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L’industria Cinematografica

Articolo divulgativo che accompagna il lettore "dietro le quinte" della produzione di un film: dalla scrittura del soggetto e copione, al lavoro di Regista e Operatore nella pianificazione delle riprese, fino ai processi industriali di fabbricazione della pellicola — produzione della celluloide (nitrocellulosa e canfora) e stesura dell'emulsione fotosensibile a base di gelatina e sali d'argento — per mostrare il lavoro tecnico solitamente ignorato dallo spettatore comune.

Quanta gente allo spegnersi delle luci in una sala cinematografica si interessa di leggere, nei titoli dei film in programmazione, i nomi di quei tecnici che con passione, con intelligenza e con costanza hanno lavorato per la riuscita del film stesso? Credo un’esigua minoranza. Sono giunto a questa affermazione perchè molto spesso succede anche a me! Ci si arresta ai nomi degli attori principali, e, solo da qualche tempo, si presta una minima attenzione al nome del Regista, che è la parte vitale della ripresa cinematografica.

Lo spettatore è portato a collegare con un tutto rapidissimo il classico “si gira,, alla proiezione del film sul telone bianco della sala. Esso non pensa, nemmeno lontanamente, quanto tempo ci sia voluto prima che il film sia completo e quale sia stato il lavoro dei tecnici prima che il film possa allietare o snervare lo spettatore.

Ci proponiamo quindi di introdurre lo spettatore nell’ambiente industriale, sia pure in maniera succinta, e mostrargli come nasce un film.

È necessario innanzi tutto scrivere il soggetto, ed esso dovrà essere scritto in modo tale che dia l’idea più chiara possibile del film a chi dovrà realizzarlo. Questo è il copione, il quale si divide in parte visiva e in parte sonora. Una volta pronto il copione questo viene studiato dall’Operatore e dal Regista, i quali stabiliscono in quale mese, giorno e ora varie scene verranno girate. Stabiliscono questo perchè le scene non verranno girata una di seguito all’altra; niente di più facile che l’ultima scena non venga girata per prima, e questo per varie ragioni. Una volta stabilite tutte queste cose si passa alla ripresa cinematografica del film. Ma un momento, affinchè tutto questo possa avvenire è necessaria la pellicola fotografica. E questa non la teniamo. Di corsa rechiamoci allo stabilimento e giacchè ci troviamo facciamo anche una scorribanda attraverso i vari reparti.

LA CELLULOIDE:

Il materiale che costituisce il supporto dell’emulsione sensibile è una miscela di cotone colloide con canfora. Il cotone colloide si ottiene generalmente trattando con acido nitrico i cascami di cotone, cardati e puliti per epurarli di sostanze estranee. Il miscuglio per la nitrazione si compone all’incirca di acido nitrico, acido solforico, acqua, acido nitroso. Lo scopo dell’acido solforico è quello di assorbire l’acqua. Avvenuta la nitrazione il cotone colloide viene separato dal miscuglio acide, viene lavato ed essiccato. Dopo l’essiccamento il cotone colloide viene trattato con alcool, e poi viene sciolto nel solvente in cui in precedenza è stata sciolta la canfora.

La celluloide così ottenuta viene, con apposite macchine, colata in strisce, che poi vengono essiccate su cilindri riscaldati.

L’EMULSIONE SENSIBILE

La lavorazione più delicata è quella della emulsione sensibile. Si parte da soluzioni acquose di gelatina, di nitrato d’argento, bromuro potassico. È estremamente necessario che questi sali siano puri e che gli ambienti ove si lavora siano esenti da fumo e da pulviscolo; e da questo momento ogni operazione va fatta a debole luce rossa. L’emulsione viene lasciata riposare per un periodo di tempo che va dalle dieci alle venti ore, ed è infine pronta per essere stesa sul supporto di celluloide. La macchina per stendere l’emulsione sulla pellicola è costituita da un tamburo. Questo pesca in una vasca che contiene l’emulsione che, con la rotazione del cilindro, viene trasportata sulla celluloide. La pellicola, dopo essere stata ricoperta dall’emulsione viene, sul cilindro in cui circola acqua fredda, affinchè la emulsione si solidifichi, e poi vien fatta asciugare.

Quando la pellicola sarà asciugata per bene, viene tagliata, perforata ed imballata con cura per proteggerla dalla luce.

Concludendo la nostra scorribanda attraverso lo stabilimento panecromatica; ne offriremo a “Valfortore,, perchè le nostri impresse dei luoghi dove si gira il film migliore della nostra vita.

Mansueto Leonardo

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