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Storia di San Bartolomeo in Galdo

Ricostruzione storico-erudita del territorio di S. Bartolomeo in Galdo, tratta dal volume di Alfonso Meomartini (1907). L'articolo colloca geograficamente il paese, ne discute l'appartenenza storica al Sannio (contro la credenza popolare di un'origine frentana), e ne ricostruisce i quattro feudi costitutivi: Vescellam/Vetruscello, Castelmagno, Ripa e S. Angelo in Vico. Per ciascuno vengono citate fonti antiche (iscrizioni romane della tribù Velina, diplomi longobardi e normanni, bolle papali, il Catalogo dei Baroni) che ne documentano l'esistenza dall'VIII secolo fino alla progressiva decadenza — spopolamento, perdita di autonomia e assorbimento come casali di badie (S. Maria a Mazzocca, S. Giovanni a Mazzocca) — tra il XIII e il XV secolo.

Al termine della provincia è sito questo comune, capoluogo del circondario omonimo.

Vi si accede percorrendo la via provinciale, di recente costruita, che muove da Benevento, passa accosto Pietrelcina e Pescolamazza, attraversa S. Marco dei Cavoti e Foiano Valfortore; ed indi, cavalcato il fiume Fortore, sale verso S. Bartolomeo in Galdo, che è costruito parte in piano e parte in declivio.

Miransi dall’alto del paese i comuni di Baselice, quasi dirimpetto, e Castelvetere a destra.

Questi luoghi nei tempi antichi non appartenevano ai Frentani, come credesi volgarmente, ma al Sannio; era nel Sannio il monte Tiferno presso Roseto, era nel Sannio Ferentino; appartenevano al Sannio le montagne che stanno al confine di Puglia; era incluso nel Sannio l’attuale territorio di S. Bartolomeo in Galdo. I popoli frentani stavano al di là del fiume Tiferno, presso Larino.

È nostro convincimento che anche su questo suolo vennero circoscritti i campi devoluti al popolo romano per bellica conquista, e che poscia, nella evoluzione dei nuovi bisogni sociali e per necessità di costituzione politica, assunsero la figura di demani comunali e demani feudali.

Il territorio attuale di S. Bartolomeo in Galdo è costituito da quattro ex feudi o da quattro terre feudali, che ebbero anche la figura giuridica di feudo ecclesiastico. Non è difficile adunque il concetturare che anche qui poterono essere dedotti i Liguri Bebiani, non mai però i Liguri Corneliani. I Vescellani probabilmente occupavano il versante di Castelfranco, di Montefalcone e Roseto nell’epoca di Plinio, ma non costituivano essi certamente una razza speciale; erano gli abitanti di Vescellam, che si è riconosciuto nell’odierno Vetruscello, ex feudo in tenimento di Roseto Valfortore, terra abitata nell’epoca normanna, della estensione di 6.554 tomoli di terreni, confinante con Faeto e Castelfranco. Disabitata nel 1254, ai 28 maggio 1326 fu conceduta da Carlo II d’Angiò a Tommaso Crago o Gragoni con la facoltà di farla abitare.

Le anticaglie e le monete rinvenute a Castelmagnano non lasciano dubbio sull’abitazione di quel sito nell’epoca romana. Ed il nome stesso della contrada indica chiaramente che il più grosso dei fortilizi dovette essere costruito in quel luogo per dominare la contrada limitrofa, propria sul confine del Sannio con la Puglia.

Ma abbiamo due elementi di indiscutibile autorità per giudicare il fondamento di verità che la denominazione territoriale rappresentata da Castelmagno fu agro populare, assegnata ai Liguri Bebiani.

Il primo è costituito dalle iscrizioni rinvenute; il secondo deriva da una fra le iscrizioni, da cui risulta che anche i popoli ivi abitanti appartenevano alla tribù velina, e quindi a quella tribù dov’erano assegnati i Liguri Bebiani.

M….. VILLIUS
M. F. VEL.
SPERATUS
OB HONOR
Q. Q.
L. D. D. D.

Le prime parole si intendono così: Marco Villio figlio di Marco della Tribù Velina.

Le ultime suonano: Locus datus decurionum decreto.

Altre due iscrizioni sono sepolcrali.

1ª
D. M.
AMMIAE PRI
MIGE…. MAL…. F. F.
QUE VIX…. AN
X X X V. MENS. X
AMMIA SABIN
M. M. B. M. F.

2ª
D. M.
C. BAEBI….
AUTILLO
C. BAEBIUS
APER. PAT
RI PIENTIS
SIMO B. M.
F.

