Le parole semplici se sono adatte a tutte le menti comuni forse non sono appetibili alle menti assai adusate a ragionare coi grossi, a trattare l’astratto e non il concreto, a guardare non la palpitante realtà ma una personalistica quinta essenza di essa. Tale, se si giudica dalla risposta con voglia leggersi una mal celata acredine che si sfoga da chi troppo di posizioni ormai superate dalla intelligenza, da una bontà sentita ma non predicata, da una superiorità non militante ma che forma abito mentale.
Il problema delle nascite imposto all’attualità della situazione investe non solo il proletariato ma tutte le classi sociali, come lo specificatamente da me si scrisse in un solo capo e svolgerlo?
Demagogia, fatto personale? A ciò il silenzio è più loquace d’ogni risposta.
La risposta va data solo a ciò è discutibile per l’interesse di tutti i lettori, e del problema in sé e per se trattano non da posizioni unilaterali ed in funzione di lotta di classe, ma al contrario guardando nella urgenza e nella totalità del problema stesso, spinti solo dal desiderio di risvegliare le coscienze su un problema sopito da pregresse posizioni sbagliate.
La gravità della situazione può essere sentita nell’intimo della coscienza solo da chi subordina ogni azione della sua vita alla propria responsabilità, a chi assume in proprio il peso di tutte le sue azioni, e non da chi affidò al altri anche il fatto o l’iddio di ciò di cui gli fa comodo o piacere scrollarsi delle responsabilità.
La tragedia del momento può sentirla chi di essa ne è attore cosciente, e non ne sentirla l’operaio desideroso di lavoro che lo invano lo cerca, quel giovane professionista che pur preparatosi coscienziosamente non trova impiego.
Sente nella sua tragicità il problema, quel padre che ha speso il suo lavoro per procacciare al figlio un avvenire migliore ed oggi lo vede inoperoso.
Sentiamo prima temere per noi e per gli altri le catastrofi del momento, che non è ricetta gratuita da indicare come primo rimedio immediato e mostrare la situazione nella sua pienezza agli occhi di tutti, e incitare tutti ad assumere le proprie responsabilità. Rimandiamo ai domani e anche collateralmente le soluzioni che credemo opportune sfrontate dalla vuota demagogia e della sterile discussione politica.
Le lasciamo ai comiziantiti di piazza ricercare nel presente, vista alla dura realtà del momento, i rimedi che ci allargano più ricchi de noi, dove vogono l’ombra di altri simboli, se ne conoscono i risultati.
Il problema delle nascite non
essere guardato che nella totalità poiché investe tutte le classi e certo non staró qui a fare degli esempi.
La coscienza delle proprie azioni non si sviluppa con il benessere ma è a se stante, e ce lo dimostrano i fatti. Quanti contadini, quanta gente debole economicamente un giorno, oggi ha forse tasche gonfie di denaro e per questo forse assunto nuove posizioni riguardo al problema in causa, o rivosto anche magari in quantità minima perfino ai bisogni di un vivere civile?
La classe intellettuale è stata in genere una classe cui non è mancato un magari un minimo benessere, e pure, non si può conoscere che loro avesse non evitato l’esagerata procreazione. Ed ancora, la classe professionale, mai povera per il passato, non ha rifiutato l’indiscriminata procreazione.
Alla luce dei fatti tale continuo più di ogni tortuoso e capzioso discorso non si e quindi il benessere che crea la coscienza di certi problemi? È perciò il risultato della miseria e dell’ignoranza mai solo di quella ultima, e per alcuni casi il volersi sottrarre a delle responsabilità pur di soddisfare al proprio piacere. Non è la miseria che accresce il numero, ma questo la miseria, così com’è insegna la Cina.
Si illustri quindi la situazione in esame, si erudisca quanti sono ignari di essa, si metta ognuno dinanzi alla propria responsabilità; si faccia propaganda, larga propaganda in merito piché di immediato e concreto a questo c’è da fare, e poi si discuterà in uno spirito di comprensione e in modo fattivo quanto è più veramente sentiti, tenendo presente che non esistono formule miracolistiche per il problema in causa.