Il rev. Comm. don Luigi De Cesare, arciprete della Parrocchia di S. Giovanni di Lucera, è stato destinato a questo nostro paese.
Gli attestati ricevuti da eminenti personalità ecclesiastiche e civili e dal popolo della sua parrocchia dimostrano la benevolenza e la stima di cui era, in quella nobile città, circondato.
In undici anni di arcipretura il rev. De Cesare, in momenti abbastanza difficili, si è rivelato pastore dotato di non comuni virtù cristiane, di audacia e di intelligenza, rendendo alla gloriosa chiesa di Lucera grandi servizi.
Roseto, che aveva appreso con giubilo la sua nomina, lo ha, in occasione della presa di possesso, festosamente accolto.
Alle ore 8, quando le campane della chiesa madre hanno iniziato il suono a gloria, il popolo col clero e le autorità si è riversato all’ingresso del paese per ricevere S.E. Mons. Vendola, vescovo di Lucera, che ha accompagnato il nuovo parroco per conferirgli la rituale consegna della chiesa.
Le funzioni religiose sono state solennissime. La “Schola Cantorum,, del locale GIAC si è distinta eseguendo scelti inni sacri. Il vescovo ha tenuto un elevato discorso elogiando lo zelo del parroco, che la chiesa di Roseto molto dovrà attendersi.
L’Arciprete ha celebrato la Messa fra il folto dei paesani presenti e, alla fine, ha ringraziato il Vescovo e salutato il Clero, le Autorità ed il buon popolo di Roseto, che rivolse tutti i suoi ringraziamenti intorno a lui per esprimergli affetto, devozione, gioia e fiducia.
Nozze — Il prof. Emilio Ricci, funzionario presso l’Ufficio II DD. di Foggia, ha sposato la virtuosa signorina Albina Morpese. Alla coppia felice i nostri auguri.
Prima Comunione — Ha ricevuto il sacramento della prima Comunione la graziosa bambina Letizia Capobianco dell’Avv. Stanislao. Alla cara bambina, fiore delizioso di purezza e bontà, i nostri auguri.
Villeggiatura — Ospite gradito del grom. La Penna per un breve riposo di 15 giorni è stato il Rag. Cav. Achille Carrescia, direttore generale delle dogane di Napoli, e il figlio Claudio, nostro dottore in medicina. Il Carrescia ha voluto far coincidere la sua venuta al nostro paese col periodo migliore della caccia, perchè appassionato cacciatore, degno figlio di Claudio; ma la campagna gli è stata avara di cacciagione, sia migratoria che stanziale, dovuto questo alla siccità stagionale e maggiormente alla continua distruzione che si va facendo della selvaggina, specialmente in periodo di proibizione.
Attilio Cinquegrani