La crisi del dopoguerra con tutte le sue funeste conseguenze si ripercuote ancora sensibilmente su ogni lembo della nostra terra. Distruzione, disoccupazione, emigrazione, alto costo della vita, disorientamento delle coscienze costituiscono il triste retaggio d’una guerra perduta.
Si lavora alacremente, per quanto lo consentano, a ricostruire case abbattute per risolvere il problema degli alloggi, si costituisce annualmente, nei mesi invernali, il fondo di solidarietà nazionale per soccorrere i disoccupati; partono giornalmente i figli migliori d’Italia per terre lontane nel miraggio di fare altrove fortuna. Ma ciò che è più di tutto ci rattrista e rende più fosco il quadro d’una nazione civile, quale è l’Italia, è vedere tanti figli del popolo abbandonati sulle strade, ove trascorrono l’intera giornata, schiavi dei vizi e delle passioni. Ogni principio di correttezza morale è scomparso totalmente dall’animo dei giovani e degli adulti perché tutto ed essi ha fatto dimenticare la guerra, tranne l’esasperata volontà di sopravvivere in qualunque modo e con qualsiasi mezzo anche trascinando nel fango l’onore. Ebbene, quando noi superstiti ci guarderemo in faccia l’un l’altro per vergognarci vicendevolmente dell’abiezione morale in cui siamo caduti? Quando inizieremo l’opera santa della ricostruzione, della rieducazione, della nobilitazione degli animi? Furti, omicidi, dissoluzione di ogni genere perchè avvengono? Perchè offrire allo straniero miserando spettacolo di vivere incivile!
Ricostruire è il monito che suona da un lato all’altro della nostra penisola, ricostruire è una necessità e nel dovere che ci si impone, ma è indispensabile che tale ricostruzione incominci dai valori morali se vogliamo che la nostra Patria sia ancora maestra di civiltà al mondo.
Le sanguinanti ferite della nostra terra toccano il cuore di ogni italiano, che pur nella sconfitta e nell’obbrobrio, in patria e nelle lontane terre d’oltre mare è orgoglioso di essere “di questa nobil patria natio,,.
All’opera tutti, figli d’Italia! Assoliamo tutti: padri, madri, maestri e associazioni d’ogni genere questo compito che è nobile, sublime, universale. Che il nome d’Italia vibri nell’animo dei nostri bimbi, che i loro cuori palpitino di generoso entusiasmo, che le grandezze, le glorie passate della nostra Patria li esaltino, che l’eroismo dei nostri avi li commuova, che le presenti sciagure, lungi dall’abbatterli eccitò di santo sdegno contro i denigratori e gli oppressori e distruttori della nostra libertà!
Oggi che gli spiriti disorientati dalla guerra si raggruppano intorno a tante bandiere di opposte ideologie lasciandosi facilmente trascinare dall’odio di parte alla violenza e al disordine, insegniamo ai nostri giovani ad essere soprattutto uniti nel nome santo d’Italia, a difendere una sola bandiera, quella che nei tre fulgidi colori simboleggia la nostra Terra dalle candide Alpi ai verdi valli, quella che risplende tuttora nel cielo della gloria e della civiltà fatto di luce a tutte le genti, quella che mai ammainata nei nostri animi ci sarà di guida e di sprone per migliori destini.
Vincenzo del Re