Racconti

La barba al maestro di musica

Un aneddoto di vita paesana presso l'antico "Palazzo Ricciardelli"

Racconto ambientato nel fabbricato dell'antica scuola "Santa Maria", già "Palazzo Ricciardelli". Il maestro della banda, giunto per la festa del Carmine, si reca al piccolo salone da barbiere di Filippo Minelli (Coppettone) per radersi, ma non lo trova. Un vicino, Antonio Lucarelli, decide di improvvisarsi barbiere e inizia a insaponarlo, ma poi si allontana con una scusa lasciando il maestro insaponato e in attesa, osservandolo di nascosto dalla casa di fronte. Il maestro, dopo una lunga attesa vana, si pulisce da solo il viso, sorpreso da un episodio mai capitatogli prima.

Il fabbricato ove era la scuola “Santa Maria”, così chiamata perché vicina all’omonima chiesa, un tempo era denominato “Palazzo Ricciardelli”.

Prima che il direttore didattico Nicola Bellone, quale podestà, ne facesse utilizzare lo spazio per farne quattro aule, aveva, e al secondo piano, solo due ambienti e qualche terraneo con entrate separate.

In un localuccio a pian terreno, basso e umido, Filippo Minelli (Coppettone) vi aveva la “barbarìa”. Una sedia di legno coi braccioli, uno specchio, che l’umidità del locale aveva annullato ogni funzione di riflesso, e un asciugamano appeso ad un chiodo costituivano l’arredamento. Non mancava però l’insegna del “Salone” sulla porta, la quale, anche se stinta, si faceva ancora leggere. La porta, unico uscio per l’entrata dell’aria e della luce, rimaneva sempre aperta, forse anche di notte.

Il maestro della banda, venuto per la festa del Carmine, dovendosi radere, andò al salone. Era aperto, come sempre, ma dentro nessuno. Si mise all’impiedi sulla porta in attesa del barbiere.

Nella casa di fronte abitava Donato Lucarelli (di Germano) e da questi era entrato zio Antonio Lucarelli (il muratore), il quale vedeva il maestro spazientirsi per l’attesa che si faceva lunga.

Nell’intenzione di far cosa buona e sicuro che Filippo sarebbe arrivato di lì a poco, si presentò al maestro, lo fece accomodare sulla sedia, gli avvolse l’asciugamano intorno al collo e cominciò ad insaponarlo.

L’operazione dell’insaponatura durava più del normale, ma Filippo non tornava.

Pensò di fargliela lui la barba; tirò il cassetto sotto lo specchio, ma qualche rasoio rimasto là dentro stentava ad aprirsi per la ruggine.

— Permesso, maestro, vado a casa, qua vicino, a prendere un rasoio migliore.

Ed uscì.

Dalla casa dirimpetto si mise ad osservare il maestro, il quale, con la faccia insaponata, l’asciugamano al collo, guardava ogni tanto verso l’entrata e aspettava il ritorno del barbiere.

Vista vana l’attesa, si alzò, si pulì la faccia con l’asciugamano, cercò inutilmente una catinella e un poco d’acqua e disse a se stesso, ma a voce alta:

— E questo non mi era capitato ancora.