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Storia di San Bartolomeo in Galdo (2 parte)

(continuazione, tratta da Meomartini, 1907) — Prosegue la ricostruzione storica di S. Bartolomeo in Galdo attraverso le fonti medievali: la probabile distruzione del paese nelle guerre del Duecento, l'origine del toponimo dal longobardo gualdo ("bosco"), la testimonianza del cronista Matteo Spinelli sulla battaglia contro i Saraceni di Lucera (1253), la distruzione e successiva ricostruzione autorizzata da Roberto d'Angiò nel 1327 grazie ai benedettini di S. Maria a Mazzocca, e le complesse vicende giurisdizionali tra i Vescovi di Ariano e la Badia di Mazzocca, che nel 1195 venne posta sotto la protezione speciale di papa Celestino.

Continuazione del numero precedente

Anche questa terra dovette essere distrutta nelle guerre del XIII secolo, perchè non è nominata affatto nel Cedolario del 1320; e, se abitatori vi rimasero, questi furono in tanto esiguo numero che non ebbero autonomia di Università. S. Angelo in Vico fu in seguito possedimento della Badia di S. Maria a Mazzocca.

Al di sotto dell’attuale S. Bartolomeo in Galdo, e propriamente dove nei fondi di casa Catalano sonosi rinvenute anticaglie e sepolcreti, non mai illustrati perchè distrutti dalla rozzezza dei colori, doveva esistere un luogo abitato, che dal vicino fiume prendeva il nome di Fortore.

Nel catalogo dei baroni normanni non v’è motto, ma è distinto col nome di Forérium nel cedolario del 1320; il quale é un documento autentico di indiscutibile autorità; da cui risulta che Porcara pagava once 5, Decorata once 4, Fortore doveva esser tassato o per Iustitiorum iuxtafacultates suas, Castelvetere once 7, Basilica once 2, Foiano once 5, Volturara once 5, S. Marco la Catola once 7, Tufara once 11, etc. Da questa individuazione dei paesi di tale contrada deriva chiara la conseguenza che un borgo col nome di Fortore doveva stare sotto l’attuale S. Bartolomeo, che è la collettiva di tutte le precedenti terre abitate che esistevano in quel territorio e che ora appartiene ad un solo comune.

Le parole S. Bartolomeo in Galdo risvegliano due idee, di una chiesa cristiana e di un bosco: galdo viene dal longobardo gualdo, che risponde al significato di bosco. Donde è lucido che il paese trasse origine da una chiesa edificata nel bosco nell’epoca longobarda. Però non possiamo dire con certezza che a questo luogo si riferiscano le parole dell’imperatore Ottone nel diploma di conferma a S. Sofia: “Ecclesiam S. Bartolomei quae est iuxta ecclesiam S. Iohannis cum omnibus pertinentiis suis,,.

Nè possiamo affermare che il S. Bartolomeo di Serra Mala, di cui è parola al N. 1376 del catalogo dei baroni, sia stato appunto questo dell’attuale provincia di Benevento. Se da una parte era suffeudo della Capitanata, la ragion di dubitare potrebbe rinvenirsi non solo nel fatto che un certo Alaimo era tenutario di Riccardo d’Agnone pel quarto d’un feudo, ma ancora che non ve n’è parola nel Cedolario del 1320, mentre, daltronte, v’è indicato il bordo di Serramala.

La impossibilità di poter studiare il cartario della Badia di S. Maria a Mazzocca c’impone l’obbligo di non azzardare opinioni.

Esisteva indubiamente ai tempi di Matteo Spinelli, cioè nella seconda metà del XIII sec. Questo scrittore nei suoi diurnali e sotto l’anno 1253 scrive: “Lo dì della Concettione di nostra Donna messer Iacopo Savello Capitano de le genti de lo Papa dette una rotta alli Saracini di Lucera sotto S. Bartolomeo in Galdo,,.

Ed è facile supporre non solo che da quell’epoca rimase distrutto, ma che già apparteneva alla Badia di Mazzocca.

Il silenzio completo del cedolario di Capitanata del 1320 su questo paese è la migliore delle prove ch’era stato distrutto; fatto che poi risulta evidente da un ordine di Roberto d’Angiò del 1327, col quale si dà facoltà ai benedettini di S. Maria a Mazzocca di poter riedificare S. Bartolomeo. Si dice in esso: “tunc tempore abatem Regi exposuisse conventum monacorum qui tunc existebat habere, tenere et possidere loca, seu bona feudalia, videlicet Ripam, Castellum magnum, Basilicam et Foianum, in quorum medio quemdam locum burgensaticum Sanctum Bartholomeum vocatum, in quo certi fuerunt hactenus incolae, regiamque facultatem quam obtinuit expetisse cum habitatoribus, totaliter derelictum rehabitare facere,,.

Il paese seguì quindi la vita della Badia di S. Maria a Mazzocca. E siccome S. Bartolomeo era il maggiore possedimento, così le due espressioni andarono in modo confuso nel prosieguo dei tempi che Badia di S. Bartolomeo in Galdo e Badia di S. Maria a Mazzocca furono tutto una cosa.

Sulle origini e vicende di detta Badia è inutile intrattenersi. Basta notare che ai primi del sec. XIV fu decretato il passaggio dei monaci della Badia di S. Maria in Gruttis, ch’era sita nel Vitulanese, a questa di Mazzocca; ed il Vescovo di Ariano in quel tempo ebbe il mandato apostolico di operare detta unione. Però i cittadini dei paesi limitrofi a S. Maria in Gruttis si ribellarono, ed armati impedirono al Vescovo di avvicinarsi al monastero per condurre via i monaci. Il Vescovo Raone fu costretto ad invocare l’assistenza del braccio secolare. Era allora gran protonotario del Regno di Napoli il celebre giureconsulto Bartolomeo da Capua, il quale, nel riferire in una sua consultazione i fatti già narrati, propone i rimedi, che vennero dati con ordine dei 21 agosto 1303, diretto al Giustiziere di Principato Ultra, con la formula alquanto elastica: prout et quantum a iure permittatur.

E qui facciamo riflettere che più d’una volta i Vescovi di Ariano preteserò esercitare giurisdizione nel bosco di Mazzocca e sue dipendenze, adagiandosi sul pretesto che, cominciando quel bosco dall’ex feudo di Pietramaggiore (ora S. Giorgio la Molara) che apparteneva alla diocesi di Ariano, da ciò derivar dovea la giurisdizione su tutta la estensione della selva.

Dallo insieme delle notizie circa la Badia di S. Maria a Mazzocca possiamo però ritenere per fermo non esser punto vero che la stessa sia appartenuta all’Ordine dei Templari, e che i benedettini l’abbiano avuta nei secoli posteriori. Nel 1195 già era nella pienezza della sua vita, e da papa Celestino venne messo sotto la sua speciale protezione.

(continua al prossimo numero)

da “I Comuni della Prov. di Benevento,, dell’Avv. Alf. Meomartino — Ed. Giuseppe De Martini Benevento 1907

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