Non è fuori luogo scrivere su questo giornale che vive e si diffonde in una fra le regioni più prolifiche d’Italia del più scottante problema che oggi assilla la Nazione. E di questo asserto me ne dà ragione chiunque vorrà con spirito di obbiettività ricercare la causa prima del decadimento morale e materiale in cui versa l’Italia.
È nel numero da ricercarsi il male di ogni cosa.
Guardiamo intorno questa miseria, e quanti, quanti bambini; molti di essi sono laceri, sporchi, denutriti, abbandonati nelle vie da mane a sera senza che nessuno si curi di loro. Poveri esseri messi al mondo inconsapevolmente e abbandonati a loro stessi, e molte volte ad un infame avvenire.
Perchè tutto questo? perchè i genitori son poveri, tanto poveri, tanto non hanno pane, non hanno lavoro, né ciò non ne hanno messo al mondo senza responsabilità, di logica, di coscienza.
E perché manca il lavoro, perché c’è la disoccupazione? perché la natura si è nel non risparmiato nel nostro suolo risorse naturali, perché quindi manca fabbriche, officine, capaci di assorbire la mano d’opera esistente che è in definitiva la richiesta di mano d’opera diminuisce con l’accrescersi delle macchine, e contro l’offerta aumenta giornalmente.
Perché non c’è pane, perché la terra non ci dà il fabbisogno giornaliero? perché le bocche da sfamare su una terra piccola, ed ancora piena di sistemi montagnosi che riducono sensibilmente in quantità il terreno coltivabile, ed in qualità il frutto che ella può rendere, aumentando con paurosa progressione.
Ma la disoccupazione ed il problema delle nascite non si limita alle classi del bracciante; anche nella classe impiegatizia e professionale la disoccupazione è grande poiché queste classi sono ingigantite e distrusa, ed anche in queste classi il numero dei nati aumenta vertiginosamente.
Il numero accresce la miseria a questa sospinge l’uomo contro l’uomo: le classi sociali a cozzare violentemente tra loro; mentre una legge di naturale eliminazione scoppiano le guerre, le pestilenze, e cataclismi.
Vorremmo noi ostinamente rimanere ignari ed inermi a questa triste realtà del momento e sottoporre noi, ma peggio ancora altri esseri, ad una vita di miseria, di brutture, di sofferenze fisiche e morali ed attendere poi che guerre, eccidi, pestilenze ci sopprimano o ci strappino le persone, gli affetti più cari?
In questa dolorante Patria nostra, depredata dei suoi territori nazionali ed africani, e dove molti fratelli ritornano da quelle terre benedette dal sangue italiano per sfuggire alle deportazioni, alle persecuzioni ed anche alla morte; in questa terra di così limitate risorse naturali e limitatissime possibilità di lavoro intellettuale e manuale; in questa terra dove negli ultimi anni s’è avuto un aumento di circa cinquantamila unità sui morti, è doveroso porsi il quesito se sia onesto mettere al mondo tanti figli?
Ciò, no, non vuole essere un istigazione alle pratiche abortive, anti-concezionali ed innaturali, ma solo un richiamo ad un più alto senso di responsabilità che ogni uomo deve sentire verso gli esseri che lui, si lamentare per soddisfare al suo piacere mentre al mondo. Questi esseri non ci chiedono di nascere ed è per il nostro esclusivo egoismo che li mettiamo al mondo, e quindi dobbiamo sentire il sacrosanto dovere di essere in condizioni di accudirli, di nutrirli e fare in modo così che la vita sia per essi veramente un dono e non una amara sofferenza ed un continuo tormento.
A chi è ligio alle leggi diro che non è vilipendio incitare l’uomo ad un più alto senso delle responsabilità: a chi è ligio alla Morale Cristiana diró, che non è peccaminoso sospingere l’uomo alla continenza ed alla conoscenza delle leggi di Knaus Ogino (approvate dalla Chiesa) per un più supremo bene che porta se per sé, verso un maggiore apprezzamento della vita quale dono divino, ed al mitigarsi dell’egoismo, dell’odio e quindi di tutti i mali che derivano.
Donato Rosa
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