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Tabacco (3 parte)

Prosegue la rassegna storica sul tabacco, questa volta incentrata sulla repressione e le controversie che ne accompagnarono la diffusione in Europa (divieti, pene corporali e capitali in vari paesi, la scomunica di Urbano VIII, il trattato satirico di Giacomo I d'Inghilterra) e, in contrasto, sulla sua rapida affermazione sociale a Napoli nel Settecento, con la varietà dei tabacchi da fiuto, la moda costosa delle tabacchiere (fabbricate a Capodimonte da Carlo III) e la sua diffusione trasversale tra letterati, medici, musicisti e ministri, nonostante le critiche moraliste.

(seguito)

In Germania, a Parigi, come altrove, era severamente interdetto fumare nelle strade e nei luoghi pubblici, tanto che esistevano sale di riunione dette tabagies.

“Ma hoggidì non solo i soldati di Guarnigione, et i tresconi delle Batterie, ma molti honorevoli Cittadini, e molti Nobili Cavalieri hanno questo costume sì familiare, che la nausea n’è divenuta diletto; e quello che ai tempi del Galateo fu incivilità è divenuta Civiltà,,.

A Berna fu aggiunto un undicesimo comandamento: “Tu non fumerai,,.

Abbas I pascià di Persia tagliava il naso ai tabacchisti e le labbra ai fumatori.

Federovic zar di Russia condannava prima alla bastonatura e poi alla pena capitale.

Urbano VIII lanciò nel 1624 la scomunica contro i preti che in chiesa usavano tabacco da presa. Fu allora che su Pasquino fu scritto: “Contra folium quod vento rapitur ostendis potentiam tuam, et stipulam siccam persequeris?,, (contro la foglia che vien rapita dal vento mostri la tua potenza, e perseguiti anche il fuscello secco). E al Papa che chiedeva chi l’avesse scritto Pasquino rispose….. “Giobbe XIII 25.,,) dandogli così dell’ignorante.

Amurad IV in Turchia inflisse la pena di morte ai fumatori.

C’è il Miscapnos, libello di Giacomo I re d’Inghilterra col quale si vuol dimostrare che il tabacco è un’invenzione satanica.

A Baiona nel 1610 le donne dicono: “È meglio il deretano del diavolo che le bocche dei nostri mariti,, (R. Mariani “Oggi,, Roma 29-VII-1939).

E così mentre si lottava pro e contro il tabacco, questo si diffondeva sempre più tanto che Giacomo I instaurò il monopolio e Luigi XIII lo imitò.

A Napoli nel ‘700 usavano moltissimo l’Erba Regina, tabacco da fiuto con le sue molte varietà: il San Cristoforo che veniva da Bologna; il Tabacco di Millefiori detto Bonbon che era stato portato dalla Francia in Italia dal chimico Pietro Perlout di Lione ed era usato per galanteria dai musici; il Tabacco d’Augusta detto così perché usato in Augusta di Svezia e mandato in Italia la prima volta nel 1708 da Gian Michele Trempok; la Favetta riserbato ai nobili; il Pulviglio diffuso da P. Giovanni Gamiz, pubblico lettore di filosofia a Siviglia; ed era questo tabacco preferito dai medici che ne facevano molto uso: “era necessità per essi un tabacco robusto, allora che s’entrava nei teatri anatomici come si entra nei cimiteri: bisognava avere stomaco forte e il naso tappato. E un professore d’anatomia faceva girare fra gli studenti la sua tabacchiera, e fino a pochi anni or sono ogni medico napoletano poteva ben dimenticare a casa i ferri del suo mestiere, ma non certo la tabacchiera.

E vi era ancora il Tabacco del Brasile o Tabacco al caffè detto anche Verde erba real napolitana che era il tabacco per le tabacchiere povere e poi ancora l’Origuela, il Puliero, il Mogarino stradoppio, il Garzoldo, il Poggibonsi, Zappatiglia, la Radica muschiata.

Anche allora a chi, senza permesso, faceva entrare tabacco in città s’applicava la pena del bollo, sulla spalla o sulla faccia, e il nome della città dalla quale costui proveniva gli era così impresso pur sulla pelle.

È col tabacco anche a Napoli le tabacchiere.

Carlo III mise la fabbrica a Capodimonte e quelle tabacchiere costavano anche 100 ducati ognuna! Con le tabacchiere venne anche il bombacino, fazzoletto di seta ad uso esclusivo degli sturnuti dal tabacco; anche allora i servi asciugavano al solo i bombacini o poi li sottiliavano in un pezzo di carta per raccogliere tabacco di seconda mano (non c’erano i mozziconi…)

E pigliavano tutti tabacco: i letterati con Nicola Capasso e il filosofo Doria, i medici con Serao, Cotugno, Cirillo, i musicisti con Paisiello, Scarlatti, i ministri con Tanucci, anche se il galateo del Casa fulminava contro il tabacco,, (S. Di Giacomo — La lettura — Milano 1-IX-1905).

Daniele De Foë (1719) fa guarire il suo Robinson Crosuè con rum nel quale aveva infuso tabacco.

E nel XVIII secolo si ha questa trovata: “Noi Cavalioresse dell’Ordine della Tabacchiera dichiariamo di non aver trovato, fino ad oggi, nulla all’infuori del tabacco che sia capace di farsi amare costantemente da noi. Non c’è che il tabacco, solo il tabacco, che noi troviamo degno di essere amato e, quale testimonianza dell’attaccamento eterno che avremo per lui, abbiamo stimato necessario fondare un Ordine in suo onore, chiamato Ordine della Tabacchiera. Le Cavalioresse dell’Ordine porteranno un nastro bianco a sinistra, come distintivo dell’Ordine della Tabacchiera,,. (da Revue rétrospective- vol X Parigi 1889).

Dr. Rosario Zeppa

(continua)

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