Attesa da bimbi e da adulti, torna ogni anno la dolce festa di Natale, e ogni anno, nei canti e nelle preghiere, torna frequente il nome di Betlemme, e ogni chiesa cerca d’offrire alla pietà dei fedeli, una visione più o meno approssimativa della città, della grotta, della mangiatoia.
Vi piacerebbe avere qualche notizia più precisa al riguardo?
La Betlemme odierna colpisce gradevolmente il visitatore che per la prima volta posa lo sguardo su quel biancore di case dispiegate sul declivio di due colli. Situata a 9 chilometri da Gerusalemme, conta oggi quasi 7000 abitanti, dei quali circa 6000 sono cristiani e il resto maomettani. Sulla grotta dove nacque Gesù sorge la grande basilica edificata dall’imperatore Costantino e sul pavimento, presso il luogo della mangiatoia, intorno ad una stella d’argento si legge: “Qui, dalla Vergine Maria, nacque Cristo Gesù,,.
Oggi si va a Betlemme in auto e si può riposare in comodi alberghi, ma in ben diverse condizioni viaggiarono e riposarono Maria e Giuseppe.
Betlemme era stata la patria del re Davide ed era un discreto centro di traffico, ma rimaneva sempre un misero borgo dalla vita primitiva: un gruppetto di case scure, composto per lo più di una stanzone a pianterreno e viuzze prive di selciato; abitanti: poche centinaia di pastori e contadini e qualche artigiano.
L’editto dell’Imperatore romano costituiva un evento storico per il piccolo borgo ai margini del deserto, ma nessuno sospettava la risonanza che avrebbe avuto nei secoli quel decreto.
Fra tanta gente accorsa da ogni dove, nessuno aveva notato un operaio che guidava con precauzione un asino, né la giovane donna che era a cavallo.
Erano stanchi! In cinque giorni di viaggio avevano percorso 150 chilometri di pessime strade, e Maria, prossima ad essere madre, aveva bisogno di grande assistenza, di amorevolezza, di delicatezza.
Chiedono asilo ai vecchi conoscenti, ma dovunque vi sono già degli ospiti. Vanno al Hhan il rudimentale albergo del tempo. Giuseppe pone la cavezza nelle mani di Maria, si affaccia all’uscio: il cortile è ingombro di bestie da soma; fa una capatina nel rozzo porticato; è gremita di uomini, donne, bambini che in un disordine e [continua a pag. 2]
in una sporcizia indescrivibile attendono alle loro faccende e ai loro bisogni; un paio di camerette a pagamento sono già occupate, ed egli non ha danaro sufficiente.
Torna triste a Maria che attende con un filo di speranza; Nulla da fare. Il tramonto è vicino e Giuseppe volge intorno lo sguardo umido. Sul fianco della collina spiccano brune, delle aperture, come ve ne son tante nei pressi dei nostri paesi. Vi si avvia ed entrano in quella che sembra meno indecente. È lunga circa 4 metri, larga 2, alta altrettanto; e in un angolo vi è una specie di greppia, terra della paglia, in un canto della cenere e una bracciata di rami secchi. Giuseppe dà una mangiata di fieno all’asino, cava dalla bisaccia e dispone alla meglio le poche cose indispensabili, nell’angolo meno sudicio prepara un giaciglio di paglia a Maria, accende il fuoco.
La reggia che deve accogliere il Re dei Re è pronta.
Nel profondo silenzio della notte, mentre soli vegliano pochi pastori, si compie il mistero che cambierà il corso della storia.
Nella sua divina semplicità il Vangelo dice: “Partorì (Maria) il suo figlio, lo avvolse nelle fasce e lo depose nella mangiatoia, perché non v’era posto, per essi, nell’albergo,,.
P. P. C.
“Il focolare non è umiliante: può essere un trono dal quale una donna regge il mondo” — Jokal
“È MEGLIO ACCENDERE UNA CANDELA CHE IMPRECARE CONTRO L’OSCURITÀ (vecchio proverbio cinese)