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Ancora intorno alla stretta e limitazione delle nascite

L'articolo prosegue una discussione avviata in rubrica aperta agli abbonati sul tema della limitazione delle nascite, definita "gretta" dall'autore. Si affrontano considerazioni di ordine politico, economico e morale legate alla demografia, al ruolo della Chiesa e al confronto tra visioni diverse sulla natalità, con riferimenti a concetti di dignità, giustizia sociale e progresso civile, in un tono polemico e argomentativo tipico del dibattito pubblico dell'epoca.

Riepilogo la discussione precisandone i termini. Il Dott. Rosa sostazialmente, con voce ispirata, diceva: “O popolo caro del Sannio, limita le nascite perché il numero è la causa della tua miseria e rovina”.

Io, delicatamente, conoscendo la sua signorile suscettibilità e la sua aristocratica insofferenza delle idee altrui, gli replicavo:” bada, caro mio tesoro, il problema non é così semplice come credi perché bisogna prima civilizzare il popolo in quanto è noto lippis et tonsoribus che la prolificità diminuisce piú fortemente presso i popoli di più alta civiltà e benessere che non nei paesi più arretrati spiritualmente, ed economicamente Pertanto è indispensabile una sana educazione morale del popolo che non é realizzabile se non si presuppone tacitamente un certo grado di dignità economica.,, Per tutta risposta il mio sapiente Solone monta in bigoncia e dopo parecchi giorni di faticosi ponzamenti, forse a causa di una maledetta stitichezza mentale, caccia un finissimo prodotto letterario. E che dice? Leggetelo! Demogogia, egoismo, personalismo, politicantismo di piazza, lotta di classe e simili gioielli. Questa è la “pars destruens,,. Volete ora seguitemi. Egli dice pressappoco così:

“solo chi subordina ogni azione della sua vita alla propria coscienza e non chi l’affida comodamente al fato o a Dio può sentire il problema in parola,,. E non s’accorge, poverino, che in tal modo si dà la cosiddetta zappa sui cosiddetti piedi, Perché, se ognuno ha una coscienza autonoma, ognuno è pure libero di regolarsi secondo la sua coscienza. Perciò è prudente che i propri suggerimenti il mio umile e modesto interlocutore li conservi per sé e lasci in pace gli altri che hanno pure una ‘personale coscienza, sebbene non così nobile come la sua. Ma anche qui il mio incauto tosputino ha fatto cattivo gioco. Che cosa è questa benedetta coscienza? È noma della quale alza tanto la voce esaltandone l’indipendenza da ogni oggettiva norma di eticità? E’ forse essa scaturigine di moralità? Se è così, è evidente che, senza remissione, si va a sfociare nell’individualismo anarchico. E l’uomo diventa libero di considerare il prossimo come un mezzo o non come un fine, di uccidere, rubare, calpestare per ubbidire alla propria coscienza (in questo caso, non tollera il controllo di alcuna legge umana e divina. Libertà assoluta in mondo di relatività significa anarchia senza limiti. E un pò scomodo e imbarazzante sapere che un Essere supremo guarda nelle nostre anime e ne controlla gli intimi movimenti. Ecco, è facile ora capire perchè al mio dilettorazionalista fa paura l’idea di Dio.

Il quale é pur necessario postulare se si vuole seriamente ricercare la verità. Altrimenti ci saranno tante verità particolari quante coscienze. E ogni verità sarà solo valida per l’individuo che la professa e l’afferma. E il mondo diventerà una babele di diverse lingue, orribili favelle. Ecco perchè, anche in mancanza di fede, il concetto di Dio s’impone necessario come termine fisso di riferimento di ogni atto umano. E Voltaire stesso, che può considerarsi l’immeritevole antenato spirituale del mio saggio Solone, soleva dire che se Dio non esistesse bisognerebbe crearlo. Ha capito il mio munifico Mecenate? E andiamo avanti. Egli dice ancora:” la coscienza delle proprie azioni non si sviluppa con il benessere”. D’accordo, questa volta, perbacco! Il villano resta sempre villano anche quando porta il colletto inamidato. Ma chi ha mai detto che sono i portafogli pieni a sviluppare la coscienza? Per l’amore di Dio!

Staremmo freschi noi poveri miserabili! È l’educazione, coccolino bello, il solo valore della coscienza. Io divevo soltanto che non è possibile educare un popolo che si contorce sugli aculei della fame. Già, ma io dimentico questo il linguaggio, sono innaccessibile agli Dei. Pazienza!

Voglio ancora dire: fra le altre castronerie ne addurre esemplificazioni arbitrarie. Non è vero che il numero è causa di rovine. Quando mai? Sono gli uomini a turbare, con la loro malvagia idiozia, il naturale fluire delle cose. Tanto è vero che la natura, dopo ogni disastro, provvede spontaneamente a colmare i vuoti prodotti dagli uomini.

Dopo questa distruzione collettiva le nascite aumentano in misura direttamente proporzionale alle morti avvenute. Come accade, tanto per fare un esempio, nei popoli asiatici che, pur divorati da continue distruzioni, non perdono mai l’equilibrio numerico. Ma senza allontanarci troppo, e sufficiente che il mio cortese precettore vada a consultare gli eloquenti bollettini demografici del suo Comune dalla fine della guerra ad oggi per rendersi conto di questa elementare verità.

Dunque, solo la sprezzante disinvoltura del mio aggiuntivo contraddittore può sputar fuori assiomatiche balordaggini circa i catastrofici risultati del Numero una volta che la natura si incarica di reintegrarlo con qualunque via viene decimato. E la natura è saggia perchè sa contro gli uomini che la violentano si vendica ricomponendo l’armonia e l’equilibrio turbato. Ma il vero lampo di genio del mio prodigioso giuggiolone se lo conserva per il finale: “Si faccia propaganda, larga propaganda; poi si discuterà,,. Così brillantemente conclude. Non credevo proprio che il genio umano potesse arri-

vare a tanta altezza. Ebbene, approfittiamone, facciamo fare dei manifesti murali, ordiniamo dei comizi pubblici, convinciamo il popolo a lasciare le moglie o per lo meno a considerarli come baldracche domestiche Il necessario è che non si facciano figli. Vincicere il problema sarà risolto. Che importanza ha la fame e la miseria se saranno eliminate con la limitazione delle nascite? Evviva la scienza umana!

Gianni Vergineo