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I Giovani

Editoriale programmatico di Antonio Zeppa rivolto ai giovani del Fortore: denuncia l'apatia, la noia paesana e la mancanza di "coraggio civile" che porta molti a trascorrere le serate in bettola o al bar senza crescita personale. L'autore auspica l'educazione delle menti oltre che dei corpi, e lancia un appello a organizzarsi in un circolo/associazione culturale e sportivo, superando divisioni di classe e ideologia, per trasformare la zona in un luogo di energie vitali anziché di pettegolezzo.

I giovani: è questo un problema del giorno, grave, ampio; i nomi più illustri han scritto per esso; in ogni dove se ne è discusso. Noi non abbiamo la pretesa di affrontarlo. Sappiamo che i giovani tutti trovano il problema lasciato loro dai padri, e, dal come sono stati educati, ne è dipesa la risoluzione: i corsi e i ricorsi storici del Vico trapassano attraverso i giovani nel succedersi delle generazioni.

Vogliamo dire dei nostri giovani, dei giovani della nostra terra, di quelli che dopo una lunga giornata di lavoro si raccolgono in piazza per sentire qualcosa che allieti la loro mente e anche di quelli che dopo essersi annoiati in una bettola, rientrano a casa fiacchi, e l’avvilimento li abbrutisce al punto da sopportare nello stesso modo le giornate successive.

Siamo privi di tutto in questa zona, ma sopratutto siamo privi di coraggio civile che fa affrontare e risolvere le situazioni. E a questo fa contrasto l’abbondanza di menti, l’abbondanza di cuori.

Quanti di voi, giovani contadini, operai, vi attardate a sera un pò dovunque per sentire un racconto, una verità, mentre il progresso dell’era moderna è per voi come un firmamento di cui vedete solo qualche stella cadente?

Che cosa non fareste perchè le vostre menti potessero seguire le scoperte ultime, conoscere i fenomeni che vedete senza capire, comprendere in pieno gli avvenimenti senza deturpazioni con cui a voi giungono attraverso il tanto dire? Eppure siete ancora costretti ad accettare quanto un giornale può dire, quasi il giornale fosse l’Aristotile dei nostri tempi! Eppure le vostre menti, il vostro potere razionale è capace di discernere e giudicare, eppure siete capaci di obbiettività quasi sempre ammirevole.

Noi vorremmo che le vostre menti fossero educate, vorremmo vedere le vostre menti sante come i vostri cuori, vorremmo che ognuno di voi potesse chiedere e sapere, vorremmo che il vostro ben meritato riposo del corpo trascorresse lieto nell’educazione dell’intelligenza. Intendiamo: non studio ma riposo, il riposo che si ha solo cambiando nel giorno l’occupazione che è lavoro! E che sia così, oltre tutto, lo sanno i giovani che si stancano nei caffè! Non si crede, forse perché chi è preso da questa noia non ha il coraggio di confessarlo a se stesso. È mancanza di virile energia! Si accusa la miseria, si incolpano gli eventi. Ma se viene il terremoto aspettiamo forse che le case ci cadano addosso? Nè si pretende che ognuno abbia la forza di un Alessandro Magno o di un Napoleone, nè la perseveranza di un San Luigi; ma da tutti si può pretendere quel minimo di buona volontà, un tantino di energia per uscire da una situazione così spregevolmente paesana.

Incominciare, incominciare una cosa qualunque e perseverare!

Uniamo le nostre energie, o giovani, e salviamo noi stessi, salviamo il nostro paese! Facciamo che la nostra zona sia un pupillare di energie vitali, sicchè chi vi viene o chi vi ritorna non trovi il languido pettegolezzo e la noia della piazza ma veda un fiorire di menti e di cuori.

Organizziamoci. Un circolo, una associazione ove ognuno possa trovare un fratello che consigli, un amico che istruisca, un maestro che guidi.

Sport, cultura varia, giuochi, tutto può essere di programma per far sì che ognuno ritrovi le sue inclinazioni e affini le sue tendenze.

Uniamoci, al di sopra delle caste e delle idee politiche, uniamoci nello spirito di compaesano che fa di tutti i conoscenti altrettanti amici.

Antonio Zeppa

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