
(continuazione)
C’é solo da chiedersi se per le foglie secche impastate con la terra rossa, di cui parla in principio Colombo, non si tratti di piglio di coca anziché di tabacco. Infatti nel Perù settentrionale, in Ecuador, in Columbia e nelle Ande del Venezuela si usa o si usava masticar foglie secche di coca miste a calce polverizzata, calce spesso ricavata da piccole conchiglie marine, bruciate e polverizzate. (La Coca-Riv. Ciba-1-6-947.)
La pipa o calumeto era, di conseguenza, oggetto di venerazione e la fabbricazione veniva particolarmente curata. È impossibile stabilire le origini. Nelle vecchie sepolture, specialmente nei moundus, si trovano pipe di ogni materia e di ogni forma. E non vi era cerimonia o riunione in cui la pipa non fosse fumata solennemente e fra il Capo tribù a tirar la prima boccata: così scrivono R. Thévenin e P. Coze in “Costumi e storia dei pellirossi,,.
Lopez De Gomara (1553) segnalò il costume diffuso in varie zone messicane di fumare; ed egli racconta come Montezuma, dopo i banchetti fumasse fino ad addormentarsi.
Nel 1559 con Ferdinando di Toledo cominciava la più esatta descrizione della pianta.
In Europa le prime foglie furono nel 1519 da Ferdinando De Oviedo, governatore di S. Domingo; per la Europa le prime tabacco furono portate nel 1519 da Ferdinando De Oviedo, governatore di S. Domingo; in Europa le prime foglie di tabacco vengono con la spedizione francese di Villegagnon, ed è franco, sia che deve alla stampa e per quello che si sa dei Missionari.
Frate Andrea Thévet, nato nel 1502, autore di molte opere, istoriografo e commediografo del Re Francesco II, elemosiniere della Regina Caterina dei Medici, abate di Masdion in Saintonge, elogiato da Ronsard, da Guido Lefèvre de La Borderie, così scrive nella sua: “Cosmografia universale,,: “Posso vantarmi d’essere stato il primo, in Francia che abbia portato il seme (1558) e quindi seminato e battezzato questa pianta erba angunmuasina. Poscia un quidam che non avea mai fatto il viaggio, una decina d’anni dopo il mio ritorno da qui paesi le dette il proprio nome,,.
E nelle sue “Singolarità della Francia antartica,, così scrive del tabacco chiamato dai selvaggi petun: “Essa è molto indicata per far sfogare e consumare gli umori superflui del cervello. Di più presa a codesto modo (cioè fumato) essa fa passare la fame e lo sete per qualche ora, onde essi ne fanno uso straordinario; anche quando conversano fra di loro, essi tirano una boccata e poi parlano; ciò che fanno d’abitudine,,.
Comunemente si attribuisce a Nicot (il quidam di Thelet) la priorità del tabacco in Francia.
Giovanni Nicot di Villemain, ambasciatore nel 1560 di S.M. Cristianissima nel Portogallo, così parla del tabacco: “È una specie d’erba dalle ammirevoli virtù, capace di guarire qualsiasi ferita, piaga, ulcera, cancro, erpete ed altri simili accidenti del corpo umano,,.
Egli non fece che offrire in omaggio a Francesco II e alla Regina Madre Caterina dei Medici alcuni semi che aveva ricevuti. E Caterina volle dono di tabacco e vi prendeva tanto piacere da consumarne fino a 80 grammi al giorno.
Quasi contemporaneamente la droga faceva la sua comparsa in tutti i paesi d’Europa. In Italia compariva prima a Roma; il papa Paolo III presse alle piante coltivare cui si attribuivano virtù terapeutiche (donde i nomi di erba santa, erba di S. Croce).
A Firenze i Tornabuoni coltivavano la pianta (erba tornabuona).
In Africa il diffuse con lo scambio dei negri e in Asia fu portata forse dai Missionari; pare certo che privo di importanza del suo uso in Asia non fosse conosciuta questa pianta anche nel 1600 in Cina tutti gli uomini e tutte le donne avevano imparato a fumare. E la diffusione fu rapida, come mai altro prodotto. Infatti in “Don Giovanni,, di Molière (1665) Sganarello dice: “Checchè possa dirne Aristotile e tutta la filosofia, non vi è nulla che uguagli il tabacco; è la passione della brava gente e chi vive senza tabacco non è degno di vivere,,.
Nel ‘700 ignazio Ronconi, fiorentino, con scrive nel “Dizionario d’agricoltura,,: “Le foglie del tabacco sono calde e disseccanti, incisive, risolventi, vulnerarie, resistono alla corruzione, fanno starnutire, spurgare e vomitare, pestate sono buone a intrise le piaghe. Il fumo j narisco dalle malattie del naso e della gola, il sugo applicato libera dalla tigna, l’erba ammazza le pulci,,.
Raphael Shorins, inglese compone nel poemetto latino: “Himnus tabaci,,.
Neander scrive la “Tabaccologia,,, Thomas Willis predica a tutti le virtù miracolose del tabacco.
Potevano mancare gli oppositori? Lo spirito di contraddizione è sempre esistito e per questo credessimo già qualcosa contro il tabacco fosse scritto prima che Tesauro, Patrizio torinese, nel 1671, in “Filosofia morale,, dedicata a Vittorio Emanuele Francesco Principe di Piemonte, sostenne: “Un vilan nimico dello Buone Creanze detto il Tabacco, da cui più intieramente avvilita la Venerabile Autorità, ha cancellate le leggi del Galateo, che si conformano alla Moral Filosofia,,.
Dr. Rosario Zeppa
(continua al prossimo numero)