Della chiesetta solitaria e alpestre
reca la bora gelido i ristocchi
d’una campana per la valle bianca.
Ricorre; una pace candida circonda
del borgo le casette illuminate,
donde nel gelido aire si spande
rumore allegro di festanti al desco.
Arde nel focolare il vecchio ceppo
con arcuata fiamma che sfavilla,
mentre un odor di caldarroste intorno
piacevole s’aggira si concentali.
Mesce il coppiere dal barcale il vino
nei lucidi bicchieri, accompagnando
con gesti amici la gentile offerta;
e la sua donna, col cestello pieno,
passa da questo e quello a dar mancoie
d’aneer fumanti e tiepide castagne.
Pensoso e sonnolento il nonno siede,
in su l’stalla panca, al focolare,
del nipote, che dorme sul ginocchio,
dall’arruffato crin reggendo il capo.
Sogna il fanciullo, della notte bianca,
schiere infinite d’angeli e pastori,
e lui con essi, al Pargolo esanueli,
e stelle a mille e luci e pastorali.
Intanto il vecchio montanaro osserva
il ceppo, che man mano lento si spegne,
e l’ulular, che dal camino uscendo,
del vento raccolto, mesto sospirando.
Chiama insistente gli alpigiani lo squilla,
ch’è quasi mezzanotte, l’ora attesa;
e il largo tetto desto già si vuota,
e a frotte i montanari, con torce accese,
allegri e frettolosi e ognor desiati
vanno di mezzanotte alla gran Messa.
Fiocca: per l’aer tacito s’innalza
di campanaccio un armonico accordo;
il vecchio montanar, padre del borgo,
che suona presso l’uscio spalancato.
Con quella mesta l’alma sua volando
per le pendici va, candida ancora,
dolce rimembrando notti di Natale…
Da un pezzo più non suona le campane,
Fuori la neve resta fissa, fiocca;
e l’alpigiano accanto al ceppo spento
dorme, sognando notti di Natale.
HERES