
Comune
Castelfranco in Miscano
Collegamento archivisticoCastelfranco in Miscano occupa una posizione particolare nella geografia del Fortore. Sorge nell'alta valle del Miscano, in un territorio di…
Apri la scheda →L'articolo ricostruisce le origini storiche e geografiche di Castelfranco, capoluogo del mandamento del Circondario di S. Bartolomeo in Galdo. Vengono descritte la posizione territoriale, i collegamenti viari con Benevento e Montecalvo, e riferimenti a studi di eruditi (Vitale, D'Anville) sull'antico Equotutico. Si discute l'origine etimologica del toponimo, legata a un feudo di Montefalcone e alla famiglia Rarifre, con riferimenti a documenti storici, catasti e famiglie nobiliari locali proprietarie del territorio. Il testo continua nel numero successivo.
È capoluogo del mandamento del Circondario di S. Bartolomeo in Galdo.
Per accedere a questo comune, muovendo da Benevento, o bisogna scendere alla stazione ferroviaria di Montecalvo, o poscia a cavallo ascendere i colli della Malvizza, che dominano la valle del Miscano che sbocca appunto in quella località, o pure procedere in ferrovia sino alla stazione di Savignano – Greci, e di là in carrozza per la via provinciale risalire dalla valle del Cervaro a quella del Miscano. Dal lato di Montefalcone Valfortore vi s’arriva a questo comune per la via del Foiano o da S. Bartolomeo in Galdo per la via provinciale che parte dal fiume Fortore.
Il territorio del comune è totalmente sprovvisto di alberi, da sembrare che una mano devastatrice l’abbia tutti svelti sull’intera estensione di 11.922 e più tomoli di terreni, trasportati altrove.
Trovarsi sparsi in più punti delle conchiglie (1). Nel territorio del comune nasce il torrente Miscano. Castelfranco è edificata in sito elevato quantunque in piano; è distinto in nuovo e vecchio, quello sull’alto, quello sul basso composto di casupole di contadini. Alle discrete vie interne, illuminazione sufficiente. Confina con Ginestra dei Schiavoni, Montefalcone Valfortore, Roseto Valfortore, Faeto, Greci, Montecalvo ed Ariano.
Principali proprietari sono le famiglie Cirelli, Antinozzi, vari Riccio, d’Onofrio, Petruccelli, Capozzi, Roberti, d’Elia, tutte del luogo, ed il Principe di S. Severo, Michele di Sangro di Napoli, che ha il titolo di Principe di Castelfranco. Sono le chiese dipendenti dalla diocesi di Ariano, comprese due parrocchie, ed una
buona piazza.
Un tre chilometri lungi da questo comune vi è l’antico S. Eleuterio, ex feudo di ottomila tomoli, già della mensa vescovile di Ariano, ed il Ordinario prende il titolo di barone di S. Eleuterio, ed ora alienato ai privati.
Dopo gli accurati studi del Vitale, lo storico di Ariano, ed il rinvenimento di antiquaglie ed iscrizioni, tutti i dotti hanno accertato, e non più se ne dubita, che qui sia stato l’antico Equotutico, che nella tavola Peutingeriana nell’itinerario di Antonino ed anco nel più antico epistolario di Cicerone. Questa contrada è annessa nel territorio di Ariano. Nei tempi normanni fu della omonima Contea, e poscia di quella di Buonalbergo. Pria però che il Vitale ha il distinto geografo francese sig. D’Anville a preconizzato il sito col solo studio del terreno, e nella sua Analyse geographique d’Italie, Paris – 1744 – pag. 218, scrisse: “Et par la proportion des distances dans cette intervalle, Equotutium se rencontre aux environ de Castelfranco situé au pied de l’Apenin, dont le passage est entre ce lieu et Troia.”
Nelle vicinanze dell’attuale Castelfranco eravamo adunque nell’alta epoca romana un quadrivio, imperciocché fu quel punto che tagliavansi le vie che mettevano in comunicazione Benevento e Lucera, per Troia, la Puglia col Sannio per le valle del Fortore, il Sannio Irpino con Pentro, per la valle del Tammaro, la Ercolina e l’altra che da Boiano menava a Vesona. La via Eynazia ripegava per Castelfranco fino al vallone di Ginestra, passava del distrutto villaggio di Crepacore per il vuecolo di Troia, ed indi a quest’ultima città. Da quando poi S. Eleuterio, primo vescovo di Ariano, fu ivi tirazzato in Equotutico il paese fu detto dai Cristiani S. Eleuterio.
