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Storia di San Bartolomeo in Galdo (3 parte)

Prosegue la cronistoria feudale/ecclesiastica di San Bartolomeo in Galdo tra XII e XVIII secolo.

Continuazione del numero precedente

Accrebbe i possedimenti; e Gofredo Conte di Lesina, il quale viveva nel 1183 ed era signore di Varano (catalogo dei baroni normanni N. 377), donò a quel monastero una peschiera nel pantano di Varano, donazione indi confermata da Guglielmo II e da Federico II. Nè si arrestò la famiglia dei Conti di Lesina a tale donazione, inperciocchè un Matteus Gentilis Comes Aléxine donò nel 1215 alla stessa Badia: “ecclesiam nomine S. Michaëlis de Migliarino, sitam in tenimento Petrae Montis Corbini,,.

Le sorti della Badia non poterono prosperare all’epoca delle guerre tra Federico II ed i Papi, tra Manfredi ed i Papi, nell’epoca appunto della distruzione di S. Bartolomeo in Galdo; tanto vero che nel 1268, quando al 1. febbraio Carlo d’Angiò recossi in quell

e contrade, confermò all’Abate tutti i privilegi e terre delle quali s’asserviva spogliato malitia temporis.

Che la riedificazione poi del S. Bartolomeo, di cui nell’ordine di Re Roberto del 1327, fossa stata seguita con una speciale premura risulta dal fatto che nel 1337 già v’era un notaio di S. Bartolomeo chiamato Rago (il Carmelo del fu Simone; e per mano di lui venne erogata la concessione di franchigie agli abitanti, ed in ispecie l’esenzione della decima a chi dedicava le terre all’alboricoltura. Quanto sono vecchi certi sistemi che gli agronomi odierni vogliono far credere sieno novità! “Quicumque de dictis vassallis insitum fecerit in terris praedictis, qua ad terragium, ut per dicitur, tenuerit a curia supradicta, perpetuum, liberum, atque francum habeat,,.

Nelle guerre tra Margherita, madre di Ladislao, e Luigi d’Angiò già S. Bartolomeo aveva una decisa importanza; tanto che il Principe Ottone di Brunsvik vi teneva il suo quartiere generale ed i propri alloggiamenti. Ivi presse ancora il celebre condottiero di ventura Conte Alberico di Cuneo, detto Alberico da Barbiano (1392), il quale fu il più grande fra i capitani del suo tempo, e formò alla sua scuola Francesco Sforza.

Pare che nel sec. XV già la Badia si concedeva in Commenda. Infatti la Regina Giovanna II creò Capitano delle terre della Badia, posseduta da Alberto Cardinale di Novara, un certo Damiano di Capitaneis al settembre 1427; e fra le terre è indicato il Castrum S.ti Bartholomei, il quale considerato come feudo ecclesiastico, venne tassato al once 4 nella ripartizione del donativo per l’incoronazione di Alfonso I d’Aragona.

Verso la fine del secolo medesimo, e propriamente nel 1496, gli altri luoghi abitati prossimi a S. Bartolomeo vennero quasi distrutti dalle truppe veneziane, mandovane, pesaresi ed aragonesi; e la popolazione di quei luoghi riparò in S. Bartolomeo che era protetta da mura abbastanza solide per le artiglierie di quei tempi. In conseguenza, nel 1498 le tre terre di Castelmagno, Ripa e S. Angelo in Vico furono riunite a S. Bartolomeo, essendo Abate Commendatario il Cardinale Alfonso Carafa, e Vescovo di Volturara mons. Turris. Ne venne stipulata apposita convenzione, superiormente approvata. Queste località dipendono dalla Diocesi di Volturara; chè anzi, poco dopo, la dimora dei Vescovi di Volturara fu trasferita proprio in S. Bartolomeo in Galdo, dove avevano un seminario; ed ivi è stata fino alla soppressione del Vescovado. È questo l’unico comune della provincia di Benevento che ora appartiene alla diocesi di Lucera, cui fu aggregata la sede vescovile di Volturara col concordato del 1818.

Nessun fatto degno di particolare menzione accade in seguito che presentava una singolare condizione di cose; inperciocchè, mentre il paese era burgensatico, non feudale, della Badia di S. Maria a Mazzocca, la giurisdizione spirituale spettava al Vescovo di Volturara, la giurisdizione temporale, civile e criminale era eziandio staccata dalla Badia e conceduta ad altri feudatari. Strano miscuglio di autorità e competenze che non può immaginarsi quanto resa pesosa la condizione dei vassalli.

E la giurisdizione civile e criminale delle prime e seconde cause del Decapitaneis passò alla famiglia Guevara; e successivamente ai Carafa, per concessione dei Aragonesi; poscia a Ferrante Gonzaga per diploma di Carlo V del 1532; indi ai Caracciolo, Marchesi di Volturara; in prosieguo al Cardinale Arrigoni e per esso ai gesuiti di Benevento, con facoltà di esercizio nella casa Spinelli; e successivamente ai gesuiti medesimi, fino a quando il potere Regio non ebbe avocati a sé, com’era di ragione, quelle prerogative essenziali allo esercizio ed alla retta funzione della sovranità dello Stato.

Tra i principali Abati Commendatari furono i Cardinali Federigo, Carafa, Chigi, Borghese, Ferrari, Costanzi, Caracciolo; ed i Vescovi Rossi, Gurtler, e Nito. Il Curtler, boemo, che fu confessore di Maria Carolina d’Austria, prediligeva questi luoghi, fece costruire una fontana, dietro vasellami alle chiese. Ultimo Abate Commendatario fu un Torinese, D. Francescantonio Renci, confessore della Regina Murat, nata Bonaparte.

(continuazione e fine al prossimo numero)

da “I Comuni della Prov. di Benevento,, dell’Avv. Alf. Meomartino — Ed. Giuseppe De Martini Benevento 1907

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