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Storia di San Bartolomeo in Galdo (4 parte)

Storia di S. Bartolomeo (continuazione) — L'articolo ricostruisce due momenti drammatici della storia del paese nel Seicento: l'adesione di S. Bartolomeo in Galdo alla rivolta di Masaniello (1647-48), guidata localmente dal sindaco e dal vicario generale della diocesi, repressa duramente dal Marchese di Buonalbergo con saccheggio, impiccagioni e l'esecuzione del sindaco come traditore; e il crollo demografico che ne seguì (da 567 a 274 famiglie dopo la rivolta e la peste del 1656). Segue poi una descrizione geografico-statistica del paese in epoca moderna (popolazione, confini, proprietà terriere, edifici storici, istituzioni) e un elenco dei suoi cittadini illustri, in gran parte vescovi di Volturara.

(continuazione)

Tornando ai fatti storici succeduti in S. Bartolomeo in Galdo, non possiamo tralasciare di dire che fu tra le terre che, accettando il proclama di Gennaro Annese, il quale s’intitolava generalissimo del fedelissimo popolo di Napoli all’epoca della rivoluzione di Masaniello del 1647, fece causa comune con gli insorti e seguì le conseguenze della ribellione.

Dice il Capecelatro, nel Diario vol. 3, pag. 66 del che mossi gli abitatori di S. Bartolomeo in Galdo si dichiararono ancora loro per la vana repubblica. Erano costoro nella giurisdizione criminale vassalli del Marchese di Buonalbergo, il quale, ritrovandosi fuori del luogo per raunar soldati, non potè impedire il loro mal talento, nè tampoco la Marchesa sua moglie, donna avveduta e d’animo virile che in S. Bartolomeo dimorava. Il perché molti di loro girono a ritrovare il De Blasio ma la morte e rotta di lui poco stante avvenuta, ove furono fatti prigionieri alcuni di detta terra, e le gravi querele fattene dal Marchese al Duca di Salsa vicerè della Provincia furono cagione che il Duca, ancorché tardo e ritenuto nell’operare, perdendo animo si risolvesse a castigarli inviandovi alcune compagnie di cavalli dai quali fu data a sacco la terra, e molti capi della rivoltura uccisi, ed altri impiccati per la gola sulle porte di essa, morendovi parimente il Vicario del Vescovo della Diocesi che era stato dei primi motori della ribellione.

[cap. successivo] …forme scritto abbiamo di volontà del Principe Nicola Di Somma suo padrone; o per avere ancora assalito con molte archibugiate mentre passavano di colà per gire ad Aversa il detto Marchese di Buonalbergo e Carlo Gambacorta Principe di Macchia.

Ed il barone di Castelvetere Ursino Scoppa nella relazione più volte rammentata, scrive: “La terra di S. Bartolomeo nella provincia di Capitanata, Badia in quel tempo del Cardinale Arrigoni nella quale faceva residenza il Marchese di Buonalbergo, essendone egli Signore della giurisdizione criminale, non mancava ancora ella di dare indizio di poca fedeltà,,.

Seguita poi a raccontare che il sindaco e gli eletti fomentati da Donato Fognano, vicario generale di quella Diocesi, fecero causa comune con gli insorti ed ebbero da Ariano 70 soldati popolani che Beatrice Spinelli scrisse al marito, questi a D. Ippolito Di Costanzo, preside e governatore delle armi in Capitanata; al quale inviò il capitano Iacopo Franco con 60 cavalli. Ed infine fa conoscere che furon presi il sindaco, il vicario ed alcuni capi. Il sindaco fu appiccato per un piede come traditore del suo Re; e del vicario nulla più si seppe, nè vivo nè morto!!!

Ed il guasto che S. Bartolomeo subì fu tanto rilevante per quanto mentre numerava 308 famiglie nel 1532, 433 nel 1545, 487 nel 1561 e 567 nel 1595, non fu affatto numerato nel 1648. E, come se questo fosse stato poco, la numerazione successiva alla peste del 1656 diede appena un contingente di 274 famiglie, cioè una popolazione inferiore a quella che aveva un secolo e mezzo a dietro.

Posteriormente la popolazione è andata gradatamente aumentando, e dalla fine del passato secolo già numerava 4492 abitanti; ne aveva 7474 nel 1852; ed ora ne tiene 8751 secondo l’ultimo censimento elevandosi così a primo comune della provincia per popolazione complessiva, ed a primo se si tiene ragione della densità della popolazione raggruppata in un medesimo luogo senza frazioni.

La estensione territoriale è abbastanza rilevante, e non inferiore ai 30 mila tomoli di terreni, adatti alla cultura di buoni cereali. Principali proprietari sono le due famiglie Martini, Catulano, Braca, De Geronimo, Rosa, Colatruglio, Gisoldi, Gabriele, Crialese, Ciselli, Marielli, Bianchi, Ziccardi, Infaioli, Capuano, Vadurro ed altri.

Confina con Roseto, Alberona, Volturara e S. Marco la Catola, comuni di Capitanata, Tufara, comune della provincia di Campobasso, e con Castelvetere, Baselice che è il comune più prossimo, Foiano e Montefalcone Valfortore. Forma da sé mandamento, senza altri comuni.

Nell’abitato sono degni di particolare attenzione: la grossa mole dell’intero palazzo Martini che già fu degli Abati Commendatari, ed i nuovi palazzi Catalano e Braca. Aveva due conventi, ora aboliti ed un terzo nella campagna adiacente. Vesiste tuttavia l’Episcopio che per molti secoli servì d’abitazione ai Vescovi di Volturara. Le strade sono discrete. Alquanti miglioramenti hanno avuto luogo nell’ultimo decennio.

S. Bartolomeo ha una sotto-Prefettura, la tenenza dei Carabinieri, l’Agenzia delle imposte.

Ha sempre fatto parte della provincia di Capitanata fino al 1861, quando fu aggregato a Benevento, dove aveva sbocco commerciale, non ostante fosse stato sito al di là del Fortore, ma sul versante che alte montagne tengono separato dalla Puglia.

Fra i migliori a cui diede i natali notiamo, sempre fra gli estinti:

Antonio Elisario, Vescovo di Volturara, morto a 27 giugno 1475;

Nicola Martini, Vescovo di Volturara; nel passato secolo Pasquale Martini, Vescovo di Città Ducale e poscia di Pozzuoli, anche alla fine del XVIII secolo.

da “I Comuni della Prov. di Benevento,, dell’Avv. Alf. Meomartino — Ed. Giuseppe De Martini Benevento 1907

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