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Il problema Meridionale e il contributo degli emigrati (3 parte)

Prosecuzione dell'analisi storico-economica sull'emigrazione meridionale

Continuazione del numero 3

È da queste rimesse dirette ed indirette che scaturisce le nuove leggi, ma attuate per la questione del Mezzogiorno. Dall’Emigrazione ha veramente inizio la fase fattiva, si ottiene qualche cosa investendo, solo in parte, le somme inviate dalle Americhe e da altrove dai figli d’Italia; quando il Mezzoggiorno si trasforma lentamente dallo stato di assoluto abbandono servendosi degli stessi mezzi che lo Stato incassava dalle rimesse degli emigranti.

Le varie rimesse degli emigrati venivano quasi tutte depositate presso le succursali della posta: per gli emigrati solo questo rappresentavano operazioni di sicuro riposo.

Le rimesse erano a getto continuo, pertanto ne derivò che per il forte aumento vennero facilmente completate le riserve presso la Cassa Depositi e Prestiti, con una eccedenza rappresentata da somma veramente rilevante. Questa larga disponibilità cominciò a preoccupare gli uomini di governo. Abbiamo detto che la somma che annualmente superava le riserve per la garanzia era considerevole per tutelare questo risparmio, frutto di tanto sudore e di privazioni; gli uomini che guidavano le sorti della novella Italia, stabilirono concordi, di investire tale eccedenza in opere che creavano una sicurezza reale. Pertanto vennero effettuati, per prima grosti a quei comuni d’Italia che chiedevano danaro per la costruzione, per uso scolastico, per acquedotti, fognature, bonifiche zone malariche.

Per la disponibilità creata dagli emigranti ogni piccolo paesello si diede a fare qualche cosa; ci si ebbe così uno svegliarsi da un sonno troppo prolungato in quasi tutti i comuni dell’Italia Meridionale che più avevano bisogno di aiuto. Quei comuni chiesero prestiti e feccero migliorare parzialmente le loro condizioni.

S’iniziò anche la campagna contro l’analfabetismo.

Come da rivelazione statistica del 1871, gli analfabeti erano il 69,46 per ogni cento persone. La cifra parla chiaro, è inutile qualsiasi commento. In tale periodo l’ardo problema dell’analfabetismo, oggi non ancora completamente risolto, veniva aiutato dalla politica favorevole degli uomini di governo il cui compito fu facilitato anche dalla fattiva propaganda che gli emigrati involontariamente facevano per tale bella causa, stimolando lo interesse dei parenti ad apprezzare la scuola. In un decennio nell’Italia Meridionale si ebbe una lievissima diminuzione dell’analfabetismo: Italia Settentrionale analfabeti 50,47%, ridotti poi a 30%, Nell’Italia centrale nello stesso periodo abbiamo analfabeti 71,82%, ridotti a 64%, Italia meridionale analfabeti 83,47%, si riducono a 79,46%. Come facilmente si verifica, la persuasione è enorme: l’Italia meridionale è quella che riceve il minor contributo per la diminuzione dell’analfabetismo che è semplicemente del 4,80%, mentre nel nord Italia diminuisce del 20%.

Continuamente gli emigrati facevano rilevare quale duro peso morale rappresentava l’assoggettarsi ad una persona per farsi scrivere o leggere una lettera e mandavano a dire ai parenti di fare qualunque sacrificio pur d’imparare, che essi avrebbero mandato in più quanto occorreva per l’insegnamento. Rilevammo da una lettera del periodo del vero risanamento poche parole: “l’istruzione è la prima cosa che veramente ha valore, tutto il resto viene dopo, devi mandare per forza il bambino a scuola, per le spese ci penso io,,. Così amentarono le rimesse e con le lettere facevano capire sempre più lo stato d’inferiorità dell’analfabeta. Stimolarono anche uomini anziani e giovani che avevano come mira l’emigrazione, a frequentare le scuole comunali e private.

Per l’aumentata richiesta di frequentare le scuole, i comuni furono spinti a chiedere questa disponibilità cui abbiamo accennato all’inizio di questo articolo. Questo stimolo tanto apprezzato fece sì che anche uomini anziani, che non avevano mai pensato alla “scuola, ad imparare a leggere, a scrivere. Nel decennio successivo l’analfabetismo dell’Italia meridionale dalla media dell’80,% scese al 58,%, riducendosi di oltre il 20%. In tale periodo gli emigrati con le loro lettere stimolanti compirono in buona parte la più bella e santa missione per il bene collettivo, essi migliorarono veramente la decaduta Italia. Cosi questi figli d’Italia, lavoratori umili e senza inutile prosopopea, riuscirono a risolvere parzialmente il problema più arduo.

Antonio Fallarino

(continua)

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