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SIGNORE, AIUTA I PROVVEDUTI!

L'articolo denuncia come i finanziamenti statali per opere pubbliche, stanziati dal Ministro Tupini in base alla legge del 3 agosto 1949, abbiano escluso quasi del tutto la zona del Fortore, nonostante le richieste avanzate da anni per l'edificio scolastico locale. L'autore critica l'immobilismo delle istituzioni e la mancanza di infrastrutture essenziali (strade, ferrovia, telefono), sottolineando le condizioni di arretratezza e povertà della popolazione locale, costretta a vivere di solo pane e senza adeguata assistenza sanitaria o sociale.

S. E. Tupini, Ministro dei Lavori Pubblici, in attuazione della legge 3 agosto 1949, ha stanziato per 33 centri della provincia di Benevento, 310 milioni e 520 mila lire, quale contributo dello Stato per l’esecuzione di opere pubbliche.

È un fatto: comuni, province, Stato, esistono anche per il contributo dei singoli serva al bene comune. Ed è ammirevole vedere che comuni e province abbandonate siano finalmente oggetto di interessamento della somma precedente.

Il guaio è che la nostra zona non c’entra quasi affatto nella ripartizione della somma precedente.

Siamo alle solite: “Signore, aiuta i provveduti”, questo vecchio proverbio spiccatamente ed esclusivamente paesano dice del nostro popolo. A noi non pepevre la briciola.

Dopo quindici anni di richieste finalmente vediamo, qui la Commissione per l’erigendo edificio scolastico. Il problema risolto? Il proverbio sarebbe venuto meno! Solo dieci aule quando per quest’anno non occorreno sedici?

Si dice: — Lo Stato concede questo danaro in mutuo.

Montefalcone non ha dove ipotecare un prestito più forte. Ma forse che il padre spende per il figlio solo in considerazione di quel che renderà domani? E se noi siamo tanto poveri da non poter avere neppure il prestito per le scuole dei nostri figli, dovremo rassegnarci a tanto, aspettando che un miracolo si compia o che il più misero venga eliminato dalla cattiva logica della società? Dovremo finire schiacciati dalla macchina burocratica? Se questa è la logica perché non ci si lascia soli con la nostra miseria senza aiuti ma anche senza contributi?

Utopistico, assurdo! Ma allora che cosa dobbiamo fare? Siamo senza fognature, senza telefono, eppure 70 Km. lontani dal centro, con le nostre strade sono impraticabili, la neve ci blocca per mesi spezzando tante volte il telegrafo e lasciandoci vegetare o morire senza possibilità di aiuto.

La nostra gente non riesce neppure a mangiare pane e pane: è il granone che sopperisce al solo pane, unico pranzo di ogni giorno.

La nostra gente chiama il medico solo se moribondo per il famoso scrupolo di coscienza perché non ha la possibilità di pagarlo e ancor meno di provvedere ai rimedi.

Si vive ancora, nella totalità, in un solo ambiente per ogni famiglia e della famiglia debbono far parte le galline, e se c’è, l’asino e il maiale.

Quanto ancora deve durare questo tenore? Chi si interessa di noi?

Si sperò una volta in Leonardo Bianchi che volle, lui Direttore di Clinica, maestro primo ai neurologi del mondo, recarsi in uno di questi tuguri e salire sulla sedia per visitare l’ammalato che giaceva sull’alto letto di pannocchie! Ma fu il medico solo che il deputato che fece questo? Ma almeno ci fu una visita medica, ora anche questo è perduto!

Antonio Zeppa

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