paesi vivono appollaiati pochi migliaia di abitanti non successi nulla di bello, che non ci sia niente di gaio, che si viva in continua monotonia, vinta questa solo dall’abitudine. Che le poche migliaia di uomini vivi nel loro dolore e i loro figli si disperdano il giorno per i campi e rientrino nella fumose case a sera. Che poi la quiete non sonnia avviano quel gruppo di case che vita ricomincia all’alba per rivestirsi il viociare, lo scalpiccio e per rivedere le porte chiuse e le strade deserte.

E questo quello che dicono i cittadini è comprensibile! Non possono essi sapere il nostro vivere, è un altro tenore il loro, invero in altra sera, in quella il rombo dei motori e i profori dei carburatori bruciati rendono irrespirabile l’aria, comprimendo la vita.

Da noi la pace, la serenità, ma è gaiezza e brio, è vita comune ove l’individuo scompare perché viene assorbito una dalla folla sconosciuta ma da questa numerosa famiglia ove dove si dare un stesso io, sé stesso tipo, fare dire di sé, come egli dice degli altri.

Ognuno così arriva a sapere meno di sé ma più degli altri: ognuno vede la sua persona un tipo distinto, particolare. La folla che ad altri fa apparire amorfa per l’indigena e nella varietà infinita e particolarissima.

La vita semplice e serena che si svolge nella gaia moderna famiglia acquista un aspetto particolare. Ed è quando si è dimenticare la miseria, che vince la monotonia, che aspetta e la desiderare la rustica caserta, che si sentire la nostalgia nell’animo di chi, il miraggio della quiete si al monti che si vuole ritornarvi, per

lasciando gli agi e le comodità di quella massa gente ove si conosce e si può, per ritornare ed essere qualcuno, per sentirsi una persona per sentirsi in famiglia, per associarsi e parlare, per ridere e piangere, per cantare e gemere fra sua gente che ama e l’ama

E tutta questa vita che vuole dire “VALFORTORE,,: far riportare a questa vita quanti ne sono allontanati per necessità forti quando il desiderio di tornarvi.

Vuole anche “far conoscere” questa vita a quanti la ignorano non conoscendola l’apprezzo e l’apprezzando l’amino.

Vuol portare ovunque un soffio di vita vera, un pò di umanità in mezzo al dovo tutto è meccanico, vuol dare a tutti che ci si può amare l’un l’altro, che ci possono avere pieno il dolore e la gioia di tutti, dove l’interessamento alle altrui vicende è ostinato pettegolezzo, ma partecipazione viva alle vicissitudini altrui.

Ma “Valfortore,, vuole al di là del risveglio della nostra gente e memoria: il tempo ormai che la nostra gente non si ricorda solo dell’ufficio delle imposte e della lotta elettorale.

Troppo gente è passata provvedendo! Noi non vogliamo momento! I nostri paesi sporchi me vogliamo che le nostre possibilità è perché le vive, perché ci sia cambiato il nostro aiuto e gli abitanti di questa zona sentimento di vivere la vita del tavore impossibile.

“Valfortore” vuole unire le voci di tutti i conterranei perché la nostra zona rinasca nel lavoro, perché la pietra che portiamo al cantiere della Patria sia grande e bella e gioiosa come l’amore che l’accompagna!

Antonio Zeppa

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