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Castelfranco in Miscano
Collegamento archivisticoCastelfranco in Miscano occupa una posizione particolare nella geografia del Fortore. Sorge nell'alta valle del Miscano, in un territorio di…
Apri la scheda →L'articolo riflette sul valore dell'artigianato locale, ricordando com'era un tempo il mestiere dell'artigiano, legato a passione e cura del lavoro manuale. Si parla di come oggi i giovani artisti non trovino più motivo per costruire con le proprie mani, in un contesto sociale che sembra aver perso il senso della dignità del lavoro artigiano. L'autore rimpiange l'orgoglio antico di saper fare e invita a riscoprire il valore autentico del mestiere. Continuazione di un articolo storico dedicato a Castelfranco, che ricostruisce vicende feudali e dinastiche legate al castello e alla contea. Si narra il passaggio del feudo tra vari signori attraverso…

Sulla massa amorfa dei contadini spicca, in altri tempi, l’esiguo numero degli artigiani. Ancora oggi molti ricordano la loro figura, tutti sanno della lor vita: Mast’Abele Lucarelli, Florestano, Guglielmo, Luigi, Antonio, Angelo, Alfonso, Battista Belpedio.
Era un bel titolo, più che ambito, quel Masto che adornava più di un bel Don.
Vivevano in paese due o tre Don, il parroco, il medico, il farmacista e qualche altro. Questi esulavano dal vero ambiente di nostra gente perché non vivevano la stessa vita di tutti gli altri dediti ai campi.
Seguivano i Masti del tempo. Rappresentavano una casta a sè e erano certi e più stimati del paese. E questa stima proveniva dal continuo, quotidiano riconoscimento della loro superiorità. Lavoravano in bottega o andavano a giornata a lavorare presso gli altri. E lavoravano impedivo ai contadini quell’attività maligna che fa chiamare sfruttatori tutti quelli che non fanno un lavoro materiale.
C’era di più: sapevano leggere e scrivere ed erano un solo, assieme al Don a saper tanto.
Ma il vero, più alto motivo che faceva di queste persone superiori per cui ancora oggi godono del rispetto e del reverendo ricordo delle generazioni succedutesi, è che questi erano gli artisti nel senso più alto della parola.
Ognuno di questi Masti non solo costruiva un muro, ma di questo muro aveva preparato col suo scalpello ogni pietra adornandola dei fregi che riteneva necessari e quel muro faceva parte del progetto che egli stesso aveva ideato, disegnato, preparato minutamente in tutte le sue parti: era nello stesso tempo operaio perfetto, ingegnere preciso, architetto completo. Ed il loro sapere non si arrestava solo a leggere e far dei conti: sapevano degli studi architettonici, sapevano dei calcoli giusti per la costruzione di una casa o di un ponte. Avevano soprattutto quella genialità che faceva risolvere di volta in volta i problemi del tempo e del luogo.
E la loro arte era motivo di orgoglio e per quest’arte serbavano un contegno ammirevole e commovente.
Non fu Mast’Abele Lucarelli ucciso per gelosia di mestiere da un artigiano non locale?
Non sporcava Gian Fedele Lucarelli di grasso le sue labbra per dire d’aver mangiato carne perché non si addiceva ad un artista sedere ad una tavola ornata di solo pane?
Vecchie, nobili, care figure dei nostri padri, che vivete nel ricordo dei nostri padri, che noi ammiriamo senza conoscervi! Ora tutto è finito!
S’è ritenuto più nobile studiare ed i migliori son finiti e ne usciti professionisti.
E l’artigianato? La miseria ha spinto altrove i nostri giovani in cerca di un lavoro che dia il pane del giorno. Non uno solo vive oggi tra i 7 ed i 21 anni accanto e proprio Mast per imparare degnamente il mestiere; mancano i mastri Mast.
Molti gli artigiani di oggi operai come tutti gli altri del mondo: chiedono lavoro e fanno di tutto per il pane necessario del giorno: vanno in campagna o a giornata indifferentemente. Hanno bisogno di lavoro.
Vedi, caro Mast’Abele, e voi Mast’Guglielmo, Antonio, Alfonso, Angelo, Battista, Luigi,com’ è ridotto il nostro artigianato.