Al termine del centenario alfieriano vogliamo che anche dalla nostra vita che non ha più nulla di grande all’infuori di una nobile smania di lavoro e di una ferma, decisa volontà di voler rinascere si elevi la nota di questo a monito “Vate nostro”, che con la sua parola seppe nuovamente alzare gli archi e le colonne sui fiori italici ed insegnare agli uomini “ad essere liberi, forti, generosi, trasportati per le virtù, insofferenti d’ogni violenza, amanti della Patria, veri conoscitori dei propri diritti, e in tutte le loro passioni ardenti, retti e magnanimi,,.
Aspirava l’Italia ad un rinnovamento letterario, si desiderava da secoli la tragedia, ma fino all’inizio del Settecento non era ancor noto il poeta che potesse portare questo rinnovamento e questa nuova forma letteraria. Si tentava di imitare Corneille e Racine, vi s’era provato il Martello, il Maffei, ma non erano giunti che ad un inconcludente ibridismo, vi si provò il Parini e portò il rinnovamento morale e civile, ma difettò nella formazione di una coscienza politica. Si sentiva il bisogno di un uomo che sapesse sintetizzare in se stesso, per intero, questa rinnovamento attraverso il teatro, egli sentì come una missione superiore ed una missione di compiere.
La sua stessa indole ribelle, scontrosa, triste e piena di intime contraddizioni che formazione della quale forse concorse la solitudine spirituale ch’egli sentiva in se stesso per la dipartita del padre che lo restava nella nella tenera età, quand’egli avesse maggiormente bisogno di guida e sostegno, forse sono un valido e potente contributo al tragico ch’egli doveva poi rappresentare.
Lo stile dell’Alfieri è roccioso come la sua anima, ma da quelle rocce scaturivano il popolo italiano che sarà a frangere le lotte più aspre e le pene più feroci per la conquista della propria libertà. Da quelle rocce scaturì l’acqua che fecondò l’animo degli Italiani. I grandi non soffrirono quando gli si accorsero, ma di Foscolo, gl’Italiani non avevano saputo capire e seguire l’Alfieri, ne godettero, come i Carducci, che finalmente l’avevano compreso ed erano insorti all’azione.
Era nato ricco e col gli era valse a farlo parlare contro i ricchi, senza essere sospettato di invidia; era nato patrizio e ciò gli valse a condannare il meccanismo di coloro che proteggevano per lettere e per i loro fini politici; si sentiva porta nel poteva parlare senza porla e col protezione dei principi, senza comprendere che il poeta era eroe ed apostolo. L’Alfieri fu apostolo con la prosa e col verso e anche se nelle sue opere non manca per re fu intimamente coerente a se stesso, pure per l’esempio luminoso di una vita forte ed austera contro ogni tirannide e bassezza, tanto da avere la lode di Mazzini che lo chiamò: “Il primo italiano moderno,,.
Da lui attingeremo una volontà ferrea a fare la nostra terra più bella e più grande.
Nanà Werther