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Natale di Cristo – Natale di vita (2 parte)

(continuazione, Lucia Palatella) — Prosegue la riflessione teologica sul cristianesimo: il Regno di Dio come conquista attiva e non dono passivo, il capovolgimento cristiano dei valori (la carità al posto della giustizia), e il senso salvifico del dolore, che nel cristianesimo diventa via di redenzione anziché essere solo sopportato con indifferenza stoica.

(Continuazione del numero prec.)

Gesù Cristo e la morale evangelica. Quasi tutta la predicazione di Gesù è intesa a spiegare e a illustrare il “Regno di Dio,,.

Il Regno dei Cieli, che forma il tema della predicazione di Gesù Cristo, è la nuova chiesa di cui egli pone i fondamenta con la sua opera di spirituale redenzione, tornando ad una società di anime che sentano il vincolo spirituale della carità e non osservino solo la legge nelle forme esteriori, ma siano interiormente pure. E questa redenzione del figlio di Dio non è un dono che debba ricevere passivamente, ma un’attiva conquista che la volontà operosa dell’uomo deve fare collaborando all’attuazione progressiva di quel regno nell’ordine sociale.

Con tale concezione dunque il Regno dei Cieli, cioè la vita cristiana, non è uno stato di immobile perfezione che si instauri d’un tratto, ma una realtà che si svolge e si accresce avanzando con l’attiva collaborazione dello spirito umano.

E quando lo paragona all’attesa dei servi che han ricevuto dal padrone parte del danaro in custodia e al ritorno esige che glielo rendano moltiplicato dalla loro industria, premiando gli attivi e biasimando il servo pigro, oppure alle vergini che debbono attendere lo sposo con le lampade accese, Gesù dichiara esplicitamente che l’attesa stessa è il Regno di Dio nel suo completo realizzarsi.

All’etica greca della tranquilla contemplazione, secondo Socrate, del giusto mezzo (Aristotile; dell’equilibrio armonico delle funzioni (Platone), il Cristianesimo sostituisce una intensità tormentosa di vita spirituale. Vuole il lavorio personale, continuo, senza riposo, nella lotta contro la nostra innata pigrizia e il nostro individuale egoismo.

Anzi capovolge i vecchi valori: al sommo della gerarchia non è più la giustizia, ma la carità. Al freddo calcolo intellettivo della ricompensa adeguata ai meriti sostituisce lo slancio dell’amore che si prodiga senza limiti, anche ai nemici.

E proprio nella volontà tenace e nello sforzo continuo di liberarsi dal male che sempre si circonda, si riesce a costruire la nostra nuova vita, la nostra redenzione che è la realtà più alta del nostro spirito.

Il Cristianesimo non è pura filosofia, ma è essenzialmente religione. Quindi mentre supera l’intellettualismo greco, sorpassa anche la semplice ed esterna religione umana, che si limitava al culto esterno.

Dice Cristo: Non solo l’azione e lo sguardo rende immondo l’uomo ma ancora i suoi cattivi pensieri, i suoi desideri impuri o malvagi.

Il Cristianesimo vuole la rinnovazione interiore.

La vita è una dura milizia da sostenere in vista della salvezza eterna. È sofferenza, ma che è fermento di progresso spirituale; è patimento ma di una vera passione che prepara la risurrezione; è martirio della carne per la salvezza dello spirito.

Contro i cinici che sopportavano indifferentemente il dolore solo col voler persuadere che il dolore non esisteva il Cristianesimo santifica il dolore, ci educa a sopportarlo, anzi a benedirlo come forza redentrice e purificatrice.

Solo attraverso l’amore e il dolore l’umanità si divinizza al modo medesimo che, attraverso l’amore e il dolore, il divino si umanizzò in Cristo (Salvaneschi).

Lucia Palatella

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