Natale di Cristo – Natale di vita
Saggio teologico-filosofico sul cristianesimo come rivoluzione della concezione della vita rispetto all'ebraismo e all'ellenismo: Dio-Amore, volontarismo attivo contro il fatalismo greco.
Il Cristianesimo si presenta con una concezione nuova della vita. È una nuova dottrina che Gesù, il maestro di Nazaret, predica alle turbe della Palestina. Egli non scrive nulla, sono i suoi discepoli che raccolgono la sua dottrina. L’apostolo S. Giovanni, nel definire Dio, lo chiama “Amore,,. “Deus charitas est,,. 
Di contro alla terrificante concezione ebraica di un Dio vendicatore s’eleva la preghiera di Cristo: “Padre nostro che sei nei cieli,,. E in opposizione al freddo e statico intellettualismo ellenico, Gesù pone il fondamento nuovo della vita “Sia fatta la tua volontà,,. Per il Cristianesimo Dio è padre, che implica un attivo rapporto di amore con gli uomini: Dio è eterno amore, che non disdegna di abbassarsi alla miseria dell’uomo per soccorrerla e riscattarla, giunge anzi ad assumere nella persona del Figlio la stessa forma umana, perché, attraverso il suo sacrificio, tutti gli uomini possano essere elevati alla dignità di figli di Dio. Nell’amore e per l’amore di Dio si umanizza perché l’umanità possa elevarsi a Dio, sino al punto da poter dire anche allo schiavo postrato dal secolare disprezzo: “Levati, anche tu sei figlio di Dio,,.
È l’amore che non conosce confini, anche verso lo straniero, anche verso il nemico: “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite quelli che vi maledicono e pregate per i vostri calunniatori,,.
In rapporto all’uomo il suo valore non consiste nel sapere, nella conoscenza teorica del mondo (S. Paolo dirà: scientia inflat, charitas vero aedificat); ma nel rinnovamento interiore mediante la fede, nella verità della sua rivelazione e nella sua opera redentrice: nella speranza dell’avvento del Regno di Dio aperto a tutti (adveniat Regnum tuum) e nell’amore, forza costruttiva di un nuovo mondo spirituale, che è insieme amore di Dio e amore del prossimo.
Nella concezione ellenica l’uomo non faceva che contemplare quanto esisteva, rimaneva inattivo, al massimo era lo specchio dell’ordine dell’universo. “Il Cristianesimo, invece, rivelò l’uomo a se stesso trasformando ed elevando l’umanità intera in una volontà unificatrice di bene,,. (Brezzi)
La filosofia greca era esclusivamente intellettualistica, quindi arida, sterile e inattiva. Il Cristianesimo è eminentemente volontaristico, quindi attivo, fattivo, creativo. L’uomo in questa nuova concezione cristiana, non solo può, ma anzi deve sviluppare e sfruttare le sue personali energie di fronte alla materia la quale, già dominata da Dio, perché creata, non rimane più potenza ineluttabile, ribelle al nostro spirito, ma può essere vinta e anche da noi con l’aiuto divino: la volontà nostra deve lottare, e in questa lotta, in questa attiva conquista è il bene. Ed anche qui Dio è con noi, perché non è fredda ragione, sospesa nel suo impassibile olimpo, ma è amore infinito che si prodiga nella sublimità del sacrificio (così Aliotta).
Lucia Palatella





