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Un vecchio pensa

Monologo malinconico di un vecchio emigrato benestante ma solo: racconta come il lavoro incessante e l'avarizia verso sé stesso e la moglie (morta di crepacuore) gli abbiano fatto accumulare ricchezza a scapito della salute e degli affetti, lasciandolo infine più povero — di famiglia, salute e felicità — di chi non ha nulla.

Ho lavorato come un cane tutta la vita. Da piccolo tutti i soldi che mi dava la mamma li mettevo nel salvadanaio. Come moltiplicavano i soldi nella banca, così moltiplicavano gli anni. Non facevo altro che conservare per qualche giorno di mala fortuna.

A venticinque anni ho preso moglie. Mai nella sua vita con me le ho comprato delle delicatezze femminili che sono così necessarie per i momenti tardi. Non usciva mai, quella moglie mia, per mancanza di vestiti belli. Non ero avaro. L’unica paura mia era quella della povertà nella vecchiaia. Avevo visto degli amici di mio padre senza famiglia vecchi, chiedendo l’elemosina senza casa come tante foglie nel vento. Questi uomini mi avevano fatto tant’impressione che giurai a me stesso che non doveva mai succedere a me.

La mia moglie morì di crepacuore. Da quella sera in poi mi sono cambiato. Peccato ch’era troppo tardi. Incominciai a vivere come un uomo. Lavoravo solo otto ore al giorno. Finalmente il dottore mi condannava a letto. Avevo lavorato troppo nella gioventù e nella vecchiaia vidi le conseguenze.

Oggi ho soldi. Sì, ho soldi. Ho tanto danaro che non so cosa farne. Non posso godere le mie ricchezze. Sono ricco ma mi manca la cosa migliore: la salute. Adesso so che nulla conta di più della salute.

Il pensiero della mia gioventù non si avverò. Non sono come gli amici di mio padre: non debbo chiedere l’elemosina. No, non sono come loro; sono peggio: sono solo, senza famiglia, sono vecchio, mi manca la salute, ho danaro che non posso godere e maggiormente ho il rimorso di avermi rovinato la vita ed aver fatto morire la mia moglie.

No, non sono come loro. Non sono una foglia nel vento. Invece sono una foglia in casa che si perisce col tempo.

Grace Sacchetti – N.Y.C. (U.S.A.)

SI È SEMPRE IN TEMPO….

… a fare qualcosa, purché si voglia fare.

Molti esclamano per qualcosa che avrebbero potuto fare: — è troppo tardi ormai! A questi vogliamo ricordare che Bertrand Shaw a 88 anni è nel pieno delle sue attività; Goethe completò il “Faust” a 80 anni; Kant scrisse il meglio della sua filosofia a 74 anni; Verdi completò il “Falstaff” a 80 anni e “L’Ave Maria” a 85 anni; Tiziano dipinse “la battaglia di Lepanto” a 98 anni; Michelangelo completò i suoi capolavori a 87 anni; Fr. Ruggero Bacone (il fisico) diceva che s’impara meglio da vecchi che da giovani.

Coraggio dunque, si è sempre in tempo ad imparare o a far qualcosa!

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