Su ubertosa ed amena collina, Troia domina tutta la pianura che le fa corona, e può librare il suo sguardo fino alle propaggini garganiche, estremo lembo dell’Apulia fertile, sorrisa dall’Adriatico e baciata dai venti marini.
Città antichissima, vetusta per gloria avita, Troia, con la sua storia millenaria, sta a declararci le virtù elette dei cristiani martiri suoi e quelle dei suoi figli migliori che, in ogni tempo lustri le dettero.
Rigoglio di opere, monti elevato, Vescovi eletti, uomini di Stato di primo piano, monumenti fra i più insigni; ricchezza questa sorta dai ruderi dell’unità romana e dell’antica unità italica, accumulatosi per l’opera, a volte, della stessa sventura, consegnata sotto i più diversi azzurri del nostro cielo ai popoli d’Italia e per i più diversi destini così che, si svolgessero le varie attitudini del genio di ciascuna passo passo, ci dimostra che le costruzioni politiche sorgono spesso senza convenzione ma quasi per azione di avvenimenti non difformi dal diritto naturale, come bene faceva osservare il Taparelli nel suo “Saggio di diritto”.
Solo così ho potuto spiegarmi la fedeltà di Troia alla Santa Sede ed i numerosi privilegi di cui l’arricchirono i Sommi Pontefici (Bolla Pasquale II e Adriano IV); solo così mi sono spiegato l’attaccamento, unanime e concorde, a Presule che rappresenta la continuità dell’idea religiosa, tetragona ai colpi dell’avversa fortuna, idea che non è corollario di vita amorfa né solo modus vivendi ma coscienza di volere!
E Troia fu centro di cultura, come Montecassino, mentre le aure di libertà sempre la sedussero tanto da avere uno stato locale indipendente ed ottenere da Onorio II, verso il 1130, quasi la magna charta libertatum, mentre, eroi umani, (per usare la dolce perifrasi del Villari), tennero sempre accesa la fiaccola dell’Idea pronti a sacrarsi se stessi per la causa dell’eterno vero. Questo afflato che definirei preconizzante ed umanistico fu tradotto mirabilmente nella Cattedrale, architettura romanica, con influssi pisani, discontinua nella costruzione ma con originalità senza precedenti. Lo stupendo rosone della facciata sullo stile delle chiusure delle finestre islamitiche dei ginecei orientali, circondato da figure di pietra con undici settori trapunti a mo’ di merletti e diviso da colonnine: il miracolo di scultura che è il pergamo, le porte di bronzo fra le più antiche della regione (secolo XI: opera di Oderisio da Benevento) stanno a dare la misura esatta dei valori, i quali, conquistano e spronano alla preghiera. Il tutto costituisce un monumento immortale, quasi unico per alcuni particolari per la fusione mirabile degli elementi.
Fu compiuta dal Vescovo Guglielmo II. nel 1188.
E continua Troia nella sua ascesa.
Fervet opus: grandi realizzazioni ho visto per opera dell’attuale Amministrazione, pronta non solo “a fare ma ad aiutare a fare”, (come opportunamente suggerisce l’Antoine allo Stato per la realizzazione di vera vita democratica). Cantiere di lavoro, corso di qualificazione operai, edifici per rurali ed operai, palestra per giovani, strada di semicirconvallazione, rotabile asfaltata Troia-Foggia, costruzione INA-CASA, progetto costruzione casa per senza tetto dipendenza terremoto 48, pavimentazione di tutte le piazze cittadine: non è questo un programma da attuare ma realizzazioni volute, avviate e definite: non tappe ma cammino!
Le realizzazioni nel campo pedagogico sono di vasta mole: edificio scolastico di recente costruzione e forse superiore ai bisogni della cittadina; educandato femminile retto dalle Suore di Carità; Seminario Vescovile e Istituto Missioni Africane per la cura delle vocazioni ed infine la Sezione distaccata dell’Istituto Scuola Media.
Da segnalare anche la Società Trasporti Automobilistici Riuniti (STAR) e la Società Cooperativa Autonoleggiatori Troiani (SCAT) che hanno acquisito benemerenze.
Ho ammirato l’univocità di indirizzo e la costanza per gli interessi cittadini ed io oserei additare alla pubblica riconoscenza gli amministratori in carica ed il Segretario Capo al Comune Rag. Franco Colabitto che, delle necessità, fu valido assertore.
Il verso che Virgilio rivolgeva all’Italia, io lo offrirei a questa gente:
“SALVE PULCHRA PARENS, TERRARUM GLORIA, SALVE!…”
Nicolino Di Stasio