Itinerario di Antonino, viaggio da Capua ad Equotutico:
CAUDUM…….MIGLIA XXI
BENEVENTUM….MIGLIA XII
EQUUM TUTICUM…XXXII
Tavola Peutingeriana, viaggio da Benevento a Troia.
Benevento…….
FORO NUOVO..MIGLIA X
EQUOTUTICO…XII
AECAS (TROIA)..XVIII
Itinerario di Gerusalemme:
CIVITAS BENEVENTI
MUTATIO VICUS FORO NOVO…MIGLIA.X
MANSIO AD EQUUM TUTICUM…….XII
MUTATIO AQUILONIS (VUCCULO)….VIII
CIVITAS AECAS (TROIA)….X
E per la via dell’odierno tratturo son segnate XXII Miglia dalla stazione super Támari flumen fino ad Equum tuticum.
Tornando al nostro Castelfranco, detto in Miscano soltanto da epoca recentissima e posteriore al 1860, per distinguerlo da altri Castelfranco d’Italia, non val la pena occuparsi a sottilizzare congetture per dedurne se sull’aggettivo franco rivoglia alcuna idea di franchigia o pure una origine da franchi, popolo di razza germana che conquistò la Gallia, come si sa.
È però opinione personale di ello scrittore che il nome sia derivato al paese da una famiglia d’origine franca che l’ebbe in dominio.
Infatti, notizia storica di questo comune più antica dal catalogo dei baroni normanni non si ha. Nello scrivere del Montefalcone s’è detto che la possedeva la signora di Montefalcone, e che Guglielmo Poto franco possedeva Roseto, giusta il N. 323 del catalogo. Al N. 324, proprio successivo al 323, è scritto “cosi,
“Rarifre tent deea (domina Montis falconis) Castellum francolum quod est: sicut dixit, feudum unius militis et cum augmento obtulit milites duos et servientes VI.
Dunque, fin da quell’epoca il paese si chiamava Castelfranco, ed era un sottofeudo di Montefalcone; imperciocché Rarifre lo possedeva in servitio dalla feudataria principale di Montefalcone, il cui nome s’ignora. E leggendo il N. 301, scritto nella Contea di Buonalbergo, troviamo che di questi, seguenti par parole: “Uxores Petri Franculi et Guillelmi, Potifranchi, sorores, tenent Montencalvum et Genestram.” Ecco quindi lo storico fondamento della sua espressa opinione. Montefalcone, Castelfranco, Ginestra e Montecalvo son paesi che vi hanno appresso l’altro. A nulla monta che i due primi erano in contado di Civitate ed gli altri in Contea di Buonalbergo, importa che i rispettivi cognomi di coloro cui si tratta. Pare adunque sicuro che l’invasione franca abbia lasciato qualche nobile in queste o quelle località; e dall’origine del feudatario il paese abbia tratto il distintivo del nome. Certo non sono occasionali quei cognomi Francoolo e Potofranco ai possessori della contrada; e lo Rarifre è un nome d’origine franca. Posteriormente il feudo fu della famiglia di Lecto; e lo possedettero una Pertica del Lecto ed un Matteo del Lecto, al quale succedette Margherita di Tocco, nipote ex filia dell’ultimo, verso la fine del sec. XVIII. Sposò questi Giovanni Mansella di Salerno; il quale, per quanto risulta dallo insieme dei registri Argioini, che spesso vi occupa il lui, era un ingegnere militare, o come si dice adesso, un ufficiale superiore del genio militare.
(Continua al prossimo numero)
da “I COMUNI DELLA PROV. DI BENEVENTO”, dell’Avv. Alf. Meomartino, Ed. Giuseppe De Martini Benevento 1907
(1) Andandovi a cavallo dalle stazione di Montecalvo, sboccerannola la Malvizza, si vede un curioso fenomeno così un vulcano di fuoco, che erto anticamente depositi di argilla, arance di quegli antichissimi depositi di sostanza infiammabile che vengono anche esposte, per lo appunto in questo momento, io “nel Paese”. Ma questo colle ne sfugge a Steppani ecc., altrimenti ne avrebbe parlato meglio.