Per la verità e per ricordare. Non per rivendicare una precedenza nell’idea.
Vedo in “Valfortore” la realizzazione di una mia aspirazione. Il primo vero giornale dei nostri paesi.
Un giornale tutto nostro può parere ai soliti increduli, ai soliti scettici, una cosa impossibile, incomprensibile, assurda, un fatto nuovo, straordinario. “Valfortore” sta qui a dimostrare il contrario. Nè vedo perché non debba crescere ed attecchire.
Che il bisogno di un periodico d’interesse locale per questi nostri paesi sia stato sempre, benché più o meno vagamente, avvertito si può facilmente provare ad attecchire.
Non parliamo dei fogli di Capitanata, editi a Lucera, a Foggia, a Sansevero e a Cerignola, centri di maggiore importanza, con per citarne alcuni tra i vecchi: il glorioso “Foglietto”, “il Saraceno,, “la Capitanata,,, “Il Corriere,,, “Scienza e diletto,,, “Il Rinnovamento,,, “Il Frustino,,, “il Giannone,, e tra i più recenti “Il Popolo Nuovo,,, “Puglia Agricola,,, “Avanti Daunia,,, “L’Azione Democratica,,, “Il Corriere di Foggia,,, “Rigenerazione Italica,,, “Daunia Agricola,,, “Il Mezzogiorno Letterario,,, “I Diritti del Lavoro,,, “Il Gazzettino Dauno,,, ecc., che pure recano cronache di cose nostre e scritti di nostri conterranei.
Citiamo, invece “L’eco del Fortore,,, editato al 1870 sotto la direzione di F.sco Gennaro Casciodi. Dovette avere una certa risonanza a giudicare dal fatto che fu molto strapazzato in un libello adonato dall'”Eco della Verità,, da Roseto Valfortore del maggio 1884. Se fuse poi con “L’Unione,, di Foggia, nelle cui colonne passava col titolo di “Corriere della Montagna,,.
Della “Stella di Roseto,,, mi si dice essere piuttosto la cronaca di un paese solo.
Insomma non avevamo un foglio con lo sguanamo vario, interessante, molteplice; specchio della nostra vita e palestra del nostro pensiero, aperto a tutti quei gruppetti di case che rappresentano il nostro Subappennino.
Fu perciò che, un’iniziativa concorde di amici volenterosi, decisi di pubblicare un periodico, intitolato appunto “Cronache del Subappennino,,. Ne avevo tracciato le linee programmatiche sopra un foglietto a stampa, che portava la data del 5-3-1945 e il 26 dello stesso mese avevo inoltrato domanda al competente Sottosegretario. Senonché con tutte le proteste e i solleciti fatti anche da amici autorevoli e quantunque la conoscitività portata dal periodico, atteso con curiosa simpatia, non fosse tale da manifestare apprensioni di sorta, l’autorizzazione venne solo un anno dopo col permesso n.2188 della Commissione Nazionale per la stampa e successivo decreto prefettizio n: 1412 del 15-3-46. Si era nel periodo del trapasso, nel quale in materia di libertà di stampa si andava ancora coi calzari di piombo ed era tanto difficile ottenere il beneplacido delle Commissioni Alleata presso le Prefetture.
La lunga attesa aveva del molto svilito l’entusiasmo di parecchi aderenti e l’avesse addirittura spento in alcuni. Fui nel tentativo di vivificarlo e infonderlo in più larghi strati che, e permesso ottenuto ne informai, con un sentito appello su “Fiorita” (Anno XXIII, n.7 del Cav. Pompilio De Santis in Foggia) gli amici e quanti avevano a cuore la vita, i costumi, la storia e le aspirazioni delle nostre labricose popolazioni.
Vox clamantis in deserto.
A ciò si aggiungono le legittime mia inaccessibili prefese del tipografo e si vedrà che non fu la “sciagurata accidia” del quale mi accusava il mio ottimo amico Luigi Lucera a dissuadermi dal generoso e nobile proposito.
Tra i fedeli che mi conservarono la loro adesione e per la maggior parte dei quali assolvevano quello scritto vuol significare invito a stringersi intorno a “Valfortore”, che è il benvenuto tra noi poiché è anche il suo il nostro programma, mi piace ricordare:
il Prof. Luigi Lucera, della Direzione Generale dell’I.N.A., scrittore caustico e forbito e, tramite suo, il notissimo poeta dialettale di Alberona, Prof. Giacomo Strizzi in Foggia; il nostro Poldino Di Marco, troppo presto strappato alla sua cattedra di lettere nel liceo di Bari per immatura fine; il simpatico Dott. Giannino De Luca, attualmente Studio Legale a Firenze; il Dott. Antonio Pellegrini, con Studio Legale a Pieve di Sacco (Padova), autore di una descrittiva e spassosa commedia paesana intitolata “I tre brindisi”; il Perito Industriale Piccardi; il Cappuccino Archivio di Stato di Lucera Andrea Basile, appassionato cultore delle nostre storie; le Prof. Maria Donata Tulino, delicata scrittrice, che collabora anche al “Diritti della Scuola”; il Dott. Barbetti Vittorio, ora medico condotto in Castelluccio V. M.; i Frati Minori del nostro Convento, sede di superiori studi teologici; il Dott. Arciprete Don Salvatore Monaco: l’Avv. Giovanni D’Addario; il Prof. Antonio Silvestro; il compianto Dott. Moffa Vittore, cognato del Governatore della Banca d’Italia Dott. Donato Menichelli; gli Agricoltori De Luca Donato di Michele, Fratelli De Luca Donato e Lorenzo tu Giuseppe e De Luca Michele fu Donato, titolari di grandi aziende agricole; il Cav. Goffredo Dott. Donato e il compianto Cav. Attilio, tra i più cospicui e distinti signori del paese; le gentile Prof. Lina Rosati, figliola del Cav. Uff. Prof. Paolo Rosati già Provveditori agli Studi e attualmente a Roma; il Dott. Giuseppe Michelia, autore di alcune pregiate produzioni letterarie e legale apprezzatissimo nel nostro mandamento e, infine, la nota scrittrice Prof. Mimina Tenore, in quel tempo ancora sfollata a Biccari dai bombardamenti su Foggia.
Biccari, 28 Novembre 1949
Dott. Giuseppe Checchia