Quest’ultima solamente è pubblicata da Garrucci (Monumenti dei Liguri Bebiani, pag. 42), e da Mommsen, n. 5819 nelle Inscriptiones regni neapolitani latinae. Il dotto tedesco cambia il nome distintivo del Caio Bebio Autillo in Aufillo, e non si sa la ragione.

Castelmagno esisteva nell’ottavo secolo, perchè è fra le terre donate da Arechi a S. Sofia fin dal 774 con le parole: ecclesiam Santi Magni in Castello Magno cum pertinentiis suis. Lo si trova indi mentovato nel diploma di Ottone (997); “confirmamus eidem monasterio ecclesiam Sancto Magni in Castellomagno cum omnibus pertinentiis suis,,; nonché nei successivi diplo

mi degli imperatori Enrico e Corrado, e Bolle dei Papi Gregorio VII (1084), Pasquale II (1102). È nominato anche nel secolo XI, ad occasione della Badia di Decorata, fondata nel 1051 o 1052. Un notaio Guiberto o Ghiberto di Castelmagno stipulò l’atto di munificenza, che si conserva nell’archivio metropolitano di Benevento.

Il paese esisteva tuttavia sotto Guglielmo II; se ne parla nel catalogo dei Baroni Normanni. Fu pria nella Contea di Civitate, poscia nel Giustizierato di Capitanata. “N. 303. Sardus de Castello Magno tenet Castellum Magnum, quod sicut dicit, est feudum dimidii militis, et cum augmento obtulit milites duos et servientes quatuor,,.

Quando appartenne al Giustizierato di Capitanata fu dato al signore di Ripa. “N. 1408. Dominus Elias de Ripa tenet Ripam quod est feudum unius militis, et Castrum Magnum quod est medium feudum,,.

Se ne parla in una bolla del Vescovo di Volturara datata dicembre, indiz. XI: “Quoniam tu Petrus Presbyter et Petrus filius Ioannis in Castello Magno habitantes, a novo fundamine construxistis Ecclesiam in honore Sancti Stephani foris praedicto Castello Magno, iuxta Ecclesiam S. Crucis,,.

Castelmagno addivenne in seguito un semplice casale, che, dato in proprietà alla Badia di S. Maria a Mazzocca, finì coll’esser disabitata, e perdere la propria autonomia.

La distruzione avvenne probabilmente nel 1254, all’epoca delle guerre contro Federico e Manfredi. Nel 1320 non era più annoverato tra i luoghi abitati; e nella Cedola di ripartizione del tributo per detto anno non è affatto nominato. Posteriormente, perduta l’autonomia potette essere alquanto abitata, perché qual casale o terra, è menzionato fino in diplomi del secolo XVI. Ora il nome è restato solo alla contrada, che sta presso S. Bartolomeo in Galdo.

Altro luogo abitato era Ripa.

Questo ex feudo non può vantare una origine molto lontana. Esisteva però nell’epoca normanna, e dipendeva pria dal Conte di Civitate, poscia dal Giustizierato di Capitanata. N. 309 del catalogo dei baroni: “Rogerius Follevilla dixit, quod tenet Ripam, quae, sicut dixit, est feudum unius militis, et cum augmento obtulit milites sex,,.

Poco dopo (siccome dal N. 1408) il sig. Elia di Ripa possedeva Ripa, feudo di un milite, e Castelmagno.

Ripa divenne proprietà anche della Badia di S. Maria a Mazzocca; e cessò d’essere un casale autonomo verso la fine del secolo XV.

Esisteva nel 1320, e venne gravato dell’imposta di once 6, tarì 22 e grana 17; più altre once 2, tarì 6 e grana 10 per lo sgravio di Lesina.

Altro paese era S. Angelo in Vico.

La parola Vico già rammemora qualche antico luogo abitato, il quale poscia, dopo il Cristianesimo, potette assumere il nome di S. Angelo in Vico, quasi ad attendere che nel Vico o borgo era sorta una chiesa dedicata a S. Angelo. Tanto suona la intera frase S. Angelo in Vico. Divenne sotto Guglielmo II° un feudo Normanno, posseduto da un Giroldo di Gay nella Contea di Civitate. “N. 339. Giroldus de Gay, sicut inventum est, tenet dimidii militis feudum in Sancto Angelo in Vico, et cum augmento obtulit militem unum et servientes duos,,.

Un’altra parte la possedeva anche in feudi il monastero di S. Giovanni a Mazzocca, che era Grancia di S. Sofia. “N. 1441. Monasterium S. Johannis tenet S. Angelum in Vico, quod est feudum unius militis,,.

(continua al prossimo numero)

da “I Comuni della Prov. di Benevento,, dell’Avv. Alf. Meomartino — Ed. Giuseppe De Martini Benevento 1907

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